La pubblicazione di "Una lunghissima ombra" è iniziata il primo giorno di questo 2025, anno in cui da subito è stato difficile anche solo darsi tregua, o non chiedersi "dove ho sbagliato?" o dove avesse sbagliato il mondo insieme a noi, nessuno escluso. Usciva "Un momento migliore", il primo dell'album, un modo di "pensare al Mondo" - sono le parole dell'autore - come se fosse una persona in carne e ossa, piena di difetti e vittima dei propri errori. Una persona come me e sicuramente come la maggior parte di noi". Il momento migliore non c'è stato, né, in fondo, lo si doveva attendere. Perché tutto succede sempre adesso: il buio, la luce, ogni sua "Diffrazione" e "Rifrazione", il calore lontano del sole, il gelo del "Neon" che svuota le stanze, la paura, l'amore e le speranze dei più romantici. Tutto adesso, tutto, appunto, per sempre, o per "
L'immensità", che Andrea già aveva contemplato nel 2019 e che ritorna ora come portato esistenziale: "Non voglio pensare al futuro/ perché sono quasi sicuro/ che sbaglierò per sempre/ Ma nessuno/ nessuno/ nessuno/ nessuno/ ha mai avuto un momento migliore / nessuno". Più che un augurio, una consolazione o piuttosto uno scatto di consapevolezza affettuosa, perfino civile nel ricomprendersi in quell'unico nessuno che è il "noi" da cantare per esorcizzare le ombre.
"...Più nessuno è incolpevole", scriveva Montale, nel 1938, nella "Primavera hitleriana", "Colpevole" intitola oggi
De Simone un pezzo sul quale, di ascolto in ascolto, il cuore finisce spesso per fermarsi. "È il senso di colpa più o meno latente che ci accompagna - dice ancora l'autore - È l'immagine che ho del presente... ed è un'immagine piuttosto severa".
Poi il tempo ricomincia a correre, è già domani, "Quando" è tempo di andare oltre sé stessi e sentirsi ancora vivi, di "scoprire di non aver capito niente dell'esistenza se non il fatto che probabilmente c'è meno da capire di quanto ci sia da accettare".
La "lunghissima ombra" è in ognuno di noi, è nelle cose, nei fatti, nel profilo scuro che i nostri corpi producono, se investiti dall'unica luce affidabile, o in definitiva possibile, quella che "Non è reale". In questa reciprocità di chiarore e buio, eternità e tempo, dolore e desiderio, paternità e angoscia sul futuro, goffaggine e volo, riserbo e solidarietà, Andrea ha sostato a lungo, come a liberarsi dalle residue scorie intellettuali e ricongiungersi a un tutto più ampio e dunque comprensivo, che la mente non coglie, ma la musica, la poesia e l'immagine aiutano a intuire quale bagliore epifanico.
L'altro antefatto del disco è la passione dell'autore per il cinema e la fotografia come mezzo di espressione. A maggio è stato pubblicato un video di 67 minuti, interamente girato da Andrea, in cui dei quadri filmati si dipanano lungo un filo di immedesimazione simbolica e introspettiva, accompagnati dal loro audio ambientale. Sullo schermo appaiono anche frammenti di testo, scelti, oggi lo sappiamo, dalle liriche del disco. "Una lunghissima ombra" è "un progetto audiovisivo - dice ancora l'autore - in cui ho provato a portare alla luce i pensieri intrusivi, quelli che sono costantemente presenti dentro di noi anche quando stiamo pensando ad altro e che finiscono per proiettare lunghe ombre sulla nostra esistenza. Per farlo mi sono avvalso di una metafora semplice, quella del processo di formazione delle ombre. Ho scelto di rappresentare un 'punto di luce' attraverso delle inquadrature fisse della realtà, un 'oggetto' attraverso i testi delle canzoni e 'le ombre' attraverso la musica. Perché l'ho fatto? Per via delle mie ombre, temo". Anche per le nostre. "Una lunghissima ombra" è un disco fraterno e universale. Un abbraccio.
Ora che, con la pubblicazione dell'album, il progetto è completo, se ne possono cogliere la profondità e l'ampiezza, dove la condizione di innamoramento meticoloso e artigianale per la musica e le sue immagini che da sempre fa la poesia di Laszlo De Simone si misura con il vasto orizzonte della domanda esistenziale. Ne nascono canzoni bellissime, la cui intensità dolorosa coincide con la loro luminosa leggerezza.
Il discorso musicale muove da "
L'immensità", il giustamente celebrato disco precedente, e ne arricchisce di nuove
nuance la tavolozza, aggiungendo ad esempio qualche tocco di elettronica ("Quello che ero una volta") o di ritmica in più ("Non è reale"). Si possono ritrovare le reminiscenze inconsce di
Battisti,
Le Orme,
Battiato, Modugno cui l'autore ci ha abituati, così come l'influenza del lavoro fatto per la
colonna sonora del film di Thomas Cailley "Le Règne animal" (2023). Ma soprattutto a trovare conferma sono la coerenza, l'ispirazione, l'urgenza espressiva di uno degli artisti più originali e potenti della nostra attuale canzone d'autore. Un uomo capace di misurarsi con la complessità del tempo, immergendosi nell'ombra lunghissima che è insieme esito e presupposto di luce.