Kae Tempest - Self Titled

2025 (Island)
r'n'b
I'm alive, thirty-five years dying to breathe
Was on my knees, fighting panic at thе back of the stage
Looking for salvation in the crowd
Se Kae Tempest fosse un ghostbuster, sarebbe probabilmente il più gentile della squadra ma anche il più implacabile. A immaginarselo sulla Ecto-1 si fa comunque un po' di fatica. È dunque opportuno tornare subito con i piedi per terra, tra le strade di una Londra epicentro delle scorribande emotive del rapper e poeta inglese. Perché "Self Titled" è nomen omen di un cammino intrapreso e portato a termine da Kae senza mezzi termini, iperbole di circostanza o voli pindarici.
Si torna a tre anni da "The Line Is a Curve" per chiarire una questione in fondo irrisolta e soprattutto per ribadire che non ci sono più curve lungo il cammino. Per farlo Kae scrive così una lettera d'amore suddivisa in dodici atti e indirizzata a quando era solo un bambino. È in fondo questo il cuore di un disco diversissimo dai precedenti. Un album che offre anche stilisticamente nuovi spunti, un'epica altra e meno deviante del diario di bordo tratteggiato dal rapper nei suoi testi, al solito densi di parabole interiori e paralleli nobili. Come in "Diagnoses", terzo singolo di lancio, co-prodotto da Fraser T. Smith e Tom Rowlands dei Chemical Brothers. È un brano nervoso, nel quale Tempest evoca flow e sonorità alla Missy Elliott, concentrandosi poi sui paradossi diagnostici che hanno animato il suo percorso recente, oltre a essere una riflessione autentica sulla neurodivergenza.
Me and you and our diagnoses
All cosied up but it's hard to focus
Me and you and our trauma flashbacks
Relaxing at home with a hornet's backpack
Stuffed full of my dysphoria
Your dyspraxia, off exploring
Panic attacks to get the heart rate up
Good cardio-vascular, will get back to ya afterwards
Short psychotic episode
Una citazione di Carl Jung ("Tutti cercano la propria esistenza e di assicurare la propria esistenza contro quella completa atomizzazione nel nulla") apre e chiude invece "Hyperdistillation" ed è lo stesso Tempest a spiegarne i motivi: "È un invito a guardare di nuovo. Siamo tutti più vivi di quanto ci riconosciamo a vicenda". Parole che definiscono una canzone che è anche stilisticamente l'esempio più vivido per intuire la nuova direzione intrapresa da Kae, che rinuncia a ritmiche contorte e abbraccia partiture più ariose, orchestrali all'occorrenza, adottate anche sotto consiglio spassionato di Fraser T. Smith, produttore vincitore di un Grammy e già al lavoro con Adele e Stormzy.

"Self Titled" è un album trionfante a tratti. Anche l'ugola di Kae sonda poi territori inesplorati, addirittura r'n'b, come in "Forever", quasi una canzone alla Winehouse(!). O nella conclusiva "Till Morning", chiosa dolcissima e sospesa tra piano e chitarra, a esporre quello che potrebbe essere ulteriormente il futuro spazio di Kae: un'amaca che oscilla nella notte e tra le stelle, posizionata tra gli alberi per cullare i tormenti di un'anima fragile che ha finalmente fatto pace con Dio, o chi per esso, la Terra e gli uomini.
If you saw the younger you, what would you say to 'em?
I would say thanks
I would say peace
I'd tell them, "Soon child, you are gonna find release
L'altro singolo del lotto, "Know Yorself", è una danza nevrotica in chiave minimal, messa in scena per raccontare (e urlare) al mondo intero di psicodrammi alle spalle, tempi bui e giri di boa necessari per approdare sulla propria isola felice. È uno dei momenti più incalzanti di un'opera equilibrata, con episodi più spediti come quest'ultimo e altri che bramano risacche e la luce del sole prima di sganciare un ritornello a dir poco inedito nel canzoniere finora tipico di Tempest ("Sunshine On Catford").

"Self Titled" rischia di essere in definitiva l'album più completo di Kae Tempest, anche grazie alla qualità e all'eterogeneità delle collaborazioni, che vanno da Neil Tennant a Young Fathers, Connie Constance e Tawiah. Eppure manca qualcos(in)a. Non c'è il guizzo supremo e totalizzante dei primissimi tempi. Insomma, c'è fin troppa presa di coscienza e di conseguenza viene a perdersi quella magica incoscienza che ha reso fin qui le uscite di Kae Tempest anche delle inafferrabili sassaiole. Uno smacco? Sì e no. "Self Titled" può comunque essere consegnato alla storia come il disco dell'agognata pienezza di Kae Tempest. E tanto basta per amarlo, anche musicalmente pettinato così com'è.

Tracklist

  1. I Stand on the Line
  2. Statue in the Square
  3. Know Yourself
  4. Sunshine on Catford
  5. Bless the Bold Future
  6. Everything All Together
  7. Prayers to Whisper
  8. Diagnoses
  9. Hyperdistillation
  10. Forever
  11. Breathe
  12. Till Morning




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