Zu - Ferrum Sidereum

2026 (House Of Mythology)
jazzcore
Un monolite potentissimo, materia incendiaria, ferrosa, fusa insieme nei preziosi alambicchi di due fra gli alchimisti più preparati e illuminati che abbiamo in Italia. Massimo Pupillo e Luca T. Mai accolgono per la prima volta Paolo Mongardi dietro la batteria su un disco marchiato Zu, scelta naturale visti i trascorsi con Fuzz Orchestra e Zeus!, oltre che con Ronin, Jennifer Gentle, Traum (qui proprio con Luca Mai). Ottanta minuti magmatici, imponenti, densissimi, che segnano il ritorno discografico degli Zu dopo oltre sei anni di assenza: tanti ne sono trascorsi da "Terminalia Amazonia", anche se nel mezzo si sono susseguite le reissue dei primi album e un disco dal vivo, "Jazzisdead Live", pubblicato come RuinsZu, con alla batteria Tatsuya Yoshida. Un periodo di gestazione inusualmente lungo che ora restituisce un lavoro dal formato enciclopedico.

"Ferrum Sidereum" è jazzcore, è metalcore, è noise, è math-rock, è industrial, è tribal-psych, è infiltrazioni elettroniche, possiede strutture prog, è selvaggio, è "ferro siderale", dal peso specifico rilevante. Ed è soprattutto un disco degli Zu, esattamente quello che ci si aspetterebbe oggi da un disco degli Zu, ma al contempo qualcosa in grado di andare oltre, che supera tutto ciò che gli Zu hanno saputo realizzare finora. Se non possiamo affermare che si tratti del loro capolavoro (e potrebbe esserlo, ma lasciamo che sia il tempo a decretarlo) è senza dubbio uno dei dischi più determinanti della loro carriera. Un progetto ostico, non per tutti, ma che qualsiasi curioso dovrebbe provare ad ascoltare, per comprendere come possano convivere jazz e metal nel 2026, mettendo al bando purismi e moralismi.

Nelle undici tracce di "Ferrum Sidereum" viene tessuta una tela che conduce verso sentieri inimmaginabili, sia sulla Terra che nello spazio, e dentro c'è un mondo, compresi echi d'Oriente (nel bel mezzo di "A.I. Have Mind") e cori ecclesiastici ("Golgotha"). C'è tanta fisicità, un suono a tratti insostenibile, ma anche massicce dosi di spiritualità, un evidente bisogno di purificazione, e un simbolismo forte, ovvia conseguenza dei personali trascorsi dei protagonisti.
Alcuni riferimenti nei titoli sono mutuati dal Nuovo Testamento ("Charagma", "La donna vestita di sole") o dalla mitologia greca ("Pleroma"): misticismo ed eclettismo. Il suono è fragoroso, il suono di una valanga, un'intensità feroce, ma che sa farsi avvolgente, stemperandosi in provvisori frangenti di calma, come nel caso dell'intro di "Fuoco Saturnio".

Sax baritono, basso e batteria come muraglia, una muraglia che si sposta, si muove, ti crolla addosso, brutalmente, lasciandoti inerme. Massimalista, violento, un kolossal dagli accenti teatrali, ricco di distorsioni e ritmiche complesse, tempi e contro-tempi, evoluzioni cangianti, crescendo apocalittici, sinfonie autodistruttive, post-core, post-tutto. Un lavoro che si autoalimenta, a ogni ascolto si scorgono nuovi elementi e sfumature mai udite prima; un disco cosmico, lì dove "Carboniferous" - altro must del gruppo - appariva al 100% terrestre.
A tenere insieme le molteplici idee del trio, moltiplicandone la forza, ha contribuito l'esperienza di Marc Urselli, uno che come produttore si è guadagnato sette nomination ai Grammy Awards, togliendosi la soddisfazione in tre occasioni di portarsi la statuetta a casa.

Tracklist

  1. Charagma
  2. Golgotha
  3. Kether
  4. A.I. Hive Mind
  5. La donna vestita di sole
  6. Pleroma
  7. Fuoco Saturnio
  8. The Celestial Bull And The White Lady
  9. Hymn Of The Pearl
  10. Perseidi
  11. Ferrum Sidereum