New York City, maggio 1978. L'Artists Space di Soho ospita una serie di concerti benefici che vedono protagonisti diversi gruppi di musicisti morbosamente attratti dal free jazz di Albert Ayler, dalle avanguardie di
Glenn Branca,
Philip Glass e Charlemagne Palestine, dal funk di James Brown, dal garage degli
Stooges e dalla appena affermata moda punk ispirata al look di
Richard Hell. La commistione di tali influenze sfocia nella creazione di un genere musicale fino a quel momento indefinito, che fa della violenza, del rumore e della dissonanza il proprio vessillo.
Il "non-musicista"
Brian Eno, in città per post-produrre il secondo lavoro dei
Talking Heads, ha modo di assistere alle esibizioni degli artisti in cartellone e ne rimane colpito al punto da volerne immortalare su vinile lo spirito nichilista ed iconoclasta. Contortions, Teenage Jesus And The Jerks, Mars e DNA saranno i gruppi prescelti per consegnare alla storia uno dei grandi, irripetibili capolavori della musica del Novecento: la compilation "No New York", opera seminale intrisa di rabbia e terrore, protesa verso una disgustosa sublimazione del concetto di "musica".
Le sessioni di registrazione di quello che sarebbe diventato il manifesto della No Wave hanno luogo presso i Big Apple Studios di Manhattan, durante la primavera del '78. Il gravoso onere di inaugurare l'album spetta ai Contortions che, attraverso spastiche incursioni sonore mutuate dal free jazz e dal funk, operano un barbaro smantellamento della melodia. L'incubo è iniziato, "le porte si chiudono" e non si può più tornare indietro. Le sinistre atmosfere che pervadono la musica dei Teenage Jesus And The Jerks s'insinuano nell'inconscio dell'ascoltatore per prepararlo ad affrontare la propria distruzione, mentre i Mars lo accompagnano con suoni plumbei, inquietanti in quel viaggio al termine della notte che troverà epilogo nel delirio schizofrenico dei DNA. Il gruppo di Arto Lindsay conclude l'album con quattro memorabili brani assolutamente cacofonici, pregni di adrenalina e di un insostenibile senso di disagio, che infieriscono sul cadavere dell'ascoltatore con efferato accanimento.
La proposta musicale contenuta in "No New York" è a tutt'oggi tanto innovativa da rendere vano il tentativo di ricondurla a determinati periodi storico-sociali o correnti artistiche: la ferocia tratteggiata dai lamenti del sassofono di James Chance, il disagio espresso dagli agghiaccianti latrati di
Lydia Lunch, poetessa degl'inferi e del degrado urbano, l'atonale squallore del cantato teatrale di Sumner Crane e la foga epilettica rifratta dalla Danelectro a dodici corde di Arto Lindsay incarnano croniche paranoie proprie dell'animo umano che, decontestualizzate da un anarchico senso di rigetto verso il conformismo, fanno dell'album un'opera immortale.
La compilation vide la luce nel novembre del 1978 ad opera dell'etichetta Antilles, un'affiliata della Island, ma fu accolta negativamente sia dal pubblico che dalla critica, che la definì "inaccessibile e disumana". "No New York", invero, stravolse irrevocabilmente l'ortodosso approccio alla musica elevandone la componente rumorista al rango di materia di interesse; tale spostamento di obiettivo avrebbe rappresentato una delle più importanti intuizioni della storia del rock dai tempi dell'esordio omonimo dei
Velvet Underground & Nico e trovato proseliti presso importanti e influenti musicisti degli anni Ottanta, da
John Zorn ai
Sonic Youth, dagli
Swans ai Pussy Galore.