Il Santo del jazz
Con John Coltrane la musica jazz ha avuto il suo Santo laico, la figura spirituale per eccellenza che più di ogni altra si è avvicinata al sacro, riuscendo quasi a coincidere con la divinità. Per raggiungere questo status il sassofonista americano ha dovuto lottare duramente per tutta la sua brevissima esistenza in mezzo a tante difficoltà che alla fine gli sono costate la vita.
Si appassiona al jazz negli anni del liceo e inizia a studiare, per un breve periodo, il clarinetto, poi il sax tenore che diventa il suo strumento prediletto. Inizialmente suona nelle formazioni più disparate, dalle bande militari ai gruppi rhythm'n'blues sino alle grandi orchestre jazz dell’epoca. Passa la giovinezza a studiare il suo strumento senza tregua: sono anni di studi ossessivi che gli permettono di perfezionare la sua tecnica a livelli maniacali.
In particolare, il giovane Coltrane suona con l'orchestra di Dizzy Gillespie (dal 1949 al 1951) sia il sax contralto che il sax tenore. Poi entra nelle band di Earl Bostic e Johnny Hodges, dimostrando un’ottima tecnica che riprende lo stile dei principali sassofonisti dell’epoca come Charlie Parker, Sonny Rollins e Lester Young, senza ancora riuscire a trovare un approccio davvero personale.
Intorno alla prima metà degli anni 50 inizia un periodo estremamente difficile in cui sprofonda nella dipendenza da alcol ed eroina. Proprio l’aver toccato il fondo gli consentirà a un certo punto, nel 1957 (l’anno della disintossicazione), la sua rinascita fisica e spirituale che gli permetterà di divenire davvero John Coltrane.
Tra abisso e redenzione, una spiritualità tra Socrate e Van Gogh
Coltrane è stato per il jazz quello che Van Gogh è stato per la pittura o quello che Socrate è stato per la filosofia. Uomini talmente segnati dalla loro missione da pagarne il conto con la morte, nel caso di Van Gogh in giovanissima età come Coltrane, nel caso di Socrate con una fine simbolo della ricerca della verità e della libertà che diventa un esempio da seguire per tutta l’umanità.
Coltrane scopre sé stesso dopo anni di sacrifici, studi forsennati e cadute negli abissi dell’eroina. Comprende sino in fondo il suo genio molto tardi e quando questo accade, percepisce tutto ciò come un dono che necessita di un ringraziamento. Lo sente come una grande responsabilità che deve essere portata alle estreme conseguenze. Negli anni 50 è considerato un sassofonista impeccabile nelle partiture che gli venivano richieste, ma non diverso da tanti altri musicisti coevi. Negli anni 60 la percezione di Coltrane da parte del pubblico, della critica e dei suoi conoscenti cambia radicalmente. La sua svolta mistica, la vicinanza alla spiritualità orientale lo cambiano e da musicista tecnico assume un’aura quasi da santo o da profeta: nei concerti degli ultimi anni, molti hanno l’impressione di avere a che fare con uno sciamano che officia un rituale religioso, tanta era la sua capacità di calamitare - quasi come in una trance ipnotica - l’attenzione del pubblico.
I suoi concerti sono ormai imprevedibili e creano un’attesa spasmodica perché nessuno sa bene cosa potrebbe accadere. Qualunque brano può durare dai dieci ai cinquanta minuti e tutto dipende dalla stato del momento. Coltrane passa dall’intrattenimento nei locali jazz degli (anni 50) a vere esperienze sensoriali (anni 60), celebrazioni mistiche che hanno l’obiettivo di smuovere le certezze dell’ascoltatore per cambiarlo in profondità.
Da questo punto di vista, la sua vita sembra simile a quella di Van Gogh. Anche il pittore olandese scopre il suo genio tardi. Inizialmente dipinge da autodidatta, poi abbandona la pittura dopo crisi religiose che lo portano a immaginare di poter diventare un predicatore cristiano. A un certo punto, una scintilla improvvisa gli fa comprendere il suo genio. Come l'artista olandese arriva dopo anni di sofferenza al suo vertice pittorico, al suo giallo Van Gogh, così Coltrane si rende conto che la sua è una missione da portare in fondo a ogni costo, cercando di avvicinarsi a una spiritualità che lo porterà davvero a un passo da Dio. E quando il suo talento esplode, acceca chiunque, soprattutto la critica che inizialmente non lo capisce. Lo definiscono denigratoriamente anti-jazz. Ma da un certo momento in poi, almeno dal 1964 quando il suo genio è ormai deflagrato, le critiche a John Coltrane interessano poco o nulla.
La vita di Coltrane diventa sempre più accostabile a quella di un Socrate del jazz. E come per Socrate, la morte è preferibile al tradimento della sua ricerca della verità. Questo ruolo così potente impone un sacrificio. Capisce perfettamente che il vero innovatore è un uomo solo e accetta di buon grado il suo ruolo.
Gli innovatori sono sempre accolti da critiche severe, in genere proporzionali a quanto si sono allontanati da quanto è comunemente ritenuto accettabile. Molto spesso sono emarginati, rifiutati, cittadini di second’ordine. Sono persone che devono accettare le loro vite tragiche
La sua vita artistica si brucia infatti troppo in fretta: quando scopre il suo genio, ha solo pochi anni di vita per poter realizzare le sue opere più grandi. In una lettera del 1960 scrive: "Solo adesso ho capito il significato della mia musica".
John Coltrane ha quindi pochissimo tempo per divenire davvero John Coltrane. La sua morte, avvenuta nel 1967 a causa di un tumore al fegato (certamente dovuto dagli abusi di alcol e di droghe degli anni precedenti), interrompe la carriera di un artista al vertice della sua creatività, negli anni in cui tutto ciò che produceva aveva una scintilla di magia ineguagliabile. Ascoltare oggi i suoi dischi pubblicati tra il 1965 e il 1967 (il suo triennio d’oro) non può che far venire i brividi, pensando a quello che sarebbe potuto succedere negli anni successivi se la morte non l'avesse colto troppo giovane all’età di appena 40 anni.
Verso la divinità
In questo breve lasso di tempo Coltrane coglie in pieno la sua missione. Abbraccia tutte le religioni e comprende quanta unità ci sia in ogni cultura, da quella africana a quella orientale, nelle religioni cristiane, musulmane, induiste o buddiste. Coltrane intuisce quanto di comune ci sia nel diverso. Tutte le arti, le religioni, le filosofie, in una parola tutti gli uomini, pur diversi tra loro, tendono all'unità. Per Coltrane, Dio rappresenta ciò che è in comune in ogni uomo, una sintesi di tutte le spiritualità. E’ ovvio che il Dio di Coltrane non è quello cattolico, islamico o buddista. Per lui esiste un’unica divinità benevola che avvolge il mondo, un amore universale, un Dio personalizzato che riprende parti delle religioni orientali e occidentali.
La musica come elevazione spirituale
Una volta che si coglie l’esistenza di questa forza che porta verso l’unità non la si può più dimenticare. Lo scopo della mia musica è di meditare su di essa ed elevare le persone per quanto mi è possibile, di ispirarle per far in modo che utilizzino le loro capacità per avere vite piene di significato. Perché certamente la vita ha un significato
Coltrane vede la sua nuova vita come una redenzione dal peccato e dagli abissi della dipendenza, inseguendo una elevazione spirituale tramite la musica. Ma la sua musica non è solo un mezzo personale per raggiungere la propria salvezza, deve diventare strumento di redenzione anche per chi l’ascolta, magari per tutta l’umanità. Nei suoi massimi momenti di genio (dal 1964 in poi) sembra quasi raggiungere l'infinito con una mano. Con il suo sassofono, si pone in una linea di continuità con figure come Martin Luther King e Malcolm X, che lottano contro la segregazione dei neri americani. Chi con la scrittura, chi con la musica, chi col cinema e chi con la politica, tutti cercano di raggiungere lo stesso obiettivo: la vera democrazia americana, non quella in cui i bianchi schiacciano i neri, ma una democrazia in cui tutti gli uomini sono uguali.
Coltrane, con i suoi capolavori, prima riconosce Dio - letteralmente lo guarda negli occhi e ne rimane folgorato (A Love Supreme) - poi cerca di portarlo all'interno della politica per aiutare l’umanità a trovare la giustizia e l’uguaglianza (Ascension). Se in A Love Supreme la sua musica rappresenta la presa di coscienza dell'esistenza di Dio, in Ascension diviene una invocazione d'aiuto, la richiesta di intervenire sulla Terra per portare la giustizia. E da questo momento in poi, in mezzo a due album così potenti e così diversi tra loro, dovrà per forza scegliere se contemplare Dio, estraniandosi dal mondo, proseguendo con lo stile mistico di A Love Supreme oppure lottare sino in fondo con i suoni free jazz di Ascension. Non potrà più stare in mezzo. Se escludiamo due album successivi di transizione (Transition e Meditations) la scelta cadrà decisamente per la seconda opzione, nonostante le critiche che questo comporterà.
I primi anni, un protagonista dietro le quinte (1950-1957)
Negli anni 50, John Coltrane inizia a collaborare con grandissimi musicisti jazz, registrando dischi fondamentali, ma rimanendo sempre dietro le quinte. Il suo nome compare come uno dei musicisti di un quartetto o di un sestetto, mai in primo piano, il che gli permette di fare esperienze molto diverse, che renderanno la sua formazione granitica. Il suo nome inizia a circolare e nel 1955 viene ingaggiato da Miles Davis: è l'evento che gli cambia la vita. Inizialmente Davis lo alterna al sax a Sonny Rollins, verso il quale indirizza le sue preferenze. Ma nel 1955 Rollins abbandona la band per cercare di disintossicarsi, così Davis, pochi giorni prima di suonare al Festival Jazz di Newport, deve scegliere tra John Gilmore, sassofonista di Sun Ra, e John Coltrane. In realtà, Davis non è convinto di nessuno dei due e spera nel ritorno di Rollins, ma quando capisce che non potrà accadere, sceglie Gilmore. E’ prevista una lunga tournée e Gilmore suona solo nella prima data (il 5 Settembre 1955 a Philadelphia). Davis, non soddisfatto, ritorna su Coltrane ed è l'inizio della loro prima collaborazione (circa due anni, dal '55 al '57).
Sono anni proficui ma difficili per Coltrane. Da una parte registra Round About Midnight (1955/56) e partecipa a una serie di concerti che i contemporanei definiscono clamorosi, dall’altra è sempre più schiavo della sua tossicodipendenza, che raggiunge livelli insostenibili. Coltrane si presenta sul palco con gli stessi vestiti con cui ha dormito, spesso arriva in ritardo e a volte addirittura non si presenta. Ma per Davis la tossicodipendenza non è un problema, lui stesso si è da poco disintossicato. Pretende solo che non influenzi la qualità dei suoi concerti.
Nell’aprile del 1957, tuttavia, esplode la tensione tra i due. In una rissa nel camerino, Davis schiaffeggia Coltrane. Alla scena assiste Thelonious Monk che, scandalizzato, decide di assumere Coltrane nel suo quartetto. E’ l’inizio di una nuova collaborazione che dura circa un anno.
Se con Davis il rapporto si era logorato per una questione caratteriale, con Monk, Coltrane instaura un legame più forte e stabile.
Credo che Monk sia uno dei più grandi di tutti i tempi. E’ un vero pensatore musicale. Non ce ne sono molti come lui
Tanto chiuso e lunatico è Davis, quanto solare e comunicativo è Monk. Coltrane impara tantissimo: Monk risponde a ogni sua domanda insegnandogli tutto quello che gli viene chiesto. Fa da maestro vero, forse persino da padre nei suoi momenti più grandi difficoltà. La figura paterna di Monk permette a Coltrane di trovare la forza di disintossicarsi. Nell’estate del 1957 abbandona New York per trasferirsi a Philadelphia dove, con l'aiuto della madre e della moglie e con estrema fatica (si rinchiude in casa per diverse settimane bevendo solo acqua), riesce a trovare la forza di lasciarsi alle spalle le dipendenze.
E’ una rinascita che non dipende solo dall'interruzione dell’abuso di alcol e stupefacenti. Coltrane si avvicina alla religione, attraverso una sua peculiare concezione, che unisce la spiritualità indiana a una visione quasi panteistica del mondo. Diventa vegetariano e inizia per la prima volta a immedesimarsi nei suoi concittadini che lottano per i diritti degli afroamericani. La sua tecnica migliora e la sicurezza in sé stesso aumenta a dismisura. Sono anni di lunghi assoli come cascate velocissime che i critici chiamano giustamente “Sheets Of Sound” (muro, lastra di suono). Alcuni critici all'epoca iniziano a definirlo un musicista arrabbiato, cosa che lo perseguiterà per tutta la vita: è un grande fraintendimento, come avrà modo di spiegare in diverse interviste.
I primi dischi solisti (1957-1959)
Il suo talento comincia a emergere e la Prestige lo contatta per una serie di album a suo nome. Per la prima volta Coltrane esce dalla retroguardia per apparire in prima persona. Il primo disco a suo nome è l'omonimo Coltrane (1957), album che suona ancora abbastanza tipico dell'hard bop dell'epoca. Altri lavori per la Prestige sono Blue Train (gennaio 1958), opera di transizione tra i primi passi e gli anni successivi, con composizioni come la title track (un sunto magnifico del jazz dell’epoca), “Moment's Notice” e “Lazy Bird”, contraddistinti da melodie e da una tecnica di primo livello, seppur ancora legate agli anni 50.
Di pochi mesi dopo è Soultrane (ottobre 1958) che inizia con “Good Bait”, uno di quei brani in cui Coltrane, partendo da una semplice melodia, propone continue variazioni improvvisate, arrivando a ben dodici minuti senza mai stancare. La malinconia prevale in “Theme For Ernie” (dedicata al sassofonista Ernie Henry morto per overdose nel 1957) in cui emerge soprattutto il magnifico timbro del sax di Coltrane. “Russian Lullaby” propone i suoi tipici muri di sax a susseguirsi compulsivamente, dimostrando una tecnica ormai fuori dal comune, pronta per nuovi balzi in avanti.
In questi anni per la Prestige Coltrane alterna brani originali a (più frequenti) rivisitazioni di brani di altri musicisti. Per la Prestige registra altri dischi che verranno pubblicati postumi. Nel 1991 verrà pubblicato il box definitivo (The Prestige Recordings) che raccoglie in diciotto ore di musica tutte le registrazioni del triennio 1956-1958. Quando nel 1958 Miles Davis lo vuole nuovamente nella sua formazione, Coltrane è un musicista decisamente più maturo: anche grazie al suo apporto, un album come "Kind Of Blue" (1959) diventa uno dei più grandi capolavori della musica jazz del 900.
Gli anni 60, passi da gigante (1960-1961)
Gli anni 60 per Coltrane rappresentano la svolta della sua carriera. La seconda esperienza con Miles Davis è andata benissimo e il suo talento è ormai pronto per sbocciare. D'ora in poi è decisamente in grado di camminare con le sue gambe e ne è talmente consapevole che stavolta è lui ad abbandonare la band. Da Davis ha imparato la musica modale, da Monk la tecnica e l’autostima, dall'ascolto della musica indiana di Ravi Shankar ha compreso l’urgenza di cogliere gli aspetti spirituali della vita e dell’arte, dalla filosofia ha imparato a cercare il principio delle cose, il suono puro che può portare a Dio. Altre influenze fondamentali (il free-jazz, in particolare) verranno dopo.
Coltrane firma un buon contratto con la Atlantic e da queste premesse nasce Giant Steps (gennaio 1960), con un quartetto formato da Tommy Flanagan al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria. Un disco che - sin dal nome - sottintende sia un miglioramento generale della produzione che i lunghi passaggi di tonalità a cui erano obbligati i musicisti. E’ probabile che Coltrane (da persona riservata qual era) pensasse soprattutto alla seconda ipotesi.
La title track è una travolgente cascata di note in successione che fuoriescono da una melodia memorabile, con un continuo saliscendi di suoni sorprendente (appunto, i passi da gigante). Ma tutte le composizioni richiedono un ascolto attento: da “Naima”, una lenta ballad che si sofferma sul suono magnifico del sax, al blues di “Cousin Mary” alla giocosa “Syeeda's Song Flute” (dedicata alla figlia). Sempre con lo stesso quartetto, pubblica Coltrane Jazz (febbraio 1961) che suona quasi come il suo esordio, quindi un passo indietro con brani brevi hard bop.
Con My Favorite Things (1961), con McCoy Tyner al piano, Steve Davis al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria, Coltrane torna in grande stile nel suo percorso di crescita artistica. Trova finalmente il suo “classic quartet”, cioè il quartetto perfetto che lo accompagnerà per anni. Le quattro composizioni non sono originali, ma le versioni che Coltrane riesce a registrare (sperimentando gli accordi modali, come aveva imparato da Miles Davis) sono un passaggio fondamentale nella sua carriera.
“My Favorite Things”, un tema di valzer scritto da Richard Rodgers, diventa un interminabile excursus nelle esibizioni live (ne suonerà versioni lunghe sino a cinquantotto minuti) e rappresenta il vertice di quanto prodotto sin qui da Coltrane che vi suona (per la prima volta) il sax soprano. Questa versione modale del valzer è un fiume in piena ipnotico che potrebbe durare all'infinito senza far perdere la concentrazione all'ascoltatore. E’ la consacrazione di Coltrane, non solo tra il pubblico ma anche tra i musicisti. Se prima i sassofonisti jazz avevano come modello Charlie Parker, adesso iniziano a guardare al suo stile come principale punto di riferimento.
Il preannuncio del diluvio (1961). Il passaggio dalla Atlantic alla Impulse!
Il 1961 è un anno estremamente prolifico; prima di lasciare l’Atlantic per la Impulse!, pubblica Olé Coltrane con una formazione allargata a sette musicisti, in cui appare per la prima volta il maestro del free jazz Eric Dolphy. Questa collaborazione nasce con un tour in Europa e frutta una serie di lavori che contengono perle di grande bellezza oltre a dare a Coltrane uno stile che diventa sempre più riconoscibile, con lunghe introduzioni che si risolvono con intermezzi e finali incentrati su dialoghi pirotecnici tra gli strumenti.
Olé Coltrane nasce a causa di un cavillo burocratico per cui il musicista, che aveva già firmato un proficuo contratto per la Impulse Records, è obbligato dall'Atlantic a registrare almeno un altro disco. Questo contrattempo gli offre però la possibilità di approfondire ulteriormente l’improvvisazione modale insieme a un mix di suoni spagnoli e africani, cosa che aveva già fatto in precedenza con “Flamenco Sketches” nel già citato "Kind Of Blue" di Miles Davis. I diciotto minuti della title track sono un capolavoro che coniuga flamenco e tradizione spagnola con il sempre più inconfondibile stile di Coltrane. L’andamento della composizione può ricordare quella di “My Favorite Things” con una melodia che viene continuamente stravolta di minuto in minuto.
Africa/Brass (1961) è il primo di una lunghissima serie di dischi prodotti dalla Impulse! che gli lascia una grandissima libertà artistica. La formazione è la stessa di Olé Coltrane e il disco si caratterizza per la versione di jazz modale del brano tradizionale “Greensleeves” e per la monumentale “Africa” (sedici minuti), dove i ritmi afro fanno pensare a un ritorno alle proprie radici, quando invece Coltrane è un passo da spiccare il volo verso luoghi mai uditi.
Sto collezionando i dischi di Ravi Shankar, sono sicuro che se facessi un disco con lui potrei espandere le mie potenzialità alla decima potenza
Con Live At The Village Vanguard (1961) abbiamo una testimonianza di questa formazione delle quattro serate al celebre locale newyorkese. Altri brani di quelle celebri serate, “India “ e “Impressions”, sono pubblicati due anni dopo in Impressions (1963). Tra questi, “India” è un punto di arrivo di una fase di straordinaria creatività in cui l'influenza degli ascolti di Ravi Shankar diventa davvero incisiva. L’intro atmosferica tipica della nuova mentalità dell’autore ci catapulta in un attimo in India e nella sua spiritualità, come un salto nel vuoto in cui il dualismo tra Coltrane e il clarinetto di Dolphy ha trovato una simbiosi assoluta. I raga suonati col sax tenore raggiungono vertici religiosi e spirituali che saranno superati solo anni dopo con A Love Supreme (1965).
Prima del diluvio (1962-1963)
Nei due anni che precedono A Love Supreme (1965) sembra che Coltrane sia ancora in qualche modo legato al giudizio del pubblico. Il suo avvicinamento agli aspetti mistici dell'esistenza lo sta travolgendo, ma una parte di lui è ancora legata all'idea che la sua musica debba piacere a un pubblico ampio. Album come Coltrane (1962) e Ballads (1963), magnifici in tante parti (ad esempio, i quattordici minuti di “Out Of This World”), mantengono comunque un forte legame con quanto aveva fatto negli anni precedenti. La collaborazione con Duke Ellington del 1963 (Duke Ellington & John Coltrane) è osteggiata dagli oltranzisti del jazz più radicale, ma è un dialogo superlativo tra il piano del Duca e il sax di Coltrane, due grandi sperimentatori che collaborano per la prima volta insieme. Vi troviamo la versione più riuscita della composizione scritta da Duke Ellington “In A Sentimental Mood”, dove la simbiosi tra i due raggiunge davvero uno stato di grazia. Il sax e il piano hanno un suono così puro e pulito che non è possibile non subirne il fascino. Un disco più ellingtoniano che coltraniano, ma imperdibile per ogni amante del jazz.
Altra collaborazione del 1963 è quella con Johnny Hartman. I due, che si conoscevano sin dagli anni Quaranta, pubblicano John Coltrane & Johnny Hartman, l’unico disco a nome Coltrane interamente vocale. La voce da crooner di Hartman, supportata al quartetto coltraniano, non può che essere esaltata, ma anche qui l’idea è un tentativo di Coltrane di creare un forte legame col suo pubblico in costante aumento. La versione di “My One And Only Love” può toccare le corde di qualsiasi ascoltatore.
Una flebile speranza
Nel frattempo Coltrane è sempre più vicino alle lotte dei neri che chiedono uguaglianza di diritti in un paese devastato dal razzismo. Si respira un'aria nuova: la vittoria di John Fitzgerald Kennedy, il successo di leader come Martin Luther King e Malcom X lasciano presagire un periodo storico di grandi cambiamenti, cui Coltrane partecipa attivamente con la sua musica. E’ convinto che tutti debbano contribuire con le proprie capacità a un unico obiettivo.
La strage di Birmingham (5 settembre 1963) e l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy (22 novembre 1963). La musica diventa un tassello della rivolta
Il 5 settembre 1963 avviene un episodio di cronaca terrificante. E’ la strage di Birmingham (in Alabama), dove un gruppo di quattro terroristi suprematisti bianchi aderenti al Ku Klux Klan posiziona una bomba nei pressi di una chiesa frequentata dalla comunità afroamericana. Il caso vuole che l'ordigno esploda proprio mentre passano da lì quattro bambine (Addie Mae Collins, Cynthia Wesley, Carole Robertson e Carol Denise McNair) che muoiono sul colpo. E’ una strage.
Coltrane è distrutto dall’avvenimento e scrive in onore delle quattro giovani vittime una tristissima composizione, intitolata "Alabama", che si trova in Live At Birdland (1963). Nonostante la brevità, è una delle sue opere più intense, che inizia con un’intro lugubre per poi aprirsi a una melodia da requiem, che è una toccante riflessione sulla morte.
Coltrane inizia davvero a lottare per i diritti di tutti e si affianca in prima linea alle battaglie politiche degli afroamericani. Nel jazz, seguono questa strada anche in altri musicisti come Charles Mingus, che sempre nel 1963 pubblica "The Black Saint And the Sinner Lady", oltre a Ornette Coleman, Albert Ayler e Archie Shepp. Attraverso il loro free jazz cercano iconoclasticamente di superare ogni tradizione pregressa. Sono anni di fermenti culturali enormi dei quali l'opera di Coltrane è parte integrante. Dal free jazz, seppur con qualche dubbio iniziale, comprende innanzitutto la necessità di cambiare ed evolversi continuamente.
Il 22 novembre 1963 l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy scuote il mondo ed è un'ulteriore spinta al cambiamento. Coltrane comprende che la musica deve essere un tassello di una rivoluzione che non può più essere rimandata. I dischi del 1963 diventeranno a breve solo un ricordo. Il diluvio ha inizio.
Il diluvio (1964-1967)
Se ti piace qualcosa per dieci minuti, perché non dovrebbe piacermi per quarantacinque minuti?
C'è qualcosa di miracoloso negli anni che vanno 1964 al 1967. Nel 1964, Coltrane pubblica solo un album, cosa abbastanza anomala. I motivi sono vari: in primis il divorzio dalla prima moglie Naima, dopo aver conosciuto Alice McLeod, che diventerà la sua seconda moglie (Alice Coltrane). Poi la morte di Eric Dolphy, avvenuta il 29 giugno 1964, che lo segna profondamente. Ma il motivo principale sta nel fatto che Coltrane avverte come impellente, dopo gli eventi tragici dell’anno precedente, la necessità di cambiare e di superare gli album del 1963. Questa consapevolezza provoca un lungo periodo di riflessione, di studio, di letture che lo aiutano a comprendere quello che vorrà fare in futuro.
Coltrane è affascinato dal free jazz ma non riesce ancora a capirlo a fondo. Ornette Coleman racconta che Coltrane ha passato un anno intero per comprendere davvero il free jazz. Se il 1964 è quindi un anno di riflessione e transizione, nel quale viene pubblicato solo Crescent, in parte un preannuncio della futura deflagrazione di creatività (“Wise One” ha un senso tragico che sembra preludere ai momenti più disperati di “Psalm”), il triennio successivo sarà memorabile.
Nel dicembre 1964 Coltrane registra A Love Supreme (pubblicato a febbraio del 1965), unanimemente riconosciuto come il suo capolavoro. A giugno 1965 registra altri tre album: Ascension, il rivoluzionario disco della svolta, Kulu Sé Mama e Transition (tutto in circa quindici giorni). A ottobre è la volta di Om, che sarà pubblicato postumo nel 1967, a novembre di Meditations, anch’esso pubblicato nel 1966, e di Live At The Village Vanguard Again!.
Passano pochi mesi e a febbraio 1967 incide Expression, pubblicato postumo poco dopo la sua morte, ma già in programma con il suo assenso.
Poi vi sono una lunga serie di album postumi registrati in questo triennio. Oltre al già citato Om, va ricordata una serie di lavori fondamentali per comprendere questa fase così ispirata: Cosmic Music (registrato nel febbraio 1966, pubblicato nel 1968), Interstellar Space (registrato nel 1967, pubblicato nel 1974), Transition (registrato nel giugno 1965, uscito nel 1970), Sun Ship (registrato il 26 agosto 1965, edito nel 1971), oltra a una lunga serie di dischi dal vivo, in cui spiccano Live In Seattle (registrato nel 1965, pubblicato nel 1971) e Live In Japan (registrato nel 1966 e dato alle stampe nel 1973).
Si tratta di una selezione (non totalmente esaustiva) di almeno tredici album in tre anni che - se si considera la loro qualità - offre davvero l'idea che qualcosa di miracoloso stava accadendo nella mente di Coltrane. Ma partiamo dall’inizio.
A Love Supreme (1965), a faccia a faccia con Dio
Ogni volta che faccio un cambiamento sono un po’ preoccupato che possa lasciare perplesso il pubblico. Per questo a volte ritardo le cose. Ma dopo un po’ trovo che non ci sia altro che possa fare se non andare avanti
Con A Love Supreme John Coltrane raggiunge per la prima volta quello che era il suo obiettivo da anni: trovare un punto di incontro con Dio, non inteso come il Dio delle religioni monoteiste, bensì come l’idea di un Bene assoluto che avvolge il mondo, di puro spirito, un'entità che ama infinitamente e che si può rinvenire in ogni cultura umana. Il Dio di Coltrane è da intendere come la verità filosofica, il comune denominatore di tutto, l’essenza (parole sue), il primum movens, l'origine di ogni cosa e quindi anche di ogni suono.
A Love Supreme è una preghiera di trentacinque minuti, una messa in quattro movimenti, in cui si può immaginare Coltrane a faccia a faccia con Dio. E’ anche un ringraziamento conseguente alla sua invocazione del 1957, in cui chiedeva la forza per superare le sue tossicodipendenze: se Dio l'avesse aiutato, lui gli avrebbe dedicato tutto il suo talento. Coltrane mantiene la promessa e, dopo anni di studio, riesce a raggiungerlo e guardarlo negli occhi per poterlo ringraziare.
L'opera si divide in quattro parti che rappresentano altrettante fasi evolutive del percorso verso lo spirito. “Acknowledgement” ("Riconoscimento") è un brano modale in cui vengono ammesse le prove colpe e si riconosce l'esistenza dello spirito divino; in “Resolution” (“Decisione”), invece, si decide di dedicare a Dio la propria esistenza; in “Pursuance” (“Perseguimento”) Coltrane continua a percorrere con ostinazione il suo percorso verso il sacro gioendo della verità che ha appreso; infine “Psalm” (“Salmo”) segna il punto di arrivo al cospetto del divino, il contatto tra l’uomo Coltrane e Dio, in uno dei momenti più toccanti di tutta la musica del Novecento.
“Acknowledgement” prende il via con un fraseggio di note disperse nel nulla, quasi come a riscaldare lo strumento. Poi il suono dei piatti crea lo spunto per una base di contrabbasso, in seguito giungono il piano e una semplice melodia di sax, che cambia nel tempo con timbri sempre diversi sino a semplificarsi in sole quattro note, anticipando la voce di Coltrane che canta "A Love Supreme". “Resolution” si carica sia di felicità, per la scoperta del vero assoluto, sia di tensione, per la necessità di trovare in sé una forza enorme in grado di consentirgli di portare a compimento con risoluzione la sua promessa. “Pursuance” scopre la gioia della vera conoscenza e gode dell’essere a un passo dal Dio autentico, quello che unisce ogni essere umano di qualunque razza e cultura. Infine, “Psalm” è quanto di più vicino alla spiritualità la musica abbia mai prodotto.
A Love Supreme è la Cappella Sistina della musica jazz, il dito di Dio che tocca il dito di Adamo (in questo caso di Coltrane).
Ascension, verso l’infinito e oltre (1966)
Dopo un album così, la percezione della musica da parte di Coltrane si rinnova. Capisce che ormai deve continuare a perseguire la strada del cambiamento e dell’evoluzione. Dopo aver raggiunto un vertice straordinario decide di scompaginare tutto e, nonostante il successo (anche commerciale), spariglia le carte in tavola spiazzando tutti, in particolare i suoi ascoltatori più fedeli.
Da Ascension (registrato nel giugno 1965 e pubblicato a febbraio del 1966) in poi, Coltrane raggiungerà sonorità talmente estreme da far diventare bebop e hard bop solo antichi ricordi. E il jazz delle origini, nato per ballare, apparirà come qualcosa appartenente a un'altra era geologica. Con Ascension il musicista americano mostra di aver appreso appieno la grammatica del free jazz e passa dal quartetto a una formazione allargata di undici musicisti, tra i quali figura anche Archie Shepp. Già il titolo lascia intuire il messaggio: la musica deve portare a un miglioramento di sé stessi, certamente a una risalita verso la spiritualità, ma anche (e in questo caso soprattutto) ala presa di coscienza delle realtà della discriminazione razziale. Malcolm X è stato assassinato il 19 maggio 1965, i sogni di cambiamento democratico si fanno sempre più difficili e Coltrane vuole che Ascension abbia lo stesso effetto di un discorso di Martin Luther King o dei romanzi degli scrittori afroamericani James Baldwin e Richard Wright.
Se A Love Supreme è stato il disco spirituale per eccellenza, il disco del dialogo con Dio, Ascension è l'opera politica di Coltrane (dopo “Alabama”), quella in cui chiede a Dio di smettere di contemplare la propria perfezione per intervenire direttamente nel mondo degli uomini e aiutarlo nella sua lotta. I sax e le trombe (vi suonano cinque sassofonisti e due trombettisti) urlano a squarciagola il proprio dolore trasformando l'ascolto in un'aggressione all'ascoltatore che ne esce stordito. Il caos, le sovrapposizioni degli strumenti, le improvvisazioni creano un disorientamento generalizzato che lascia senza parole.
Per Coltrane la musica non deve più cercare il consenso dell'ascoltatore, non deve assecondarlo nelle sue certezze, deve trasformarlo in un uomo nuovo, migliore e più consapevole. La musica deve permettere, appunto, un'ascensione.
Se A Love Supreme è la Cappella Sistina, Ascension è “L’Urlo” di Munch della musica jazz. L’accoglienza è negativa, in tanti lo definiscono anti-jazz, altri parlano di rumori senza significato. I suoi più fedeli ascoltatori non lo capiscono, in tanti lo abbandonano. Persino i musicisti della sua band non riescono più a seguirlo. In realtà, Coltrane è ormai andato talmente avanti da non essere più comprensibile ai suoi contemporanei: è davvero in un altro mondo, quando chi lo ascolta ha ancora i piedi ben piantati a terra.
L’addio di Coltrane. Kulu Sé Mama, Meditations, Expression (1966-1967)
Dopo Ascension Coltrane diventa una leggenda per la cosiddetta New Thing, cioè quel gruppo di musicisti che col free jazz volevano stravolgere le regole basilari della musica che fino ad allora era stata prodotta (nel 1966 viene pubblicato il live New Thing At Newport suonato insieme ad Archie Shepp). La svolta esalta coloro che vedono in lui un intellettuale che aderisce in pieno alla lotta per gli afroamericani. Altri - inclusi musicisti del calibro di Miles Davis o Charles Mingus - apprezzano meno. Quello che è certo è che Coltrane non può più tornare indietro e questo gli crea vari problemi nei concerti dove gli organizzatori gli chiedono con insistenza di suonare i suoi vecchi brani, cosa che non può più accettare.
Non ascolto quasi mai i miei vecchi dischi, mi interessa molto di più quello che sto suonando al momento
In questo anno e mezzo che gli resta da vivere (dal febbraio 1966 al luglio 1967), John Coltrane pubblica tre magnifici album in cui continua a sperimentare sonorità free, oltre a registrare una grande quantità di materiale, sia dal vivo sia in studio, che verrà pubblicato postumo.
Kulu Sé Mama, inciso il 10 giugno 1965 (cioè pochi giorni prima di Ascension e lo stesso giorno di Transition) e pubblicato a gennaio del 1967, inizia con un radicale ritorno alla madre terra africana (la title track) con una formazione allargata, la voce del cantante americano Juno Lewis e il secondo sax di Pharoah Sanders. E’ un caos primordiale suonato con addirittura due batteristi (cosa che non piace allo storico drummer di Coltrane, Elvin Jones), due sax, un clarinetto e un contrabbasso, in cui l'avanguardia del free jazz si sposa alla ricerca delle origini della musica africana. Elvin Jones lascia perché non riesce più comprendere la musica di Coltrane: sarà sostituito da Rashied Ali.
Meditations (1966) è un’opera molto diversa sia da A Love Supreme che da Ascension, ma in qualche modo ne rappresenta un punto d’incontro. Un brano come “The Father And The Son And The Holy Ghost” sfodera infatti le dissonanze poderose dei due sax, ma appare comunque più abbordabile, accentuando l'aspetto religioso tipico di A Love Supreme. Di certo, sono il caos e l'improvvisazione a predominare, ma Coltrane vuole approfondire la sua visione mistica, immaginando un Dio che plasma l’Universo continuamente, confermando una visione panteista. L'aspetto religioso è palese nei titoli dei restanti brani, che fanno apparire a tutti gli effetti Meditations come un’evoluzione free di A Love Supreme.
Nel frattempo la patologia di Coltrane diventa sempre più debilitante. L’insufficienza epatica - dovuta alla cirrosi e al tumore al fegato - riduce al minimo la possibilità di scrittura di nuovi brani. Dopo alcuni tour memorabili (in particolare quello in Giappone del luglio 1966) la sua attività concertistica si riduce al minimo e negli ultimi mesi rifiuta ogni offerta.
L'ultimo lavoro riconosciuto da Coltrane è Expression (1967), divenuto postumo per l’inatteso decesso, ma che sarebbe stato a tutti gli effetti il suo nuovo album. Anche il compagno d'una vita, il pianista McCoy Tyner, ha lasciato ed è sostituito dalla seconda moglie del compositore, Alice Coltrane.
Expression è l’ultimo regalo di Coltrane all’umanità prima di lasciarla prematuramente. La malattia sempre più severa e la sensazione di non farcela a proseguire la sua missione rendono quest'ultimo lavoro particolarmente sofferente e mesto. I sedici minuti di “To Be” hanno qualcosa di placido e bucolico, quasi come una distaccata visione dell’aldilà. Per la prima (e ultima) volta Coltrane vi suona il flauto insieme a Pharoah Sanders. I due flauti vagano liberi senza mai trovare una vera melodia, accentuando l'aspetto estremamente etereo della composizione. Siamo molto lontani dalla chiamata alle armi di Ascension: Coltrane vede chiaramente la sua fine e il titolo “To Be” può sembrare sia beffardamente ironico che un atto di fede conclusivo verso Dio. Anche la stupenda title track, con un tappeto di pianoforte a fare da base al sax, tende inizialmente ad atmosfere simili, prima di tornare a improvvisazioni free.
I dischi postumi (1968-1974)
Il 17 luglio 1967 John Coltrane muore a New York lasciando nello sconforto tutti coloro che lo avevano conosciuto e seguito. Ma il suo patrimonio artistico non si esaurisce qui, perché negli anni aveva lasciato una quantità enorme di registrazioni che aveva preferito non pubblicare o che semplicemente aveva rinviato e poi erano cadute nel dimenticatoio. Se a questo aggiungiamo le registrazioni dal vivo, il materiale diventa davvero esorbitante, tutto recuperato negli anni dalle etichette Prestige, Atlantic e Impulse! con cui aveva collaborato.
Qui segnaliamo le opere più significative. Tralasciando le raccolte esaustive della Prestige e della Atlantic, cioè quelle riferite al materiale degli anni 50, è preferibile soffermarsi sulle registrazioni degli ultimi anni. Uno dei suoi album postumi migliori è Transition, registrato nelle stesse sessioni di Kulu Sé Mama, circa dieci giorni prima di Ascension, e poi pubblicato nel 1970. Come svela il titolo, si tratta di un perfetto album di transizione tra l'anima religiosa e quella free, allo stesso modo di come era stato Meditations (1966). La title track coglie in pieno la furia iconoclasta free, mentre “Dear Lord” è una nuova preghiera che torna agli stilemi del jazz tradizionale. Questa bizzarra accoppiata sembra raffigurare le due anime differenti di una personalità divisa tra due album capolavoro che sono inconciliabili tra loro. Coltrane deve scegliere se proseguire la sua carriera con A Love Supreme o con Ascension. E ovviamente non potrà che scegliere la strada più avanguardistica.
Subito dopo la sua morte, viene pubblicato Om (un’unica traccia di ventinove minuti registrata nel 1965 e pubblicata nel 1967), disco di una importanza storica straordinaria che Coltrane non aveva voluto pubblicare in quanto non lo riteneva valido. Nel 1965 il musicista americano aveva iniziato ad assumere occasionalmente Lsd, pensando, come molti artisti dell'epoca, che potesse offrigli la possibilità di immaginare nuove soluzioni musicali. Om è quindi un prodotto tipico della controcultura degli anni 60, che ci presenta un Coltrane sempre attento ai cambiamenti della società, in un'opera intrisa di cultura orientale (Om è la parola buddista che vuole indicare l’origine del tutto, il primo suono dell'Universo), ma anche delle nuove sonorità psichedeliche. Questo free jazz lisergico e cacofonico (le urla Om rappresentano una tappa assolutamente visionaria nella carriera di Coltrane) risulterà talmente allucinato da quasi intimidirlo all'ascolto, spingendolo ad accantonare il progetto.
Seguono un medesimo percorso Cosmic Music (1968) con due registrazioni di Coltrane del 1966 (“Manifestation” e “Reverend King”) decisamente free e due della moglie del 1968: Sun Ship - registrato nell’agosto del 1965 (immediatamente dopo Ascension) e pubblicato nel 1971 - è un lavoro particolarmente tragico che non trova mai pace, anche in un brano come “Amen” da cui ci si aspetterebbe sonorità meno aggressive.
Questa ipotetica trilogia cosmica dedicata all’Universo, inteso come Dio creatore del tutto, si conclude con Interstellar Space, registrato a febbraio del 1967 (davvero a un passo dalla fine) e pubblicato nel 1974, un disco anomalo in quanto inciso a due da Coltrane, assieme al batterista Rashied Ali. In proposito è stato divulgato un divertente aneddoto: Ali si presenta in sala di registrazione senza sapere di essere l’unico convocato da Coltrane; in pochi minuti gli viene spiegato cosa fare a grandi linee e il disco nasce da pure improvvisazioni a due. Ne viene fuori un lavoro di grande spontaneità e intensità che è, purtroppo, l’ultima registrazione di John Coltrane in studio.
Nel 1972 Alice Coltrane rielabora Cosmic Music pubblicando Infinity (1972), cambiando i titoli dei brani e sovraincidendo archi, pianoforte, organo, vibrafono e campane. L'idea è certamente criticabile, soprattutto se si pensa che il jazz è per definizione una musica istintiva, che nasce dallo stato d'animo del musicista in quel momento, quindi unica e irripetibile. Alice Coltrane utilizza quindi idee riprese dalla musica rock, ma lo spirito e la spontaneità di John Coltrane sembrano annacquati sino a scomparire nel nulla.
I live postumi
Per quanto riguarda i live postumi, è necessario segnalarne almeno due. Live In Seattle del 1965, pubblicato nel 1971, è una delle sue esibizioni più potenti e rumorose, che raggiunge volumi davvero assordanti. L'ascolto è un'esperienza che coglie in gran parte la sensazione dei fortunati che si sono trovati al posto giusto nel momento giusto. Le urla dei due sax (Coltrane e Pharoah Sanders) in “Cosmos” e “Out Of This World” (ventiquattro minuti) e le improvvisazioni senza fine di “Evolution” (trentacinque minuti) sono una testimonianza unica di quello che Coltrane era riuscito a fare nel giro di pochi anni.
Altrettanto poderoso, con la sua nuova e ultima formazione, è Live In Japan, testimonianza del suo tour in Giappone del 1966 dove viene accolto come una rockstar sin dall’arrivo all'aeroporto, cosa che non gli era mai accaduta nella sua carriera. Come a voler ringraziare, Coltrane offre il massimo di sé stesso con versioni fiume di “My Favorite Things” (cinquantasette minuti), “Crescent” (cinquantaquattro minuti), “Leo” (quarantaquattro minuti) e “Peace On Earth” (ventiquattro minuti), mostrando una capacità di variare continuamente, improvvisando per tempi che potevano praticamente essere infiniti.
Uomo o santo?
Dopo la sua morte, Coltrane diventa, in alcuni casi, oggetto di venerazione. Una congregazione chiamata Yardbird Temple a San Francisco, affiliata alla chiesa ortodossa africana, inizia ad adorarlo come un nuovo messia e considera Charlie "Yardbird" Parker un nuovo Giovanni Battista. In questa chiesa la musica di Coltrane e i suoi testi fanno parte integrante della liturgia ed è presente anche un'immagine santificata del musicista.
Durante il tour in Giappone, un giornalista gli chiede cosa pensa di fare negli anni successivi. Coltrane ci pensa su e risponde che avrebbe voluto diventare un santo. Oggi possiamo dire che, dopo aver visto Dio, John ha raggiunto il suo obiettivo.
Bibliografia
Jazz. La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana. Arrigo Polillo (1975, Mondadori)
Ascension. Vita e musiche di John Coltrane. Eric Nisenson (2002, Testo & Immagine)
Una storia del jazz. Piero Scaruffi (2008)
Coltrane secondo Coltrane. Tutte le interviste. A cura di Chris DeVito (2010, EDT/Siena Jazz)
La filosofia di John Coltrane. Giacomo Ghidelli (2018, Mimesis)
Rebus Musicae. Michele Saran (2020, Digressioni)
Storia del jazz. Ted Gioia (2021, EDT/Siena Jazz)
John Coltrane. Aldo Gianolio e Piercarlo Poggio. (2024, Tuttle/Blow Up)
| JOHN COLTRANE | ||
| Coltrane (1958, Prestige) | 6 | |
| Soultrane (1958, Prestige) | 7 | |
| Blue Train (1958, Blue Note) | 6,5 | |
| John Coltrane With The Red Garland Trio (conosciuto anche come Traneing In, 1958, Prestige) | 6,5 | |
![]() | Giant Steps (1960, Atlantic) | 8 |
| Coltrane Jazz (1961, Atlantic) | 6 | |
![]() | My Favorite Things (1961, Atlantic) | 8 |
| Olé Coltrane (1961, Atlantic) | 7,5 | |
| Africa/Brass (1961, Impulse!) | 7,5 | |
![]() | Live At The Village Vanguard (1961, Impulse!) | 8 |
| Coltrane (1962, Impulse!) | 6 | |
![]() | Duke Ellington & John Coltrane (1963, Impulse!) | 7,5 |
| Ballads (1963, Impulse!) | 6,5 | |
| John Coltrane & Johnny Hartman (1963, Impulse!) | 6,5 | |
![]() | Impressions (1963, Impulse!) | 8 |
| Coltrane Live At Birdland (1963, Impulse!) | 7,5 | |
| Crescent (1964, Impulse!) | 6,5 | |
![]() | A Love Supreme (1965, Impulse!) | 10 |
![]() | Ascension (1966, Impulse!) | 10 |
![]() | Meditations (1966, Impulse!) | 8,5 |
![]() | Kulu Sé Mama (1966, Impulse!) | 8 |
| New Thing At Newport (1966, Impulse!) | 7,5 | |
| Live At The Village Vanguard Again! (1966, Impulse!) | 7,5 | |
![]() | Expression (1966, Impulse!) | 8,5 |
| DISCOGRAFIA POSTUMA CONSIGLIATA | ||
![]() | Om (1968, Impulse!) | 8 |
| Cosmic Music (1968, Impulse!) | 7 | |
![]() | Transition (1970, Impulse!) | 8 |
| Sun Ship (1971, Impulse!) | 7 | |
![]() | Live In Seattle (1971, Impulse!) | 8,5 |
| Infinity (1972, Impulse!) | 5 | |
![]() | Live In Japan (1972, Impulse!) | 8 |
| Interstellar Space (1974, Impulse!) | 7 |
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