Massimiliano Morreale è un polistrumentista barese (voce, chitarra, basso, organo, piano) attivo dagli
anni 90 nella scena
underground della sua città. Appassionato di
Pink Floyd e di quel
sound che sta a metà tra
psichedelia,
prog e
hard rock, ha fatto del
revival dei decenni
60 e
70 la sua cifra artistica, con la caratteristica di non apparire mai troppo derivativo, né di essere facilmente accostabile a una particolare band. Questo rende i suoi album interessanti e riconoscibili, con commistioni non banali che tradiscono una cultura musicale significativa.
Esordisce nel 2020 con
Appunti di viaggio e per l’occasione chiama a sé una piccola schiera di musicisti della scena prog nazionale, tra cui il cantante
Claudio Milano (
NichelOdeon/InSonar), Alessandro Calzavara (
Humpty Dumpty), il sassofonista Gianni Ladisa e il bassista Ago Tambone. Si diceva Pink Floyd, ma in realtà qui l'influenza della band di
Roger Waters è quasi non pervenuta, se non nella
intro iniziale di "Sehnsucht", breve rimando acustico
floydiano dei primi anni senza
Syd Barrett. Per il resto, i riferimenti principali sono quelli orientati a un hard-rock energico e moderno, come ad esempio in "Cronache per la fine di un'infanzia", con la voce di Milano sempre al limite, in un contesto così diverso da quelli suoi più abituali di teatro-musica, ma in grado di dire la sua nel testo tipicamente personale e probabilmente autobiografico.
Menzione speciale merita senz'altro il brano più ambizioso, che Morreale ha iniziato a scrivere addirittura nel 1993: i ventidue minuti di "Super Wonderboy Returns (A New Fantastic Adventure)" sono una lunga suite strumentale divisa in varie parti che si alternano tra loro, tra psichedelia, progressive, momenti cosmici, arpeggi di chitarra, sino a un grande assolo di chitarra elettrica (di Ago Tambone), certamente vintage ma pieno di pathos, con finale solenne ed epico. Un brano che mostra maturità e che può valere una carriera. Calzavara canta nella ipnotica
ballad di stampo
dark "Dung", mentre Morreale interpreta "Il mare", stavolta più nel solco del rock tricolore.
Il polistrumentista pugliese inserisce qua e là vari tasselli di sue passioni e influenze, in un calderone che comprende le lente atmosfere new age di "Gestalt", il
blues di "King Miner Blues", il cantautorato folk di "La metà di me", l'ironia tra
nonsense e neoclassicismo di "Fa un po' Frescobaldi" e il ritorno al rock di "L'assenza", la traccia più poetica, che acquista decisamente una marcia in più con l'ottima
performance del sax di Gianni Ladisa.
Posta in chiusura, quasi come se fosse estranea al resto dell'album, la "Ninna nanna per Ludovica", la figlia di Morreale, litania infantile che mostra una sensibilità in grado di arricchire l'intero album.
Dopo un periodo di silenzio Morreale torna con
Art Brut, pubblicato digitalmente nel 2023 e poi stampato su cd nel 2025, un nuovo Lp dai suoni tipicamente
progressive con quelle influenze psichedeliche che hanno caratterizzato la sua intera carriera. Anche stavolta al suo fianco c'è una squadra affiatata, in parte uguale a quella dell’esordio: Alessandro Calzavara (Humpty Dumpty, voce in “Il treno”), Michele De Luisi (violino in “Welcome To My Mind”), Elena Lippe (voce in “Ópion”) e Ago Tambone (basso e chitarra). La scelta più meritevole di Morreale è quella di ritentare la strada ambiziosa della suite lunga, peculiarità del progressive storico non sempre alla portata delle band prog negli ultimi anni.
Come nell'esordio i ventidue minuti di "Super Wonderboy Returns (A New Fantastic Adventure)" avevano mostrato notevole coraggio e temerarietà - qui nella quasi altrettanto lunga
title track (21 minuti) Morreale mette a disposizione tutta la sua sapienza in un grande calderone di innumerevoli influenze e citazioni. Dall’inizio che è una tipica sintesi di synth progressivi
à-la Goblin e assoli psichedelici, a chitarre classiche che improvvisamente lasciano spazio a
riff aggressivi con tastiere che potrebbero persino ricordare
John Rudess. Improvvisamente sopraggiunge una stasi con un dialogo tra piano e chitarra, atmosfere spagnole su cui si insinua improvviso un nuovo
riff con assoli
metal che sfumano in un finale bucolico molto intenso, che riporta alla luce l'anima
kraut più estatica dei
Neu!. È il vertice artistico di Morreale, un contenitore di tutta la musica che il polistrumentista pugliese ha amato e riversato nella sua opera.
Tra gli altri brani più brevi spicca “Opion”, a suo modo una suite progressive breve di nove minuti, mentre inatteso giunge lo strumentale “Welcome To My Mind”, otto minuti di piano, chitarra e violino tra progressive e influenze new age. La voce di Morreale riaffiora infine in “Vita”, brano che insieme a “Il treno” (con l'interpretazione di Gianluca Ficca) tenta una parentesi cantautorale con intatta sensibilità prog.