L'abbandono del chitarrista Uli Jon Roth, sostituito da Matthias Jabs, provocò uno scarto stilistico che avrebbe segnato la storia degli Scorpions. Fino al 1978 dell'album “Taken By Force”, che già mostrava una crescente inclinazione radiofonica, la band di Hannover proponeva un hard rock con evidenti tratti psichedelici, dovuti alla chitarra di Roth, appassionato di Jimi Hendrix. Quest’ultimo decise di lasciare la band perché il resto dei membri non approvava la sua volontà di spingere sempre più il sound in quella direzione e di proporre testi influenzati dalla filosofia orientale. Da brani come “Steamrock Forever” e “He’s A Woman – She’s A Man” traspare infatti, specie dalla ricerca di ritornelli innodici da parte del cantante Klaus Meine, la volontà di creare musica più diretta, adatta anche a un contesto da stadio, pur senza rinunciare all'aggressività. Benché nessuno neghi la validità di dischi come il succitato “Taken By Force” o gli appena precedenti “In Trance” (1975) e “Virgin Killer” (1976), è però evidente che gli Scorpions passati alla storia siano quelli successivi all’ingresso in formazione di Jabs. Fu dunque l’arrivo del nuovo chitarrista, in linea con i desideri di svolta del resto della band, a fare degli Scorpions una delle formazioni cruciali e di maggiore successo del panorama hard rock europeo.
“Lovedrive”, uscito nel febbraio del 1979, è il disco che getta il seme per tutto quello che verrà, sposando brani a presa rapida al gusto per soluzioni mai banali e ibridazioni che scardinano lo standard del genere proposto. Un’opera quindi di transizione, ma anche apicale per quanto concerne idee e invenzioni. Anche se i grandi successi planetari degli Scorpions sarebbero arrivati solo qualche anno più tardi (si pensi a “Rock You Like A Hurricane” e “Winds Of Change”), “Lovedrive” già contiene alcuni dei classici della band. È difatti qui che viene a crearsi quel canone che alterna brani spinti – diversi dei quali a tal punto dallo sfociare nell'heavy metal – a ballate suadenti, imitatissimo poi anche negli Stati Uniti: cosa non da poco, trattandosi di una band tedesca. Se l’influenza di “Lovedrive” ammessa da band come Megadeth e Mötley Crüe non sorprende, quella manifestata da Billy Corgan testimonia un raggio d'azione più ampio di quanto non venga abitualmente considerato (il cantante degli Smashing Pumpkins avrebbe poi collaborato con la band nel 2007, prestando la voce a “The Cross”, dall'album "Humanity: Hour I").
La continuità del disco è sorprendente anche considerando il contesto turbolento in cui venne registrato: ad affiancare la voce di Meine e la sezione ritmica, composta da Francis Buchholz (basso), Herman Rarebell (batteria) e Rudolf Schenker (chitarra ritmica), a un certo punto venne chiamato anche il fratello di quest’ultimo, Michael, da aggiungere a Jabs come ulteriore chitarra solista. La sua presenza durò appena qualche mese, prima di lasciare la band per fondare un progetto in proprio (il Michael Schenker Group, che avrebbe fatto a sua volta la storia dell'hard rock), con un sospiro di sollievo da parte di Jabs, che non aveva apprezzato l'affiancamento. Il contributo di Schenker comparirà soltanto in tre brani fra gli otto in scaletta (“Lovedrive”, “Another Piece of Meat” e “Coast To Coast”).
L'album cristallizza anche dal punto tematico il rock duro degli anni Ottanta. Con una title track intrisa di pulsioni sessuali ed eccessi, alla quale si rifà probabilmente anche la problematica copertina di Storm Thorgerson, che ritrae due amanti sul sedile posteriore di un’auto di lusso, con la mano di lui connessa al seno di lei da un’appiccicosa striscia di gomma da masticare.
L'iniziale "Loving You Sunday Morning", pur non uscita come singolo, ebbe un notevole spazio radiofonico negli Stati Uniti, iniziando a creare il culto americano degli Scorpions. Del resto, con la strofa dettata da una chitarra ritmica serrata, le armonizzazioni corali durante il ritornello e la batteria possente e dritta, parte della formula vincente della band era già lì. Anche l’assolo, melodico e fluido come mai si era sentito nella fase dominata da Roth, esigeva l’attenzione di folle sempre più grandi.
Le allusioni sessuali continuano nella successiva “Another Piece Of Meat”, a energia quantomeno raddoppiata, però. Si tratta di una scorribanda heavy metal con ritornello in accelerazione, destinata a dominare molti dei live anni Ottanta della band: comprime in tre minuti e mezzo riff taglienti, fondali di chitarra effettata e uno stile batteristico particolarmente chiassoso, con i piatti in primo piano. Gli assoli sono saettanti e rendono ancora più minacciosa la tempesta elettrica scatenata dalla band.
Alla posizione numero tre dell’indice, “Always Somewhere” ribalta completamente l’umore e i toni del disco. Ammiccamenti e tensione sessuale cedono il posto a romanticismo, nostalgia e una riflessione sull’amore a distanza: si tratta di una power ballad archetipica, con strofa appoggiata sul arpeggi elettrici dal timbro pulito, appena ritoccati dall'eco, un ritornello struggente e un assolo epico a condurre verso il finale. Pur pagando pegno a sua volta ai Lynyrd Skynyrd (c'è una certa somiglianza strutturale con la loro "Simple Man"), “Always Somewhere” è un brano particolarmente influente e imitato – basti pensare alle ballad più famose dei Guns N' Roses.
L'atmosfera torna minacciosa in chiusura del primo lato del vinile, con il midtempo strumentale di "Coast To Coast", dal taglio quasi cinematografico (in particolare per le linee di basso di Buchholz, che sfruttano con sapienza il legato). L'altra facciata si apre con “Can’t Get Enough”: la brevità e l’approccio ne fanno un pezzo dal tiro quasi punk, per quanto il suono sia saldamente ancorato all'heavy metal.
Non sempre apprezzata dai puristi del rock più duro, la successiva "Is There Anybody There?" rappresenta uno dei momenti più visionari della scaletta, con la chitarra ritmica di Schenker e la batteria di Rarebell impegnate in un andamento reggae e il ritornello attraversato da squisite armonie vocali, sembra una risposta hard rock al suono dei Police.
Il gran finale è affidato a “Holiday”, il momento più vicino al rock progressivo, con il suo inizio cupo composto da intrecci di chitarre acustiche, il testo escapistico che trasforma la vacanza in una necessaria fuga dall’ottenebrante quotidianità, ma soprattutto la sua struttura articolata divisa in tre parti: una ballata, una cavalcata elettrica con armonie vocali eteree, e una coda strumentale che riprende il tema iniziale per poterci ricamare un assolo.
Il brano ha conquistato nel corso del tempo gli ammiratori più disparati, da James Hetfield dei Metallica a Jon Bon Jovi, fino a Noel Gallagher degli Oasis. Si tratta peraltro di uno dei più amati dai fan, al punto da diventare l’immancabile bis di numerosissimi concerti della band, benché spesso con un arrangiamento semplificato.
Lasciata la Rca l'anno precedente, il gruppo fa uscire "Lovedrive" per la Harvest in Europa e per la Mercury sul mercato nordamericano: un po' per la formula più appetibile, un po' per il maggiore supporto delle case discografiche rispetto al passato, l'album si trasforma nel loro primo successo: raggiunge il numero 11 nella nativa Germana (loro primo ingresso in top 20, venderà 250mila copie), il numero 36 nel Regno Unito (primo ingresso in top 40) e il numero 55 negli Stati Uniti (per 500mila copie vendute entro il 1986). Quest'ultimo è senza dubbio il risultato più importante, visto che fino a quel momento gli Scorpions non avevano mai toccato la top 200 da quelle parti. Da lì in poi i risultati andranno in costante crescendo, imponendoli meritatamente fra le rock band più rappresentative degli anni Ottanta.