La prossima vita, implacabilmente gemella della precedente, è "Amnesiac", più caldo, lieve, rilassato, ma forse ancora più disperato. E' un album sulla memoria, e sul fatto che a volte ci tornano in mente cose che avevamo dimenticato.
I pezzi che compongono l'album sono tutt'altro che scarti o semplici b-sides delle session di "Kid A". In essi emerge, in modo sempre più marcato, il distacco dei Radiohead dalla comune forma canzone, in favore di uno sperimentalismo (quasi) mai gratuito. Del mood che ha caratterizzato il suo album gemello ritroviamo una sempre maggiore propensione all'elettronica e di processi di editing (i loop "rotanti" e la voce al contrario di "Like Spinning Plates" e il magma vocale di "Pull/Pulk Revolving Doors"). Parallelamente, vengono accoppiate composizioni più prettamente "pop" come la stupenda "Knives out" o il ritmo club/acido di "I Might Be Wrong" o l'urgenza politica e lirica di "Dollars And Cents".
Il disco inizia con la vellutata e sofisticata "Packt Like Sardines In A Crushd Tin Box": e proprio "sardine impacchettate dentro una scatola schiacciata" sembrano le numerose piccole invenzioni del brano, dalla batteria sintetica all'accattivante linea di basso, dai balbettii di sottofondo allo spiazzante messaggio del testo: "Dopo anni di attesa non è arrivato nulla/ Mentre la tua vita è passata come in un flash davanti ai tuoi occhi/ Ti rendi conto... Sono un uomo ragionevole, stai alla larga, stai alla larga da me/ Dopo anni di attesa/ non è arrivato nulla. E ti rendi conto che stai cercando, stai cercando nel posto sbagliato".
E' un enigmatico antipasto; la portata principale è "Pyramid Song": semplicemente un ispirato ed emozionante poema (un'ottava) sulla morte, raccontato con gli occhi di chi è ormai lontano dal mondo: "Sono saltato sul fiume, e cosa ho visto? Angeli dagli occhi neri nuotavano con me.
Una luna piena di stelle e auto astrali. Tutte le cose che ero abituato a vedere
Tutte le mie amanti erano lì con me. Tutto il mio passato e futuro.
E siamo andati tutti in paradiso su una barchetta a remi. E non c'era nulla di cui aver paura, e niente di cui dubitare". Chiunque può notare come siano sorprendenti l'andatura zoppicante del pianoforte, la batteria che entra in controtempo e l'arrangiamento di archi.
La successiva "Pulk-Pull Revolving Doors" sembra un massacro per le orecchie, ma è l'unica canzone che può seguire, con ingegnosa contrapposizione, "Pyramid Song". E' una appropriata punizione sonora senza la quale (eliminandola con il tasto skip), "Amnesiac" ansima anziché fluire, e nella quale Thom Yorke sfoga la sua ossessione per le porte, di cui decanta metaforicamente ogni tipo.
Ci si addentra così nel cuore dell'album: "You and Whose Army" inizia come una molle e biascicata polemica contro Tony Blair ("Avanti, avanti, tu e l'esercito di chi? Tu e i tuoi compari …/ Sacro Romano Impero/ Vieni, vieni se pensi/ di poterci conquistare") e finisce annichilendo l'ascoltatore con una planata di stupore sull'infinito, lasciandolo in un turbine di pensosa malinconia: "Dimentichi così facilmente…/ Stanotte cavalchiamo/ Cavalli fantasma."
A risollevare il morale ci pensa "I Might Be Wrong", che con il suo riff ossessivo potrebbe richiamare "The National Anthem"; ma l'andamento è più insinuante, sottile, quasi trendy: "Potrei sbagliarmi /ma avrei giurato di aver visto una luce avvicinarsi. Pensavo/ Che non ci fosse rimasto alcun futuro/ Apri, ricomincia da zero, andiamo sotto la cascata/ Pensa ai bei tempi/ Non guardare indietro. Che farei? Se non avessi te. Apri e lasciami entrare/ Andiamo sotto la cascata. Concediamoci un momento felice. Non è niente. Niente…". L'apice di questa levità commovente è raggiunto da "Knives Out", una deliziosa e delicata canzone sul cannibalismo, e dal lezioso rifacimento acustico e zeppo di campanellini di "Morning Bell".
"Dollars And Cents", canzone insieme leggera e pesante con un orecchiabile giro di basso e una batteria spazzolata, inveisce contro la globalizzazione: "Noi siamo i dollari e i centesimi, la sterlina e i pence, e il marco e lo yen, e stiamo per spezzare la tua piccola anima.../ E' tutto finito, la bimba sta piangendo, è tutto finito".
Poi, la canzone più difficile e affascinante, "Like Spinning Plates", che, costruita con suoni al contrario, dal vivo si trasforma in un'ammaliante e sospesa ballata per pianoforte: ma in questa versione dà proprio l'idea di lamine rotanti su cui si libra la poesia: "Mentre tu fai discorsi graziosi/ Io mi sento fatto a pezzi/ Mi hai dato in pasto ai leoni/ Un equilibrio delicato/ Ed è come se ci fossero delle lamine taglienti che girano/ Sto vivendo nella terra nuvolosa del cuculo/ Ed è come se ci fossero delle lamine taglienti che girano/ Il mio corpo sta galleggiando sul fiume fangoso". E quale spiazzante finale dell'album potevano scegliere i Radiohead, se non una canzone di jazz futurista che smentisse tutti i precedenti ghirigori elettronici? Suonata con l'accompagnamento del jazzista ottantenne Humphrey Littleton, "Living In A Glasshouse" è un trattato sull'angoscia da sovraesposizione mediatica: "Di certo mi piacerebbe sedermi a parlare/ Mi piacerebbe restare e discutere/ Di certo mi piacerebbe sedermi e chiacchierare/ Ma qualcuno sta ascoltando/ Di nuovo siamo affamati di linciaggio/ E' uno strano errore da fare/ Dovresti porgere l'altra guancia/ Vivendo in una casa di vetro". Un colpo di scena che ricorda, in chiave funebre, le orchestre ambulanti di New Orleans.
Kid A (2000)
Amnesiac (2001)