The Troubled Sleep Of Piano Magic

Piano Magic

The Troubled Sleep Of Piano Magic

2003 (Green Ufo’s)
alt-pop
La musica dei Piano Magic rappresenta il sogno lucido, quel momento transitorio della coscienza che precede il risveglio dalle ansie, dagli spettri e dalle inquietudini metalliche che aleggiavano nel rock degli anni Novanta, cristallizzato in "Low Birth Weight" (Rocket Girl, 1999), e che ci portavano, incerti e storditi, nel nuovo millennio. Quando le chitarre sembravano aver già detto tutto quello che potevano, come avevano presunto i Radiohead con "Kid A" (Capitol, 2000) e "Amnesiac" (Capitol, 2001), l'ensemble del chitarrista inglese Glen Johnson sostiene la rigenerazione del loro ruolo nella forma di quello che venne definito "ghost rock", dando una veste sonora al fantasma slowcore che aleggiava nella musica wave e adornandolo con trame folk e sfumature gotiche, accessi rock e groove blues, in sintonia con le produzioni di Tindersticks e Nick Cave & The Bad Seeds degli anni 00 ma anche del progetto Durutti Column di Vini Reilly di inizio anni 80.

"The Troubled Sleep Of Piano Magic" segue la produzione più strutturata e ambiziosa di "Writers Without Homes", prima uscita sotto il marchio 4AD considerata troppo eclettica e disomogenea. Ma è proprio la matrice "Piano Magic" che riesce a definire l'ensemble di Johnson con il settimo album, registrato e mixato tra gli studi Fortress e i Murder Mile di Londra, e uscito per l'etichetta spagnola Green Ufo's, con una formazione in quintetto che diventerà stabile intorno allo stesso Johnson (voce, testi, chitarre, tastiere), con Alasdair Steer (basso, radio), Jerome Tcherneyan (batteria, percussioni, tastiere), Franck Alba (chitarre) e James Topham (tastiere e viola). In un'intervista con OndaRock, Glen definisce l'opera come "il più compiuto affresco delle mie emozioni", approdo di un periodo cupo e malinconico della propria vita rivitalizzato dalla composizione e produzione del disco, che considera un "monumento" all'interno della propria discografia.

Una delle indubbie qualità della musica dei Piano Magic è quella di creare umori, descrivere inclinazioni dell'anima e abbozzare immaginazioni nella forma di un songwriting di per sé essenziale - da qui il riferimento costante a Nick Drake - ma incredibilmente ricco per quanto riguarda il riempimento armonico e la veste timbrica. Nonostante l'allora avvicinamento della sigla Piano Magic al cinema - con la colonna sonora del film "Son De Mar" (4AD, 2001) di Bigas Luna - "The Troubled Sleep Of Piano Magic", piuttosto che essere un album di musica cinematica, si offre all'ascolto come un almanacco di invenzioni per cantastorie al banco del mixer tormentati da un "male di vivere" di montaliana memoria, in cui l'ossatura minima del componimento, tradizionale e reiterata, viene arricchita di molteplici sfumature linguistiche e lampi sonori visionari. Si apre così infatti l'album, con lo struggimento sadcore di "Saint Marie" caratterizzato dalle due inclinazioni principali dei Piano Magic, quella tra il folk minimale e il pop barocco, facendo tesoro di alcune soluzioni sonore ma allontanandosi dal dream-pop delle prime uscite:
Out of season, out of heart
I cross you off beneath the stars
Autumn leaves a nasty scar
And with the leaves, the heart departs
You're off the map
You've left the book
I'm off my head and treading luck
And it's too late to call you up
The heart migrates
It comes unstuck
Il brano verrà riregistrato a stretto giro con Alan Sparhawk dei Low per l'omonimo EP in uscita l'anno successivo, a mettere a nudo quelle intenzioni slowcore in veste electro figlie delle intuizioni del tempo, negli stessi anni in cui i Lali Puna uscivano con "Scary World Theory" (Morr Music, 2001), i Notwist con "Neon Golden" (City Slang, 2002), i Tarwater con "Dwellers On The Threshold" (Letfield, 2002) e gli stessi Low con "Trust" (Kranky, 2002).
Su questa linea si inserisce la delicatissima ballad "The Unwritten Low", dove le chitarre acustiche e le tastiere accompagnano il cantato fermo e nostalgico della songwriter francese Angele David-Guillou (Klima) poi scomposto in cori, che tracciano le emozioni di una perdita che non viene percepita o ascoltata:
The unwritten law
But how can you sleep with my heart so loud?
Like a scream in a jar
Like the sound of a crowd

And way out at seaThe waves and the masts know that they've lost
That they're heading for rocks
But the captain's adrift in dreams of dry land
Of the view from the lighthouse
Of my name in the sand
Molte sono le ballad melanconiche che costellano l'album, in cui si alternano le voci di David-Guillou ("Help Me Warm This Frozen Heart", "Comets") e Johnson ("I'm The Teacher's Son", "When I'm Done This Night Will Fear Me"), anche insieme in equilibrio ("The Tollbooth Martyrs").
Ma "The Troubled Sleep Of Piano Magic" è anche attraversato da transiti più audaci, espressione dall'emotività che prova chi si trova a resistere alla gravità del vuoto, tra le scosse elettrificate di "Speed The Road, Rush The Lights" ("Caution is thrown to the wind / And it does not blow back / Geography, please be kind to me / For the miles apart are killing me / Tonight I would die to be by her side") e il groove fosco di "The End Of A Dark Quiet Year" ("I walk around with a knife in the cuff / But that's not gonna be enough").

L'album si chiude con due brani che incarnano mood, suoni e fremiti presenti nella scaletta, primo fra tutti "Luxembourg Gardens" con gli ululati spettrali che anticipano i rintocchi minimali della sezione ritmica e i cigolii di corde che lo serrano, a confermare il tormento di una perdita:
Tonight, I can't sleep, the heart's all wires
The moon is widowed, the stars, retired
I'll never travel and I'm always tired
But I still love you and I can't lie

Don't you ever go home?
All'angoscia di questa domanda, posta tra le mura di una stanza, risponde la quiete di "Comets", in cui la voce di David-Guillou, accompagnata dalle aperture delle tastiere e della chitarra acustica à la Reilly, lascia un senso di sollievo e speranza, ricordandoci che:
You just can't wait for the right time
Because like comets, it could be the last time
You should always tell them you love them
In case you never see them again
Il nome Piano Magic faceva rumore negli anni 00 ed era d'ispirazione per diversi artisti anche italiani come Giardini di Mirò e Amor Fou. In un'epoca in cui la musica indipendente era segnata dalla grazia e dalla potenza del post-rock di Mogwai e Godspeed You! Black Emperor, il songwriting delicato e raffinato dei Piano Magic rappresentava una soluzione per chi ancora amava le canzoni, con le melodie cantabili, le strofe e i ritornelli, di cui "The Troubled Sleep Of Piano Magic" rappresentava l'espressione migliore.

Tracklist

  1. Saint Marie
  2. The Unwritten Law
  3. Speed the Road, Rush the Lights
  4. Help Me Warm This Frozen Heart
  5. I Am the Teacher's Son
  6. The End of a Dark, Tired Year
  7. The Tollboth Martyrs
  8. When I'm Done, This Night Will Fear Me
  9. Luxembourg Gardens
  10. Comets

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