Miss Perfumado

Cesária Évora

Miss Perfumado

1992 (Lusafrica)
coladeira
Il lamento del mare

Capo Verde, un arcipelago di dieci isole vulcaniche messe a ferro di cavallo nel mezzo dell'oceano Atlantico, a ovest delle coste del Senegal. Un clima tropicale secco e soleggiato, terre brulle e spesso impervie, con verdi sprazzi di vegetazione inframezzati da spiagge e montagne rocciose. Il mare azzurro fa da padrone su ogni lato, contribuendo a dare l'impressione di essere rimasti fuori dal mondo conosciuto, e gli abitanti del luogo hanno sviluppato un naturale adattamento di fronte agli elementi che li sovrastano, spesso arrangiandosi per sopravvivere alla meno peggio. Di fronte alle forze della natura, vige una frugale semplicità che ha del filosofico.
D'altro canto, da quelle latitudini, il resto della civilizzazione appare davvero lontana, e i capoverdiani osservano con un certo disincanto l'andirivieni degli eventi storici che si sono susseguiti attorno alle loro coste, iniziati verso la fine del 1400, con l'arrivo dei portoghesi e dei loro primi carichi umani durante la tratta degli schiavi diretti in Sudamerica. Lungo il corso dei secoli, Capo Verde è stato un luogo di passaggio per marinai, contrabbandieri e balenieri, che ne hanno decretato le sorti economiche sotto il dominio portoghese, anche se il grosso della popolazione rimane composto dai discendenti di quei poveri africani strappati dalle proprie terre d'origine. Le magre condizioni di vita del posto, rimaste tali durante il corso del Novecento, anche dopo l'indipendenza politica conseguita nel 1975, fanno della nazione un paese relativamente povero e molto isolato: sono più i cittadini capoverdiani sparsi a giro per il mondo, soprattutto in Brasile, Francia e Portogallo, che quelli rimasti in madrepatria - l'ultimo censimento del 2013 ha contato poco più di mezzo milione di persone.

Eppure, Capo Verde mantiene un'identità culturale precisa, resa tale proprio da quel comune senso di appartenenza a un passato nel quale si è dovuto far fronte alle situazioni con quel poco che c'era a disposizione, rendendo la popolazione omogenea e scevra di grossi classismi, il che è certo inusuale per un paese di eredità coloniale. Questo crogiuolo di esperienze e culture differenti naufragate assieme sullo stesso pugno di isole rende l'espressione artistica capoverdiana particolarmente riconoscibile, divisa a metà tra tradizione latino-europea e antiche radici africane tramandate oralmente, un misto tra cristianesimo e pratiche spirituali indigene che poi si riflette anche nell'uso quotidiano del dialetto creolo capoverdiano parlato da tutti gli abitanti, nonostante il portoghese sia la lingua ufficiale imparata a scuola e usata in televisione.
Ma se parliamo di musica, il genere che meglio rappresenta lo spirito della nazione, nato come vernacolo popolare e consumato convivialmente nei bar e nelle piazze dei suoi piccoli porti di mare, è la morna: una cullante e malinconica variazione del fado portoghese e del son cubano, mescolata con gli accenti dell'Africa orientale, spesso costruita su un semplice circolo di quinta e accompagnata da chitarra, piano e percussioni battute a mano. Se velocizzata nel ritmo, e impiegata per affrontare temi più scherzosi, la morna si tramuta anche in coladeira, la controparte per così dire giovanile e festaiola, pur non mancando di offire tra le righe spunti di sarcasmo e satira politica.
Diversi gli autori che hanno sviluppato questi stilemi musicali capoverdiani verso le forme attuali, dal poeta Eugénio Tavares e l'autore Armando Zeferino Soares ai musicisti Francisco Xavier Da Crux detto B. Leza, e soprattutto Adriano Gonçalves detto Bana, da molti considerato il Re della morna locale. Ma la figura più nota, nonché volto simbolo e motivo d'orgoglio per l'intera nazione, è stata indubbiamente Cesária Évora, detta affettuosamente Cise, una donna il cui dolente contralto ricco di sfumature ha saputo raccontare tutto l'amore e la struggente malinconia del proprio popolo, travalicando i confini alla volta del resto del pianeta.

La Diva Aux Pieds Nus

Ma Cesária non ha avuto vita facile, né come donna né come cantante, e questa non è una storia di brillanti successi discografici e pubblici riscatti, quanto semmai un racconto di quieta e faticosa resistenza di fronte ai malesseri e alle insidie della vita, che poi fanno della sua musica qualcosa di ben più devastante e catartico allo stesso tempo.
Nata nel 1941 a Mindelo, nell'isola di São Vicente, in condizioni di estrema povertà assieme ad altri sei fratelli e sorelle, Cesária passa la propria infanzia a spasso per varie dimore; il padre Justino, un violinista, muore quando lei è ancora una bimba, e la madre Joana, rimasta sola, si occupa dei propri sette figli come meglio può, ma è una sfida persa; Cesária viene spesso spedita a casa della nonna, poi, attorno ai dieci anni, finisce ospitata nell'orfanotrofio di paese.
Ma Mindelo è un vitale porto di mare, nel quale fan tappa pescatori, avventurieri, balordi ubriaconi e nuovi venuti, e la vita notturna è uno spasso garantito. Sin dall'età di sedici anni, Cesária si esibisce in vari locali, in particolare al Café Royal, intonando con gusto le canzoni della sua gente. È una vita ricca di emozioni, certo molto gregaria perché tutti in paese conoscono il suo nome, presto la sua voce risuona persino nelle onde della radio locale. Ma fare la cantante è anche una professione nella quale non gira un soldo, soprattutto per una donna: il resto del panorama musicale, infatti, è composto da soli uomini, gli unici ai quali è consentito prendere in considerazione tale stile di vita.
Così, quella che era iniziata come una passione giovanile già sul finire degli anni Cinquanta, si affievolisce progressivamente a fronte degli stenti e dei tormenti di una vita che presenta sempre il proprio conto. Tre mariti diversi, tre divorzi e tre figli, uno di questi purtroppo scomparso ancora infante, e uno stile di vita rasente il suicida: Cesária beve whisky e cognac tutte le sere, fuma un pacco di sigarette al giorno, ed è afflitta da profondi attacchi di depressione, visibili nelle occhiaie e nello sguardo vacuo che trapela anche dalle fotografie promozionali. Per l'arrivo degli anni Settanta, ormai dolente e vistosamente affaticata, Cesária si è ritirata dalle scene ed è tornata a vivere in casa con la madre per poter dare un tetto ai due figli che le sono rimasti. Sono i suoi "anni bui", momenti nei quali il dolore di una vita mal spesa le preme sulle spalle come un macigno. Preoccupati, gli abitanti di Mindelo organizzano anche una colletta per venirle in aiuto.

La risalita, sia artistica che personale, sarà invero lenta; nell'85 le viene chiesto di incidere un brano per una raccolta storiografica di musica capoverdiana dedicata alle interpreti femminili, un primo tentativo di tornare sulle scene importante soprattutto perché, per svolgere i lavori, Cesária parte alla volta del Portogallo. Poi, qualche anno più tardi, nuovamente in Europa, a Parigi, durante un'esibizione in un ristorante accanto proprio al collega Bana, col quale è andata in tour anche negli Stati Uniti, Cesária viene notata da José Da Silva, musicista e produttore capoverdiano di stanza in Francia, nonché fondatore della Lusafrica, etichetta indipendente nata proprio con l'intenzione di dar voce alla diaspora lusofona dell'Atlantico.
Sul palco, Cesária staglia una figura particolare; posata eppure imponente, incarna lo spirito della morna con naturalezza e pochissimi gesti senza neanche darlo a vedere, tanto le viene naturale esprimerne quello struggente e inconsolabile languore. E poi insiste a esibirsi scalza, un gesto in onore di tutte quelle donne povere come lei - da qui il nomignolo La Diva Aux Pieds Nus. Sarà proprio la Francia infatti, lungo il corso di tre album rilasciati tra il 1988 e il '91 sotto la guida di Da Silva, a innamorarsi per prima, in parte perché l'andamento della morna ricorda alla lontana anche la tradizione della chanson - nel quieto dramma inscenato da Cesária Évora, si può quasi intuire una versione atlantica dell'indimenticata Edith Piaf. Il terzo di questi dischi in particolare, "Mar Azul", segna l'inizio di questa nuova, fortunata fase. Ma sarà l'album successivo a trasformarla in leggenda.

La sodade atlantica

Per l'arrivo di "Miss Perfumado", pubblicato nel giugno del 1992, Cesária è una donna di cinquantuno anni, che ha già visto anche troppo, ha sentito la vita attraversarle la schiena come un treno in corsa e ha imparato faticosamente a fronteggiarla con filosofia e piccole perle di matriarcale saggezza ancestrale - nonostante quel che ne han detto i francesi con quel "diva", è in verità una donna d'innato spirito frugale. Zero pose, nessun fronzolo, solo tanto sconfinato amore, supportato da una pluridecennale esperienza d'interprete: Cesária s'immerge nelle proprie canzoni pesandone ogni parola, evitando l'artificio e donando solo emozione. Una figura dolente, quieta, accompagnata con garbo da un pugno di musicisti del luogo, come i fratelli Toy e Paulino Vieira e il violinista Malaquias Costa, in un set totalmente acustico dal suono a-temporale. "Miss Perfumado" è una collezione semplice, che contiene brani scritti proprio dai più celebri compositori capoverdiani: i già citati Soares e B. Leza, ma anche Manuel De Novas, Dany Mariano e Teófilo Chantre. Ma è la voce di Cesária che meglio sintetizza lo spirito della morna e della coladeira, lasciando trapelare tanto la resilienza quanto il mal di vivere di una donna che, tra povertà, alcolismo e depressione, racconta i sentimenti di chiunque si sia mai sentito perso, almeno una volta nella vita.

Troviamo qui la sua canzone-simbolo, originariamente scritta poprio da Soares: "Sodade", ovvero la versione capoverdiana di quella saudadegià tanto cara ai brasiliani. Una storia di balenieri spazzati via dal flusso della vita e dalla corrente marina, che hanno lasciato la propria terra col peso nello stomaco, e che adesso si trovano corrosi dalla dolce malinconia di una casa che nei ricordi pare perfetta ma che, all'atto pratico, probabilmente non lo sarà mai più:
Chi ti ha mostrato questo cammino lontano?
Chi ti ha mostrato questo cammino lontano?
Il cammino per São Tomé
Mi manca, mi manca
Il mio villaggio di São Nicolau
São Tomé è un'altra piccola isola atlantica, posta migliaia di chilometri più a sud nel golfo di Guinea, di fronte alle coste dell'attuale Gabon.
La connessione tra Capo Verde e il continente africano è ovviamente profonda. È il caso della celebre "Angola", splendido brano di discreto successo al ritmo di coladeira con pianoforte in bello spolvero e concitati battiti di mani, nel quale Cesária celebra la vita notturna dell'Angola del titolo, terra dalla quale provenivano originariamente tanti capoverdiani prima di esser stati strappati dagli schiavisti portoghesi; tolta l'atmosfera di festa in omaggio al sorridente spirito indomito di quel popolo africano, esistono varie interpretazioni sulle liriche del brano, dal momento che non è ben chiaro se Cesária, menzionando il proprio "biglietto di ritorno", stia facendo riferimento alla sua voglia di tornare a casa, o ai pericoli della guerra civile angolana, in corso tra gli anni Settanta e i primi Duemila. Esiste comunque un bellissimo video in bianco e nero per "Angola", che illustra lo spirito di comunione della musica capoverdiana in tutta la sua semplicità, oltre a porre sotto ai riflettori Cesária come gentile ma intensa interprete e ambasciatrice delle proprie genti:


Il continuo accumulo e rilascio di tensione dei solchi di "Miss Perfumado" richiama le onde marine, talvolta lievi, talvolta impetuose, ma pur sempre ineluttabili, di fronte alle quali l'essere umano non può che arrendersi.
Dal lato più spiccatamente struggente della collezione, ci sono il malinconico romanticismo di "Luz dum estrela", una vera e propria sonata al chiar di stelle in un momento di particolare raccoglimento emotivo, ed esempi di splendida morna tradizionale come "Vida tem un so vida" e "Morabeza". Davvero suggestiva "Lua nha testemunha", il brano più lungo del disco con oltre sei minuti di durata: tra filamenti di armonica e un assolo di corde pizzicate, un racconto dal gusto lievemente progressivo.

Riecco invece l'ondeggiante e vibrante pianoforte col pannello aperto di "Bia", che quasi profuma di whisky e ore troppo piccole, e il vibrante il ritratto a ritmo di coladeira di "Cumpare Ciznone", tra i momenti più sardonici in scaletta.
Davvero suggestivi i canti acustici di "Barbincor" e soprattutto "Recordai", sottolineati da mantelli di cavaquinho, un antico strumento a corde della tradizione europea a cavallo tra un liuto e una chitarra, il cui suono a molti ricorderà le incisioni dell'argentina Mercedes Sosa o dei cileni Inti-Illimani, mostrando quindi un ponte tra culture lontanissime, accomunate lungo il corso della storia dal dominio latino-europeo, prima di poter ritrovare, faticosamente e non senza stenti, la propria indipendenza sociale e culturale.
Nonostante provenga da una nazione minuscola, rimasta sempre fuori dai grandi movimenti geopolitici mondiali, Cesária Évora interpreta le storie del proprio popolo con un'onestà che l'accomuna ad altre famose interpreti del Novecento: i popoli del Sudafrica riconosciuti da Miriam Makeba durante l'apartheid, i lamenti dell'isola di Cuba di La Lupe, il mondo arabo scosso dall'impressionante potenza di Umm Kulthum, il profondo dolore del blues degli Stati Uniti raccontato da Nina Simone e Billie Holiday, e tante altre ancora.

Non a caso, chiude l'ascolto una torch songdi rara potenza emotiva: "Tortura", un lamento d'amore universale, accompagnato da uno spiritato violino fuori tono che sottolinea abilmente l'agonia delle liriche senza mai risuonare eccessivamente melodrammatico, ma anzi apportando un parco minimalismo che rende il brano ancor più efficace:
Ho lanciato un SOS
Per la mia solitudine
Perché in quest'oscurità
Mi sento quasi sul punto di morte

Solo Dio conosce la mia agonia
Dovuta alla tua assenza
Un'assenza che mi tortura, mi tortura
Tortura l'intera anima mia
Col successo internazionale di "Miss Perfumado" Cesária si mette sulla mappa come interprete di quella "world music" fedele alla propria provenienza ma che sa affascinare ascoltatori di ogni cultura. Ci saranno tanti altri esempi di morna per bocca sua, dalla ristampa del precedentemente edito "Cesária", che contiene la celebre "Petit pays", al più brillante e positivo "Café Atlantico", nel quale s'intravedono finalmente anche i barlumi di una donna che ha sconfitto l'alcolismo e sa donarsi con nuovo trasporto e una roboante band d'accompagnamento - pur rifiutandosi categoricamente di smettere di fumare sigarette. Del 2002 un duetto col cantante del Mali Salif Keita, mentre con "Voz d'amor", nel 2004, Cesária vincerà addirittura un Grammy.
La sua scomparsa nel dicembre del 2011, a settant'anni compiuti dopo una vita certo non facile, sarà lutto nazionale per Capo Verde e per tutti quegli ascoltatori sparsi nel mondo che hanno trovato conforto nella sua inimitabile vocalità. Anche se talvolta un po' dimenticata, la figura di Cesária Évora ha un che di eterno, la sua musica sarà sempre con noi.

Tracklist

  1. Sodade
  2. Bia
  3. Cumpade Ciznone
  4. Direito di nasce
  5. Luz dum estrela
  6. Angola
  7. Miss Perfumado
  8. Vida tem um so vida
  9. Morabeza
  10. Recordai
  11. Lua nha testemunha
  12. Barbincor
  13. Tortura

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