Christian Rahadi nasce nel 1949 a Giacarta in una famiglia della media borghesia cittadina. Inizia a suonare sin da giovane e si distingue per la sua capacità di destreggiarsi con gli strumenti più disparati.
Curiosamente, ha come vicini di casa i Nasution, famiglia i cui cinque figli, più o meno suoi coetanei, sono tutti musicisti: Keenan suona la batteria, Debby le tastiere, Gauri, Joe Am e Odink la chitarra. I fratelli Nasution, grazie anche alle loro numerose conoscenze, saranno il collegamento principale di Chrisye con l'ambiente culturale di Giacarta, la cui scena musicale giovanile sta esplodendo proprio in quel periodo, spinta anche dal successo di una band epocale come i Koes, il cui impatto locale fu paragonabile a quello dei
Beatles.
Giacarta in quel momento è l'epicentro dell'Indonesia ancor più di quanto non lo sia oggi: infatti, a dispetto dell'enorme estensione territoriale dell'arcipelago e di una popolazione nazionale che superò i 100 milioni di abitanti già nel 1965, all'infuori della capitale mancavano sia le strutture logistiche, sia le organizzazioni e il tessuto sociale adatti a far attecchire una scena culturale capace di generare un ritorno economico. I letterati, gli intellettuali, gli artisti dell'industria cinematografica e musicale provenivano tutti da lì e quei pochi che facevano eccezione vi si dovevano comunque recare per poter emergere.
Ben presto il nome di Rahadi inizia a circolare fra le piccole band locali, in particolare quelle legate al giro dei Nasution, e ha così modo di affermarsi come bassista e all'occasione come cantante, finendo anche a suonare negli Stati Uniti per le comunità di immigrati indonesiani.
Torna in patria in seguito alla notizia dell'improvvisa morte del fratello minore Vicky, per un'infezione allo stomaco, e affronta un momento di depressione, che supera di nuovo grazie ai Nasution, quando lo chiamano per partecipare a un nuovo progetto: la loro band, i Gipsy, ha infatti intenzione di registrare un album insieme al tastierista e compositore Guruh Sukarnoputra, giovane figlio dell'ex-presidente indonesiano Sukarno, deposto tramite colpo di stato nel 1967.
Anche a causa degli scarsi mezzi a disposizione, le sessioni vanno avanti a spezzoni e prendono un arco di tempo molto lungo, dal luglio del 1975 al novembre del 1976: servono però a Rahadi per rientrare a pieno regime nel circuito e pongono le basi per un memorabile 1977, anno del suo debutto discografico, durante il quale uscirà, grazie alla sua partecipazione, una sequenza di incisioni che per impatto culturale è rimasta forse ineguagliata nella storia della musica indonesiana.
È anche in questo momento che inizia a utilizzare lo pseudonimo Chrisye, seguendo la moda dell'epoca, che vide molti musicisti eliminare il cognome o ridurlo alla lettera iniziale.
Inizia il 1977 accettando di partecipare al festival Lomba Cipta Lagu Remaja ("Concorso per giovani autori di canzoni") con "Lilin-Lilin Kecil", scritta dall'autore in erba James F. Sundah. È il tastierista e arrangiatore Yockie Suryoprayogo, che cura gli arrangiamenti del festival, a convincere Chrisye a partecipare: i due stringono così amicizia e iniziano a curare un progetto in proprio, finendo poi per collaborare anche in una colonna sonora sotto l'egida del compositore Eros Djarot.
Così, quell'anno Chrisye pubblica nell'ordine: "Lilin-Lilin Kecil" come parte della compilation "Lomba Cipta Lagu Remaja 1977"; l'album di debutto di Sukarnoputra insieme ai Gipsy, pragmaticamente intitolato "
Guruh Gipsy" (Chrisye canta e suona il basso, oltre a due percussioni tipiche del
gamelan balinese quali
gentorag e
kelenang); "Jurang Pemisah", album intestato a lui e a Yockie S. (nome d'arte del sopraccitato Suryoprayogo); "Badai Pasti Berlalu", album con le musiche dell'omonimo film diretto da Teguh Karya, firmate come già detto da Djarot (Chrisye suona basso e chitarre, oltre a cantare otto canzoni su tredici, mentre Yockie si occupa di tastiere e batteria – sono poi presenti anche due dei fratelli Nasution, la cantante Berlian Hutauruk, il batterista Fariz Rm: è insomma un concentrato di nomi che avrebbero fatto la storia della musica locale).
I vari progetti hanno impatti molto disomogenei fra loro: "Lilin-Lilin Kecil" è una ballata pop che diventa in sostanza la canzone dell'anno; il disco dei Guruh Gipsy è un album fortemente sperimentale che mescola
rock progressivo sinfonico di stampo occidentale e musica tradizionale delle isole di Giava e Bali, esce pertanto senza il supporto di alcuna casa discografica e viene stampato in sole cinquemila copie (diverrà in seguito un'opera di grande culto, dati i nomi coinvolti); "Jurang Pemisah" passa sostanzialmente inosservato nonostante sia un disco pop piuttosto abbordabile, al netto di qualche ingerenza
prog; "Badai Pasti Berlalu", grazie alla spinta del film, diventa infine uno dei casi discografici dell'anno.
Come se non bastasse, nel corso dell'estate Chrisye ha anche registrato un album da pubblicarsi esclusivamente a suo nome, pur ricorrendo alla collaborazione di diversi nomi già presenti nei dischi di cui sopra. "Sabda Alam" ("Il verbo della natura") è così pronto per la pubblicazione già nel gennaio del 1978: è il disco che lo impone definitivamente come la più grande stella della musica nazionale, ruolo che non avrebbe più abbandonato. L'impatto culturale di Chrisye sul proprio paese è a oggi paragonabile soltanto a quello del cantautore Iwan Fals (tutt'altra storia e orizzonti musicali, possibilmente da raccontare in futuro su questi lidi).
A suonarlo quasi per intero sono Chrisye e Yockie, nei loro soliti ruoli, insieme a Keenan Nasution (batteria) e in un paio di brani al tastierista Ronny Harahap, già nei Gipsy. I testi sono firmati perlopiù dall'attore Junaedi Salat, che sta avendo un certo successo in quel momento anche come autore di canzoni. Sukarnoputra, pur non partecipando alle sessioni, dona infine a Chrisye due inediti (c'è anche una terza traccia a sua firma, ma si tratta di una rilettura dei Guruh Gipsy).
I lavori sono diretti da Chrisye e Yockie, col supporto del tecnico del suono Broer Rusmin (in seguito alla corte di Iwan Fals): i due creano una discreta aura di mistero intorno al disco, dato che per alleggerire la pressione durante le sessioni di registrazione negano l'accesso ai responsabili dell'etichetta Musica, i quali si ritrovano a sperare che quella segretezza non produca un risultato difficile da vendere.
Per loro fortuna l'album, certamente ricco e raffinato, si rivelerà anche molto appetibile dal punto di vista commerciale, cristallizzando il
sound inaugurato proprio da Chrisye e compagni con le altre uscite del periodo, in seguito denominato dai media locali come
pop kreatif: il genere è stato ampiamente analizzato su OndaRock nell'articolo "
Pop kreatif – Quando l'Indonesia scoprì il proprio suono moderno", di cui si consiglia la lettura. In questa sede, ci si limiterà a definirlo come una sorta di parallelo locale del
city pop giapponese, date le molte influenze comuni (
funk, jazz fusion, disco, boogie, pop
westcoastiano, musica latinoamericana), con in aggiunta qualche richiamo all'ala sinfonica del
rock progressivo.
La scaletta è inaugurata da "Juwita", propulsa da un andamento
disco music che intreccia un
groove di basso mixato a volume sostenuto e un
pattern di pianoforte sincopato, mentre i sintetizzatori si prodigano nei suoni più disparati, imitando archi, legni e clavicembali. La canzone è ingegnosa anche dal punto di vista armonico: il tratto iniziale, affidato a cori femminili profumati di samba e jazz, è infatti caratterizzato da un netto cambio di tonalità, che passa da Mi maggiore a Do maggiore per poi tornare al Mi nel giro di appena un paio di accordi.
Il testo è una poesia d'amore con diversi riferimenti alla cultura locale:
Dolcemente sento lo sguardo della luna,
sei la mia dea, stella del mattino,
non c'è luce che io desideri di più,
turbi l'anima col tuo fascino.
Bella come un panorama al violetto del tramonto,
quando il cuore è ubriaco d'amore,
sono cullato dal fuoco di Smara,
come la leggenda di Rama e Sita.
Sei bella come un fiore nella reggia delle farfalle,
luce del cuore, guida della mia vita,
il calore converge, non ci sono parole dolci come il miele,
il desiderio conduce alla felicità sognata
Il "fuoco di Smara", nel testo originale "Smaradahana", si riferisce a un poema in giavanese antico, scritto dal poeta di corte Mpu Dharmaja nel XII secolo: la storia racconta di come la dea Parvati, sposa di Shiva, abbia chiesto al dio dell'amore Smara di rintracciare il marito, che si era ritirato sui monti per meditare, e di far sorgere in lui il desiderio di rivederla. Smara esegue la sua richiesta e colpisce Shiva con un dardo d'amore decorato da un fiore, ma Shiva, furibondo per essere stato disturbato, apre il suo terzo occhio e lo incenerisce sul posto. Colta dalla disperazione, la moglie di Smara, Ratih, abbraccia l'amato mentre è ancora in fiamme, e brucia con lui. Alla fine Shiva avrà tuttavia pietà della coppia, facendo discendere Smara nello spirito degli uomini e Ratih in quello delle donne, rendendoli così indissolubilmente legati ai rapporti amorosi degli esseri umani.
Rama, avatara di Visnù, e sua moglie Sita sono i due protagonisti del poema in sanscrito epico "Ramayana", uno dei testi più importanti dell'induismo. Essendo lungo oltre tre volte l'"Iliade", non è questo il luogo in cui riassumerne la trama: il punto chiave è che nella canzone i due personaggi servono a impersonificare il concetto di amore e a dargli un'aura sacrale.
La
title track è un lento che emerge da un paesaggio bucolico attraversato da una varietà di cinguettii e dominato dai suoni delle tastiere, fra
string synth eterei e romanticismi pianistici. L'ingresso della batteria nel ritornello la trasforma in un inno liberatorio, quasi a rappresentare il sorgere del sole, mettendo così in atto lo sviluppo del testo:
Il cinguettio degli uccelli che cantano,
segno che il mondo apre il giorno
e anche la rugiada svanisce,
accogliendo l'alba.
Per un attimo sono incantato
dalla vita effimera,
[dalle] delizie dell'universo,
[dalle] isole splendide e incontaminate. [nota 1]
Sembra che il mattino sorrida dolcemente,
la brezza soffia, risveglia lo spirito:
sorriderà anche domani,
donandomi il calore di un milione di sensazioni?
Il verbo della natura
trascina via il mio umore,
a volte la noia
afferra l'anima.
Il verbo della natura
compie un destino inarrestabile,
il sentimento dell'amore e il sentimento della vergogna
si fondono in uno
"Smaradhana" è il ripescaggio dal repertorio dei Guruh Gipsy. Questa nuova versione elimina gli elementi tradizionali dall'arrangiamento, trasformando in maniera sorprendentemente naturale un brano lento e attraversato dalle armonie della musica indonesiana, grazie a un andamento ritmato e pienamente occidentale, con elementi che ripescano da
disco music,
soft rock dall'indole progressiva (si potrebbe azzardare un paragone coi
Supertramp) e addirittura
ragtime (le coloriture del pianoforte).
Anche questo testo è incentrato sulle figure di Smara e Ratih, e fotografa il momento esatto in cui le due divinità, ridotte in cenere, penetrano lo spirito umano portandovi il sentimento dell'amore:
Dea Ratih,
figura vivente della mia fantasia
nella mia vita assetata di romanticismo,
il piacere di essere innamorati.
Nobile dio, [nota 2]
si dissolve la cenere dell'amore,
penetra nell'anima,
ruba la calma al pensiero.
Così divento inquieto,
una tempesta di dolore,
come se non potessi
trattenere la passione
di chi si ama.
L'onda della passione
nell'oceano dei sentimenti
mi incanta,
cullato dall'amore
Se "Duka Sang Bahaduri" è un lento che rinuncia alla sezione ritmica per far risaltare i barocchismi dell'arrangiamento, "Cita Secinta" è viceversa scandita da una batteria
midtempo che nel ritornello gioca con l'
hi-hat in levare, oltre che dai saliscendi di dinamismo del pianoforte.
Il primo inedito di Sukarnoputra è "Kala Sang Surya Tenggelam", raffinata ballata pianistica in cui le discese armoniche e le oscillazioni fra minore e maggiore restituiscono il clima teso e intimamente drammatico del testo:
Il sole tramonta
inghiottito dalla nebbia oscura,
crepuscolo cupo
nel cuore spezzato e sbiadito.
[Nel] cammino tortuoso della vita,
due giovani hanno perso
il rimedio al proprio desiderio, la persona amata,
affrontano una prova.
Notte opprimente,
luna triste e vulnerabile,
una fanciulla sopporta un desiderio ardente
Il brano è stato reinciso da Chrisye nel 1997, in una versione che è poi finita nella colonna sonora dell'eccellente serie "
Gadis Kretek" (titolo internazionale: "Cigarette Girl"), uno dei maggiori successi televisivi indonesiani del 2023. Non è un caso, dato che una buona parte dell'opera è ambientata fra il 1966 e il 1975: il testo della canzone è il perfetto ritratto del senso di oppressione patriarcale subito dai giovani indonesiani in quell'epoca, quando in particolare i rapporti sentimentali delle ragazze potevano naufragare molto facilmente, laddove un genitore avesse disapprovato la loro relazione (l'Indonesia è da questo punto di vista un paese piuttosto conservatore ancora oggi, per quanto la situazione sia ovviamente molto migliorata nel corso del tempo).
Dopo l'epicità sinfonica di "Citra Hitam" e "Adakah", capaci di rivaleggiare con i momenti più romantici e ariosi dei
Genesis di "Wind & Wuthering", l'album giunge al termine con "Anak Jalanan", l'altro inedito di Sukarnoputra: si apre con un pianoforte ben scandito e nelle strofe segue una progressione di accordi discendenti che rimanda a grandi classici del pop angloamericano
anni Sessanta, come "Sunny Afternoon" dei
Kinks e "One" di
Harry Nilsson, trasportandoli però nella tecnologia del proprio tempo, con il profluvio di tastiere analogiche che caratterizza del resto l'intera opera.
Il ritmo serrato, a tratti quasi marziale, si abbina ancora una volta alle parole, che accusano la società dell'epoca e la sua rigidità nei confronti dei propri figli (nonostante il tono si mantenga generico, in un regime come quello del generale Suharto anche rivendicare il bisogno di comprensione dei giovani non era un gesto da poco):
Ragazzo di strada, coleottero metropolitano,
sempre in mezzo alla folla da solo,
ragazzo di strada, vittima dell'ipocrisia,
sempre da solo in mezzo alla folla.
Non hai un luogo dove sfogarti,
un posto in cui riversare ciò che hai nel cuore,
l'affetto di padre e madre
è soltanto un'illusione. [nota 3]
Giovane donna, fiore metropolitano,
sempre inquieta nell'attesa,
Giovane donna, vittima delle circostanze,
sempre in attesa nell'inquietudine,
non hai l'approvazione per incontrarlo,
l'approvazione per vivere insieme,
l'affetto di padre e madre
è soltanto etichetta.
Figlio dell'alta società [nota 4], simbolo della metropoli,
chiedi una vita di tranquillità,
figlio dell'alta società, vittima degli impegni,
vivi irrequieto tra la folla,
non c'è tempo per incontrarsi,
tempo per l'affetto o per sfogarsi,
a causa dei genitori metropolitani
sei solo uno schiavo degli impegni
L'album ha un successo immediato e vende 400mila copie, la maggior parte delle quali in formato cassetta. Chrisye rimane l'alfiere del
pop kreatif ancora per diversi anni, e la sua fama è tale che anche quando il resto della corrente declina commercialmente, con l'ingresso negli
anni Novanta, la sua carriera non ne risente. Senza mai involgarire la proposta, pur con qualche concessione sentimentale di troppo da un certo punto in poi, rimane sulla cresta dell'onda fino alla sua morte, che avviene il 30 marzo 2007, all'età di 57 anni, a causa di un cancro ai polmoni.
Da lì il suo mito non ha fatto che aumentare. Nel 2011 Rolling Stone Indonesia l'ha eletto terzo miglior musicista indonesiano di sempre (sopra di lui soltanto i già citati Koes e Iwan Fals). Nel 2017 è uscito un film dedicato alla sua vita, "Chrisye", per la regia di Rizal Mantovani. Nel 2021 la band Diskoria, il duo di produttori Laleilmanino e la cantante Eva Celia hanno pubblicato il brano "C.H.R.I.S.Y.E.", seguendo per filo e per segno i crismi del suo
pop kreatif, e ottenendo uno dei più grandi successi nazionali di quella stagione. Se poi si dovessero contare le cover da parte di altri artisti e i concerti tributo, servirebbe un articolo a parte.
In tutto questo, "Sabda Alam" rimane probabilmente il suo miglior biglietto da visita, l'album
pop kreatif perfetto.
[nota 1] Così come in Italia, per metonimia, lo stivale può indicare il nostro paese, così in Indonesia il termine "nusa" (isola/e) può indicare il loro.
[nota 2] Smara questa volta non è citato per nome, ma appellato con l'onorifico "Andika Dewa", ossia "nobile dio".
[nota 3] e
[nota 4] In questo brano compaiono espressioni tipiche indonesiane ardue da tradurre: si è cercato di mantenerne il senso. "Peri palsu" si traduce letteralmente come "fata falsa": "illusione" è decisamente più comprensibile. Allo stesso modo, "Anak gedongan" significherebbe "figlio dei palazzi", ma il concetto è reso meglio da "figlio dell'alta società".