Loksi

Locomotiv GT

Loksi

1980 (Pepita)
art-rock
Gábor Presser potrebbe essere indicato come il più importante artista nella storia della musica popolare ungherese: dal 1967 al 1971 ha fatto parte degli Omega, per i quali compose la quasi totalità delle canzoni del periodo, incluse quelle che rimangono a oggi le più famose del loro repertorio ("Ha én szél lehetnék", "Petróleum lámpa" e "Gyöngyhajú lány" [nota 1], quest'ultima una sorta di inno nazionale ufficioso). L'album degli Omega "10000 lépés", pubblicato nello stesso 1969 in cui debuttavano Genesis, King Crimson e Yes, è fra le altre cose uno dei primi dischi progressive rock.
Dopo aver lasciato la band nel 1971, Presser ha dato vita ai Locomotiv GT (il nome, che significa Locomotiva Gran Turismo, è quasi sempre abbreviato per comodità in LGT), che nel corso della loro pluridecennale attività si sono distinti per la capacità di attraversare gli stili più disparati, con un'indole obliqua e sperimentale sorprendente dato il successo di pubblico ottenuto.
 
L'articolo in questione si soffermerà sull'analisi dell'album "Loksi", del 1980. La discografia degli LGT è piuttosto complessa: "Loksi" è l'ottavo album della band cantato in ungherese (ne incisero anche diversi in inglese, invero mai del tutto riusciti). Per comprenderne il contenuto è utile conoscere il percorso antecedente, che può essere così riassumibile: dagli inizi a cavallo fra hard rock e prog, la band si è evoluta inglobando componenti jazz e funk (molto evidenti già a metà degli anni Settanta), via via elaborando un suono levigato e raffinato in contrasto con la ruvidità iniziale.
Nel 1980 "Loksi" segna la maturità di questa loro incarnazione, con un dispiego tecnologico e produttivo imponente, toccando di fatto uno degli apici della musica rock registrata dall'altra parte della cortina di ferro (grazie anche ai suoi numerosi viaggi all'estero, la band disponeva in quel momento degli strumenti più avanzati, inclusi i pianoforti della Yamaha, il vocoder della Korg e il sintetizzatore Roland Jupiter-4).
All'epoca della sua incisione, gli LGT si sono ormai stabilizzati da quattro anni in quella che rimarrà la loro formazione definitiva, con Presser (voce e tastiere) affiancato da János Karácsony (voce e chitarra), János Solti (batteria), entrambi provenienti dai Generál, e Tamás Somló (voce, basso e fiati), ex membro dei Kex. 

Alla realizzazione partecipano tre fondamentali collaboratori: il produttore Péter Péterdi, l'autore di testi Dusán Sztevanovity (serbo di origine, ma cresciuto in Ungheria da quando aveva tre anni) e il tecnico del suono György Kovács, tutti già al servizio della band da qualche anno. Il primo in particolare è stato eminenza grigia anche per il cantautore Tamàs Cseh, per rock band storiche come Edda Művek, Piramis, Skorpió e Bikini, oltre che per dischi di musica classica e tradizionale.  
"Loksi" (il titolo è un vezzeggiativo del nome della band) viene pubblicato come doppio vinile sul finire del 1980 e fa subito sensazione. Il critico Péter Bálint, su un numero della rivista "Pesti Műsor" uscito nel dicembre di quell'anno, non usa mezzi termini al riguardo:
L'opera più grande, più angosciante, più versatile, più impegnativa e più saggia nella storia della musica pop ungherese. […] In ottanta minuti viene detto tutto ciò che può essere detto, suonato ed espresso nel linguaggio della musica pop.
Non sono solo parole dettate dall'entusiasmo del momento: il disco risulta sorprendentemente eclettico ancora oggi, nonostante la Rete fornisca la possibilità di avere a disposizione molti più termini di paragone di quanti se ne potessero avere nell'Ungheria del 1980.  
La scaletta è aperta dal manifesto d'intenti "Prológ és trialóg" ("Prologo e trialogo"). Il primo minuto è occupato soltanto da un ronzio, da un vociare di fondo e dalle parole di Sztevanovity, che annunciano:
Tutti sanno che non c'è altro da fare.
La vita è solo un arco di volo da terra a terra.
Al mondo non interessa quanto a lungo vivi,
Ma per te e per me, questa è l'unica,
la prima e l'ultima missione
A quel punto scatta una trascinante cavalcata che mescola progressive rock fantascientifico, hard rock e funk. Si potrebbero sprecare paralleli con le opere coeve di Alan Parsons Project, Rush, Blue Öyster Cult, alla lontana persino Funkadelic, ma sarebbero tutte suggestioni momentanee che non renderebbero onore alla complessità e alla personalità della proposta, che risulta sostanzialmente unica nel suo genere.
Riff di chitarra distorta, groove di pianoforte, interventi d'ottoni a interrompere l'andamento della sezione ritmica, più diversi stacchi dove l'andamento rallenta e diventa marziale, per riprendere la corsa, colorato da assoli dei diversi strumenti.
La parte più complessa è però quella vocale: il testo infatti è cantato a turno da Presser, Somló e Karácsony, in una serie di botta e risposta compulsivi che servono sia a sottolineare il messaggio antibellico, sia a mettere in risalto la diversità dei tre timbri (basso e roco quello di Presser, acuto e limpido quello di Karácsony, mentre Somló si piazza a metà strada).
Nella traduzione che segue, ogni verso è preceduto dall'iniziale del cognome di colui che lo interpreta, anche allo scopo di rendere comprensibile la narrazione, visto che ognuno di essi rappresenta un personaggio diverso. Va tuttavia precisato che le numerose licenze poetiche e le continue ambiguità del linguaggio utilizzato da Sztevanovity rendono difficile la completa restituzione del significato dei suoi componimenti: 
P: Sintonizzati con me,
S: come io mi sintonizzo su di te,
tre voci sulla nostra radio sono sulla stessa lunghezza d'onda.
P: Sintonizzati e trasmetti
S: ci sentiamo l'un l'altro e vorrei che anche loro ci sentissero.
K: Non ti conosco e mi piacerebbe sapere chi sei.
P: Sono un puntino in lontananza, ma sono abbastanza grande da essere un bersaglio.
S: Lo stemma reale sul mio aereo e il mio cuore, ancora intatti.
P: Se ti colpisco, li ridurrò entrambi in cenere.
S: Non molto tempo fa, sono decollato così.
P: Non sapevo che tu esistessi da qualche parte.
K: Io e te, siamo decollati cosi.
P: Pensavamo che forse non invecchierai, ma potresti diventare un eroe.
K: E dimmi, perché l'uomo che mi darebbe una medaglia non è qui?
P: Non te lo diranno, e non saprei neanche dirti chi [sia].
K: Apriremo il fuoco l'uno sull'altro quando saremo a tiro.
P: Allora canta o prega, ti aiuterà quando avrai paura. 
Ascoltami e trasmettilo,
se cessate il fuoco, non vi sparerò.
S: Bada [a quel che dico] e trasmettilo,
se ti lascerò andare dovrò scappare, perché la giustizia sta arrivando.
K: La verità è la vittoria e nella lotta bisogna vincere,
P: ma ci hanno già incitati a combattere per la giustizia.
Coro: È una trappola, 
S: una marea di parole contorte.
P: Esattamente per questo, perché non capisci, sei buono solo a combattere.
Durante uno degli intermezzi appare una voce filtrata da un megafono (il timbro non è ben riconoscibile, ma a giudicare dal videoclip della canzone potrebbe appartenere a Presser), che declama un ridicolo discorso motivazionale da attribuirsi a un imprecisato gerarca militare:
È una questione di gloria essere migliori e colpire il bersaglio!
È una questione di gloria sparare senza sosta!
È una questione di gloria vincere e, se necessario, morire di una bella morte!
È questione di gloria che il glorioso... si glori,
per la sua gloria, gloriosamente
Infine riprende la parte cantata, prima che il tutto sfumi sui rullanti marziali di Solti: 
P: Sintonizzati e ascoltami.
K: È solo una coincidenza che tre voci siano sulla stessa lunghezza d'onda.
S: Sintonizzati e trasmetti.
P: Possiamo sentirci l'un l'altro, e sarebbe bello se loro potessero sentire noi.
K: Lo stemma reale sta già bruciando sul mio aereo e nel mio cuore.
S: E la terra è lontana.
K: E il cielo è ormai lontano.
P: Il monologo, il dialogo, il trialogo non bastano.
S: Il quinto comandamento è troppo difficile per noi.
L'atmosfera cambia radicalmente con il malinconico lento "Gondolj rám" (bacchetta sul bordo del rullante, sibilo di vento in sottofondo, pacati accordi di pianoforte e rivoli di sintetizzatore, mentre la voce filtrata di Karácsony si alterna a quella al naturale di Presser) e con la ballata pianistica natalizia "Ha eljönnek az angyalok".
"Boksz", una sorta di trasfigurazione futuristica del ritmo di Bo Diddley, con batteria sibilante, chitarre effettate, vocoder e un dinamismo che ben si adatta a un testo in cui un incontro di boxe viene messo in parallelo alla difficoltà di trovare il proprio posto all'interno della società: 
Apri gli occhi e chiudi la bocca,
perché il sacco di sabbia ti colpisce il mento,
metti i guanti sulle tue argomentazioni,
ti stenderanno se sbagli.
Qui è meglio colpire che parlare male,
sii duro come i Rolling Stones,
qua una testa piccola è meglio di una testa grande,
la testa è solo il bersaglio, il pugno è il cervello.
Perché questa è la boxe! 
E nascondilo, quando fa male anche a te,
e soprattutto non filosofeggiare troppo.
Se il sinistro non funziona mai,
non ti comprerà mai una squadra migliore.
Se stai in piedi, devi sopportare il dolore,
se vai a letto, perderai il sogno. 
Va bene soltanto se ti addormenti 
quando la campana suona al posto del gong.
È qualcosa che non ti hanno detto e che tuo figlio non sa,
cosa significhi: "Chi ti ha messo al mondo con le lacrime,
ti accoglie con i baci e già ti manda sul ring".
Non importa se la folla rumoreggia,
l'uomo importante è quello che sussurra.
Ed è facile vincere quando si viene apprezzati
da chi siede dietro la scrivania.
Non importa con chi si è sul ring
se dai [all'avversario] quello che volevi dare ad altri.
[Se] alla fine la tua testa non viene spaccata,
puoi ancora diventare un arbitro
"Sziszifuszi blues" ("Il blues di Sisifo") rappresenta uno dei momenti più soffusi (batteria con le spazzole, armonica a bocca, pianoforte elettrico e strati di sintetizzatori), in dicotomico contrasto con la successiva, "Embertelen dal" ("Canzone disumana"), vorticoso synth-funk di sei minuti e mezzo, segnato – oltre che da un intenso assolo di Somló al sax alto – dal continuo botta e risposta fra Presser e il coro, su versi che discutono la ribellione agli stilemi sociali e le consuetudini che invece spingono a farli rispettare. Rimane a oggi il brano più ricordato del lotto:
C'era una casa da parete a parete, (Oh, che situazione disumana)
e c'era la febbre dei vent'anni, (Oh, che situazione disumana)
e ci siamo intrufolati nella casa vuota
per amarci ogni pomeriggio, (Oh, che situazione disumana)
e abbiamo cambiato amante, camicia, fede
dopo le notti di illegalità, (Oh, che situazione disumana)
ma è arrivata una macchina dal colore della camicia di forza, (Oh, è incredibilmente bello)
e sono arrivate molte ruote vorticanti, (Oh, è incredibilmente bello)
io giravo tra loro digrignando i denti
e giuravo che non mi sarei, non mi sarei spezzato, (Oh, è incredibilmente bello)
e mi hanno levigato, e sono diventato affilato
e liscio, non mi agito più da molto. (Oh, è incredibilmente bello)
Alcune cose sono così insensate,
che sono buone solo nella loro nudità.
Ed è arrivato il capo officina, (Oh, è incredibilmente buono)
e sono arrivati molti riparatori di forature, (Oh, è incredibilmente buono)
hanno intrappolato il ribelle
o [forse] è fuggito appena in tempo, (Oh, è incredibilmente bello)
ha detto chiaramente, senza indugi,
[che] il poco per lui è sufficiente in tutto. (Oh, è incredibilmente bello)
Incredibilmente bello, incredibilmente buono,
Incredibilmente buono, e adatto agli uomini.
Non c'è nulla di male in questa canzone (È una canzone disumana)
e non ci sono né coltelli, né sbarre, né muri, (È una canzone disumana)
e non vuole fare del male a nessuno,
perché è semplice, non disturba nessuno in nessun modo, (È una canzone disumana)
un singolo fiore sboccia nel campo gioioso
e nasconde ogni peccato nel mondo. (È una canzone disumana) 
Mentre il resto dell'album è dominato da Presser, la prima metà del secondo vinile è ad appannaggio di Somló e Karácsony. Il primo firma il glam rock di "Primadonna", il bozzetto jazz fusion "Játszunk" e la ballata pianistica "Nagyon kell, hogy szeress", il secondo apporta il virtuoso strumentale chitarristico "Cabolo" (che incidentalmente, tanto per strumming e fraseggio in staccato, quanto per gusto melodico, ricorda il jazz-rock dell'italiana Cramps Records) e il rock da arena "A dal a miénk" ("La canzone è nostra"): cantata in duetto con Somló, con armonie vocali degne di Kansas e Foreigner (o degli ungheresi Fonográf, per rimanere in loco), è fra i pezzi più vitali dell'album, grazie anche ai repentini groove di chitarra acustica e all'incessante assolo di quella elettrica.
Il testo è un inno alla libertà rappresentata dalla musica, che oggi potrebbe risultare ingenuo, ma va contestualizzato nel regime dell'Ungheria comunista del 1980 (per quanto fosse uno dei più permissivi fra quelli oltrecortina, di certo non paragonabile alle asfittiche situazioni di Romania e Repubblica Democratica Tedesca):
Può essere di un altro il merito,
può essere di un altro il denaro,
può essere la mano di un altro che intreccia la ghirlanda,
può essere di un altro anche la gloria, e di chiunque versi la luce,
ma se risuona dentro di noi,
la canzone è nostra.
Può essere di un altro il mio peccato, e di un altro il passato,
può essere di un altro la stella, quando la sua luce si spegne,
può essere di un altro il cielo, e dove siamo distesi è il prato 
ma se risuona dentro di noi,
la canzone è nostra.
Se volessi dirlo, ma non sapessi bene come,
allora per me parlerebbe la melodia delle vecchie canzoni dei giorni passati.
Può essere di un altro anche la lotta, può essere di un altro l'ordine,
può essere di un altro la melodia, può essere di un altro il silenzio,
può essere di un altro anche il pensiero,
di un altro l'inizio e la fine,
ma se risuona dentro di noi,
la canzone è nostra
La parte finale dell'album torna sotto l'egida di Presser, con lo scatenato rock pianistico "Szentimentális “rakenroll”" e il lento d'atmosfera "Mozi", a cui si aggiungono le due versioni del frammento "Áldd meg a dalt" ("Benedici la canzone"), composto da Karácsony per quelli che sono i versi più minimali dell'opera:  
Benedici la canzone, benedici la parola,
benedici la donna che ti aspetta ancora.
Benedici la ragazza, benedici il suo bacio,
benedici finalmente chi trova te.
Sii tutto ciò che c’è, sii quello che non c’è.
Il silenzio non è che una promessa.
Sii colui che può essere sconfitto, sii solo umano,
ma benedici finalmente ciò che è vita
A valorizzarli sono gli arrangiamenti di Presser e l'interpretazione Karácsony: la prima versione, di 2'17'', si sviluppa con tappeto di sintetizzatori, malinconici accordi di pianoforte, voce squillante e frasi di tromba jazz che sembrano riflettersi nel vuoto, donandogli un'intensità quasi liturgica; la seconda, forse ancora più impressionante, dura 1'41'' e conta soltanto una voce echeggiante e qualche nota di sintetizzatore che si sfalda in acquarelli di musica ambientale, un momento fuori dal tempo che potrebbe benissimo fare da introduzione a una traccia dubstep di trent'anni dopo o da campionamento di base per qualche manipolazione vaporwave.
 
"Loksi" diventa il disco di maggior successo della band in patria (per quanto le informazioni sul numero di copie vendute siano poche e contraddittorie, oscillando fra le 25mila e le 100mila copie) [nota 2e viene ancora oggi considerato uno dei grandi classici locali: la rivista Wan2 nel 2004, il canale radiofonico Petőfi nel 2014, il giornale Hvg nel 2014 e infine il sito d'informazione culturale 061 nel 2017 lo hanno tutti e quattro inserito nelle rispettive liste dei migliori dischi ungheresi di sempre.
La carriera degli LGT è continuata, fra momenti di pausa e reunion, fino al 19 luglio 2016, giorno della morte di Somló. Un paio di mesi più tardi gli altri tre hanno annunciato di non poter portare avanti la storica sigla senza di lui.


[nota 1] La canzone divenne famosa in tutta l'Europa orientale e in seguito culto fra i musicisti di mezzo mondo, tanto da essere coverizzata dagli Scorpions e campionata da Wiz Khalifa, Kanye West e Madlib.
 
[nota 2] Va inoltre segnalato che "Cabolo" e "A dal a miénk" vennero pubblicate in coppia come singolo per il mercato sovietico, nel 1981, raggiungendo il mezzo milione di copie. Curiosamente, nonostante un simile risultato, "Loksi" non vedrà mai la luce da quelle parti. Sempre contando i mercati stranieri, infine, l'Lp più venduto della band è stato l'album dal vivo "In Warsaw", pubblicato nel 1976 esclusivamente in Polonia e capace di toccare le 145mila copie.

Tracklist

  1. Prológ és trialóg
  2. Gondolj rám
  3. Ha eljönnek az angyalok
  4. Boksz
  5. Erőgép
  6. Sziszifuszi blues
  7. Embertelen dal
  8. Primadonna
  9. Játszunk
  10. Cabolo
  11. A dal a miénk
  12. Nagyon kell, hogy szeress
  13. Áldd meg a dalt
  14. Szentimentális "rakenroll"
  15. Ha eljönnek az ördögök
  16. Mozi
  17. Áldd meg a dalt




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