Baby, please forget me not
I want you to remember
Per comprendere l’importanza di un disco come “Straight From The Heart” bisogna partire dai numeri, o meglio da un solo dato esplicativo di tutto: i singoli “Forget Me Nots” e “Remind Me” sono stati campionati complessivamente in più di duecentotrenta canzoni. Se si aggiunge che a saccheggiarli sono stati i musicisti stilisticamente più disparati per un arco temporale che abbraccia tre decadi, risulta ancora più chiara la portata, pardon l’influenza, di un album fondamentale non solo per le sue hit trainanti, ma perché apripista di un jazz-funk melodicamente e ritmicamente compatto, denso di sfumature di classe.
Allo stesso tempo è oltremodo necessario fare anche un passo indietro. La losangelina Patrice Louise Rushen verso la metà degli anni 70 è una giovane pianista di formazione classica in cerca di successo, in particolare nell’universo pop e soul americano. La sua scalata ai piani alti come produttrice e musicista tuttofare, tuttavia, non è fulminea, in quanto donna afroamericana. Il talento, però, è talmente smisurato che con l’arrivo dei più “aperti” anni 80 la scalata diventa immediata, grazie soprattutto al legame fortissimo con Quincy Jones, che al solito percepisce e valorizza le infinite potenzialità dell’amica Patrice.
Giusto per capirsi ancora meglio: la Rushen è stata la prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice musicale per la 46esima, 47esima e 48esima edizione dei Grammy Awards, nonché la prima in quarantatré anni a dirigere gli altrettanto celebri Emmy Awards. Patrice viene anche scelta per musicare gli Naacp Image Awards, cosa che farà per ben dodici anni consecutivi, ed è ancora la prima donna a dirigere i People's Choice Awards e i Comic Relief della Hbo. Ed è stata, come se non bastasse, l'unica donna a guidare l’orchestra e arrangiare tutte le musiche per un talk show televisivo in seconda serata: The Midnight Hour della Cbs. Queste ultime sono alcune delle direzioni maggiori affidatele nel corso degli anni. Ci sarebbe anche la lista, altrettanto lunga, di colonne sonore per serie e film composte per pellicole pluripremiate.
Solo studi televisivi e palcoscenici cinematografici? Nient’affatto. La musicista californiana ha diretto il mega-tour mondiale di Janet Jackson, "Janet", giusto per citarne uno. Infine, prima di sviscerare il suo disco capolavoro, occorre elencare alcune delle collaborazioni: Stevie Wonder, Herbie Hancock, Prince, Lionel Hampton, Carlos Santana, Boys II Men, George Benson, Jean Luc Ponty, Tom Jones, Nancy Wilson, Michael Jackson, Dianne Reeves, Sheena Easton, Stanley Turentine, e Joshua Redman. Altro?
Fatte le opportune premesse, “Straight From The Heart” è il settimo album della Rushen e arriva nella primavera del 1982 via Elektra. Al di là delle tre nomination ai Grammy dell’anno successivo, il disco riscontra un successo pressoché istantaneo, posizionandosi al 14° posto nella top 200 di Billboard. Un’opera di stampo synth-funk con venature jazz disseminate praticamente ovunque e capace di raggiungere (e talvolta superare) l’orizzonte discotecaro al quale ambivano molti musicisti di estrazione jazz dell’epoca.
"Stavo cercando modi diversi di sperimentare e i sintetizzatori hanno ampliato la tavolozza a mia disposizione", il ricordo di Patrice Rushen sulle prime bozze dell’album riportato sul suo sito ufficiale. E sulla hit planetaria “Forget Me Nots” afferma: "Il bassista Freddie Washington ha suonato la linea di basso durante una jam a casa della mia famiglia. L'ho colta, abbiamo continuato a sperimentare con il groove, poi ho sviluppato il testo e il ritornello. Si trattava semplicemente di riconoscere quando arrivasse esattamente il momento migliore. Ho consegnato l'album all'etichetta, l'A&R mi ha però detto: 'Non ci piace niente qui'. E così mi resi conto subito che non ci avrebbero dato alcun supporto, quindi il produttore Charles Mims, io e Freddie decidemmo di ingaggiare una società di promozione per iniziare a lavorare sul singolo. Anche se ci volle un po' per ottenere supporto, ne valse la pena".
Il singolo raggiunge infatti la 23esima posizione della Billboard Hot 100 nel luglio 1982, rivelandosi estratto significativo di uno scrigno che è ancora oggi fonte regolare di sample per rapper e non solo. Ovviamente tutti ricorderanno "Men In Black" di Will Smith e "Fastlove" di George Michael, entrambe basate, in misura diversa, sul tema di "Forget Me Nots". Ma sarebbero da segnalare anche nomi come La Bouche, Randy Crawford, Ice Cube, Abc, e la più di recente ondata di produttori vaporwave e future funk, che l'hanno presa come santino: Bluntside, Architecture In Tokyo, Sunset Network 91, Mikazuki Bigwave, eccetera eccetera.
L'abum in sé è un ventaglio di dinamismi funky e dondolii jazzati supremi, a partire dal basso scoppiettante dell’introduttiva “Forget Me Nots”, al quale segue la frizzantissima partitura disco boogie di "I Was Tired Of Being Alone", con il suo groove irresistibile in grado di (s)muovere ogni cosa, quasi quanto la successiva “All We Need”, che a sua volta ripercorre lo stesso ritmo del singolo iniziale, mentre i cori di Karen Evans e Lynn Davis ne esaltano l’anima potenzialmente gospel. La strumentale “Number One” conferma invece la grandezza della Rushen nel ricamare trame sinuose per atmosfere a metà tra un poliziesco e un film erotico. Da ascoltare con le lenzuola ancora calde è soprattutto la ballata soul "Where There Is Love", orchestrale quanto basta da non appesantire troppo il resto. Un brano noto anche per essere stato campionato in "Temperature's Rising" dei Mobb Deep.
L’anima di “Straight From The Heart”, magnetica quanto lo era ai tempi quella di Ray Parker Jr., è giostrata da una squadra formidabile di musicisti, che ne elevano costantemente lo spessore, come il sopracitato "Ready" Freddie Washington, che al basso fa tutto quello che gli pare, e Marlo Henderson, sontuoso alla chitarra in “Breakout”. Momenti più soffusi come “Remind Me” sono poi talmente senza tempo, per quanto prodotti divinamente, che potrebbero tranquillamente far parte di un disco nu-soul contemporaneo, impreziosendone opportunamente la scaletta. C’è anche una chitarra folk sul finale, sorretta dalle percussioni brasileire di Paulinho Da Costa (“(She Will) Take You Down To Love”), per l’ennesima gemma di una pietra miliare della musica tutta.
Al miracolo del 1982 seguiranno altri sette Lp sparsi nel tempo, per un totale di quattordici album da solista, ai quali si aggiunge un'antologia dei più grandi successi pubblicata dalla Rhino Records nel 1997. Patrice ha anche registrato due album con il supergruppo jazz di fama mondiale The Meeting, che comprende, tra gli altri, Ndugu Chancler ed Ernie Watts.
Come ama ricordare sul suo stesso portale, la pianista americana oggi trascorre il tempo libero lavorando a stretto contatto con il Dipartimento per gli Affari Culturali di Los Angeles, il programma "Grammy In The Schools" e altre organizzazioni dedicate alla creazione di progetti di educazione musicale e tutoraggio per i giovani dei quartieri poveri, a conferma di un approccio totale e liberatorio che ne fa una delle musiciste “pop” più intimamente impegnate e pedagogiche del Novecento e non solo.