L'arte del campionamento ha rivoltato la musica
popular come un calzino a partire dagli anni 80, ossia dal suo utilizzo massivo, per quanto ancora non totalizzante nell'economia di una canzone e soprattutto di un disco. L'hip-hop è ovviamente il genere in cui il fatidico
sample ha una sua ragion d'essere a prescindere da tutto e tutti. Il trend è selezionare una partitura, una linea melodica impercettibile, un ritmo, un'insolita percussione pescata da un album dimenticato da Dio, impolverato dal tempo e dall'oblio, magari acquistato al mercatino per pochi centesimi con la speranza di ascoltare frammenti preziosi utili alla causa, al
patchwork da creare successivamente nel proprio studio, circondati da tonnellate di vinili sparsi ovunque in casa. Di questi ultimi, il californiano Joshua Paul Davis, in arte DJ Shadow, ne possiede 60.000 e oltre.
È il 1996 e il manipolatore di suoni più intraprendente della storia è al massimo splendore: ventiquattro anni e una voglia sconfinata di dare vita a una nuova stagione di quella cosa chiamata hip-hop, a partire dalle fondamenta, dunque dalle basi, strumentali s'intende. Il giovane Joshua è un rivoluzionario. Ha l'orecchio caldo, l'occhio lungo e le mani impazienti di stravolgere tutto quello che gli capita a tiro, nutrendosi dell'altro come carburante essenziale per la propria missione. Destinazione Mondo. Non c'è limite alla fantasia. La ricerca non prevede confini stilistici. Per comprendere la vastità e l'eterogeneità, è opportuno citare la lista della spesa del Nostro per creare il suo inarrivabile
masterpiece, "Endtroducing.....": David Axelrod, Pekka Pohjola, Baraka,
Giorgio Moroder, Samson and Delilah, Jeremy Storch, Frankie Seay & the Soul Riders, Signs of the Zodiac and Mort Garson,
Metallica, The Third Guitar, Pigmeat Markham,
Nirvana,
Björk, Pugh Rogefeldt,
Tangerine Dream, Motherlode, Kay Gardner,
Alan Parsons Project, Stanley Clarke,
Beastie Boys, Divine Sound, Charles Bernstein, Billy Cobham, S Daly-Wilson Big Band, Human Race, ai quali si aggiungono, sparsi qui e là come foglie decorative, passaggi radiofonici assortiti, scene da
Twin Peaks e un'infinità di suoni di imprecisata provenienza. Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Dj Shadow taglia e cuce con la precisione di un chirurgo plastico. Un'operazione finalmente totalizzante in ambito
sampledelico, nella quale i campioni costituiscono un insieme personalissimo, una creatura nuova, una sorta di Frankenstein musicale e dalle belle sembianze.
"Endtroducing....." raccoglie una serie di movimenti che hanno cambiato per sempre il corso della storia non solo del genere musicale di riferimento, bensì della musica
popular nella sua accezione più ampia, nella sua più profonda aspirazione alla contaminazione. L'esperienza di DJ Shadow è, ad esempio, alla base di tutto il lavoro della ciurma Stones Throw guidata da Manak e portata in auge da
Madlib. Ed è solo uno dei circoli più emblematici presi da esempio. Si potrebbero citare tutti i manipolatori della scena hip-hop ad andazzo strumentale sorti come funghi di lì a poco. Certo, anche Dj Shadow ha i suoi fari:
Eric B. & Rakim, Ultramagnetic MCs,
Public Enemy, EPDM,
Grandmaster Flash e tutto il miglior "ghetto" citabile degli anni addietro. Ma la sua arte giace nel mezzo di una rivoluzione sonora, e ne rappresenta lo snodo principale. Al buon Joshua, del resto, basta poco: due giradischi, un campionatore Akai MPC60 12 bit, software Pro Tools in prestito dal pioniere Daniel Nakamura e via alle danze.
Le distanze da eventuali catalogazioni sono da ricercare nell'arrangiamento orchestrale cui Dj Shadow mira per innalzare la propria opera, inducendo l'ascoltatore verso un'isola sconosciuta, un Eden sonoro in cui si spuntano archi dolcissimi, cori angelici, piani carezzevoli, ritmi mutanti e bassi pungenti.
Overture con orientamento
breakbeat, per intenderci. "Building Steam With A Grain Of Salt" è tutto questo e anche molto di più. La carica energetica della successiva "The Number Song" è hip-hop spedito su Marte. Assalto frontale ritmico contornato da atmosfere cinematografiche da pellicola noir. Un collage di umori che sarà l'illuminazione di
Shape Of Broad Minds,
J Dilla,
Edan, J Rocc e chissà quanti altri. Non mancano poi inclinazioni rigorosamente
trip-hop, come il battito smorzato di "Changeling", su cui ruotano
skratch e sezioni di piano
soulful. "Transmission 1" è invece il primo movimento dei tre sparsi nel disco, quasi a scandirne l'afflato. Intermezzi alieni di un album alieno.
"What Does Your Soul Look Like (Part 4)" è condurre per mano
Isaac Hayes e portarlo a spasso tra gli anelli di Saturno, mentre il Sole in lontananza segnala la sua presenza. Sax erotico sullo sfondo e andamento lento. Una vera e propria oasi verso cui dirigersi a occhi chiusi. Al di là dell'evocazione orchestrata frullando ingredienti pazzeschi e inconciliabili in apparenza, il
leit motiv è
shakerare un tribalismo inedito ora con la compostezza del fruitore di musica totale, ora con l'irrequietezza del dj duro e puro ("Mutual Slump").
Tra una pillola strumentale e l'altra ("Organ Donor", "Why Hip Hop Sucks In '96"), si arriva alla sognante "Midnight In A Perfect World": come se i
Bran Van 3000 si unissero ai
Portishead. Un'estasi che anticipa i nove minuti di "Napalm Brain-Scatter Brain". È la suite psichedelica del disco. Il volo pindarico di un alchimista in viaggio verso nuove fascinazioni ritmiche. Tra
riff hendrixiani, bassi caldi, canti di sirene,
stop&go con percussioni afro che schizzano da tutte le parti e violini in coda, Dj Shadow raggiunge la propria vetta, la cima dei suoi desideri. È la
summa definitiva di un album unico.
Nelle prime settimane di lancio, Londra e la Mo Wax ringraziano ben prima del "successo" in patria. Mentre la mitica foto in copertina resta la cartolina in cui specchiarsi prima di soddisfare le proprie smanie musicofile. Un vero e proprio manifesto generazionale. Nei lustri successivi, il
producer di San Jose proseguirà la propria esperienza di manipolatore tra alti e bassi. In fondo, nessun altro disco sfiorerà la grandezza di "Endtroducing.....". Un prodigio impareggiabile anche per il suo stesso creatore.
* Il titolo della versione originale è "Endtroducing ....." con cinque punti sospensivi.