Héctor Lavoe e Willie Colón, ovvero due degli artisti di punta nella storia della salsa: il primo è stato la voce maschile per antonomasia del genere, noto col titolo di "cantante de los cantantes", il secondo è il più importante musicista, un produttore e arrangiatore che ha dominato la scena dalla fine degli anni
Sessanta alla metà dei
Novanta, dettandone l'evoluzione. Le loro vite sono state molto diverse, per quanto da un certo punto in poi si siano intrecciate e lo siano rimaste a lungo.
Lavoe nasce nel 1946 a Ponce, Porto Rico, e ha una giovinezza molto difficile, segnata dalla morte della madre quando è ancora bambino e da quella di un fratello per overdose. Disattende le aspettative del padre che vorrebbe fargli studiare musica classica per confrontarsi invece con ciò che sente per le strade del suo paese. Cantanti come Daniel Santos e Ismael Rivera ne influenzano profondamente la crescita artistica, indirizzandolo verso quel calderone di stili che si sarebbe appunto cristallizzato sotto il nome di salsa.
A 17 anni è già un cantante ammirato a livello locale, ma non ha grandi possibilità di crescita professionale per via della carenza di una vera e propria industria musicale: decide così di andarsene a New York, all'epoca già nota per la sua ricca comunità di immigrati portoricani, che ha messo in piedi un circuito di locali in cui potersi esibire e ha trovato più volte sbocchi discografici ai suoi nomi più importanti. Proprio un anno dopo l'arrivo di Lavoe a New York, nasce la Fania Records, che diventerà la casa discografica salsa per antonomasia.
Per Colón è tutto meno rocambolesco: nasce nel 1950 a New York, da genitori portoricani, e si dimostra musicista prodigio sin da bambino, dapprima alla tromba e poi al trombone, di cui preferisce il suono. Johnny Pacheco – polistrumentista e produttore, ma soprattutto fondatore della Fania – lo nota mentre si esibisce al Club de la Legión Americana, nel Bronx, e lo scrittura subito per la sua etichetta. Nel 1966 gli mette a disposizione un'orchestra e gli offre di registrare un album in proprio, a patto che trovi un cantante.
Insieme selezionano Lavoe, che sta a sua volta iniziando a farsi notare nei locali del Bronx. Così, a soli 16 anni, Colón scrive e arrangia il suo disco di debutto quasi interamente da solo, mostrando la prima scintilla di un talento destinato a segnare la storia della musica latinoamericana. Lavoe è il cantante principale del disco, che si intitola "El malo" ed esce nel 1967. Il suo nome non compare in copertina, dato che è il leader dell'orchestra ad avere la priorità, ma la sua voce limpida e la sua tecnica perfetta rappresentano parte del motivo che impone il lavoro all'attenzione della comunità ispanofona statunitense.
Da lì in avanti il duo prosegue a collaborare imperterrito: i dischi escono inizialmente a nome Colón, poi anche il nome di Lavoe comincia a comparire nelle copertine, benché con i caratteri in dimensione ridotta.
Nel 1975 la Fania decide che Lavoe può finalmente avere il suo spazio e gli concede un disco in proprio: è una separazione solo di facciata, dato che il progetto è prodotto da Colón, e serve a dare più luce a un cantante il cui carisma ha un'evidente presa sul pubblico. "La voz" esce nel 1975 e ottiene un grande successo, così come i successivi "De ti depende" (1976) e "Comedia" (1978).
Poi qualcosa si rompe: Lavoe durante gli anni
Settanta, nonostante i grandi riscontri ottenuti, sprofonda nella depressione ed è sempre più dipendente dall'eroina. L'aiuto dei colleghi e i periodi passati nei sanatori non sortiscono alcun effetto: il suo nome comincia a venir considerato difficile da gestire e inaffidabile per quanto riguarda l'attività concertistica, a causa dei ritardi dovuti alle sue condizioni fisiche, che portano talvolta all'annullamento delle date.
La Fania continua a fargli pubblicare dischi, che però all'improvviso non generano più alcun interesse. Il passaggio dai Settanta agli
Ottanta è un periodo di grande mutamento per la salsa: il cantautore panamense Rubén Blades la trasforma in un genere politicamente impegnato e la Fania entra in una profonda crisi dovuta a una serie di scelte sbagliate a livello gestionale, che nel giro di pochi anni gli aliena molti dei suoi artisti più noti.
Colón rimane invece sulla cresta dell'onda, facendo coppia con Blades e pubblicando dischi epocali come "Siembra" (1978) e "Canciones del solar de los aburridos" (1981). È a quel punto che la Fania gli chiede di tornare a fare coppia con Lavoe, allo scopo di rilanciarlo: l'etichetta non si può permettere di far rimanere in cantina il suo cantante più talentuoso.
L'occasione sembra arrivare quando gli viene chiesto di registrare la colonna sonora per "Vigilante", violento
thriller con regia di William Lustig, in cui Colón fa una comparsata come attore. La musica alla fine non viene utilizzata nel film, ma la Fania la pubblica lo stesso: per ironia della sorte, mentre la pellicola si risolve in un fiasco commerciale, l'album diventa uno degli ultimi grandi successi dell'etichetta.
Entrambi i lati del vinile si aprono con un brano da 6-7 minuti e si chiudono con uno da 11-12 minuti. Anche per questo motivo il disco è considerato il simbolo della
salsa dura, quella variante del genere che concede ampio spazio sia alla reiterazione, sia alle divagazioni strumentali: benché ambo gli artisti avessero già attraversato simili territori, non era mai successo che un loro disco – e forse un disco di salsa in generale – contenesse così poche tracce e che la più breve durasse 6 minuti.
Colón dirige le sessioni, mentre gli arrangiamenti sono curati per il primo lato dal suo fido pianista Héctor Garrido, e per il secondo dal giovane percussionista Louie Cruz Beltran, di formazione jazzistica.
L'iniziale "Triste y vacía", cantata da Lavoe, è stata scritta per l'album dal misconosciuto autore portoricano Luis López Cabán, sul quale non si ha praticamente alcuna notizia: il suo nome rimane legato esclusivamente a questa canzone, peraltro celeberrima.
La struttura è piuttosto complessa: i primi tre minuti sono occupati da una canzone con classica alternanza di strofa e ritornello, seguita da un piccolo interludio strumentale che guida verso il
coro-pregón (è un elemento tipico della salsa e consiste in un botta e risposta fra voce solista che divaga e coro che ripete sempre la stessa frase). Dopo il quarto minuto c'è una sezione strumentale al ritmo di mambo, seguita dalla ripresa del
coro-pregón (prima per voce e fiati, poi di nuovo per voce e coro), che porta il tutto verso la conclusione.
Gli strumenti sono dosati con maestria: la sezione fiati brilla in particolare durante la parte iniziale, il pianoforte durante lo stacco mambo, i
timbales durante i botta e risposta, ma ogni elemento è più o meno presente per gran parte della durata.
La
title track è scritta e cantata da Colón ed è l'unico brano del disco in cui Lavoe è assente. Si distingue per la lunghezza, l'arrangiamento eterodosso e la struttura libera, con spazi destinati in parte al virtuosismo strumentale e in parte a creare un'atmosfera da dramma cinematografico.
La volontà di espandere i confini del genere è palesata anche dalla presenza di strumenti insoliti per il mondo della salsa, suonati da musicisti provenienti da altri contesti: il sax soprano è affidato al jazzista sudafricano Morris Goldberg, che in quel periodo si è spostato a New York per studiare e lavora sia come turnista, sia come musicista televisivo; la chitarra elettrica allo svedese Georg Wadenius, che nel paese natio si è diviso fra gruppi jazz-rock e dischi di musica per bambini, prima di spostarsi negli Stati Uniti dove è stato per qualche anno membro dei Blood Sweat & Tears; la sezione archi è infine diretta dal violinista classico Harold Kohon, già membro della New York Philharmonic Orchestra.
Sia Goldberg, sia Wadenius si distinguono per impressionanti virtuosismi ai rispettivi strumenti, mentre gli archi di Kohon colorano il brano di saliscendi emotivi dall'inizio alla fine, in un vortice incessante. La sezione fiati, il piano e le percussioni mantengono i piedi saldi nella salsa, ma tutt'intorno è un fiorire di influenze che spaziano dal jazz-rock al
prog, da
Ennio Morricone alle colonne sonore del movimento
blaxploitation.
"Juanito Alimaña" è firmata dal portoricano C. Curet Alonso, attivo nel giro della Fania e fra i più grandi autori nella storia della salsa (difficile trovare interpreti che non abbiano affrontato sue canzoni). Lavoe torna alla voce e guida un arrangiamento più canonico, ma la struttura del brano non rinuncia al solito giro di variazioni, fra canzone,
coro-pregón e mambo. Il bassista di casa Fania, Sal Cuevas, si prodiga in una complessa linea di basso, che fa ampio ricorso a
slap e armonie jazz.
Chiude la scaletta l'altro brano espanso, "Pasé la noche fumando", composto da Colón su testo di Curet Alonso, cantato da Lavoe e Colón in coppia. Vi partecipa Yomo Toro, virtuoso del
cuatro portoricano, cordofono parente della chitarra. Allo strumento viene dato ampio spazio: accompagna la sezione ritmica per l'intera durata e si ritaglia anche un assolo dal taglio quasi dissonante, spostando in parte il baricentro verso la musica folk, a compimento di un album all'insegna della contaminazione.
Sono di valore anche i testi: "Triste y vacía" denuncia per esempio i pregiudizi verso il mondo femminile, avendo per protagonista una donna vittima di tradimento che tuttavia finisce dipinta come promiscua dalle voci di corridoio ("Ha saputo mantenersi con decenza, anche se molti pettegoli la diffamano, anche se molti inventano storie su di lei"); "Vigilante" e "Juanito Alimaña" trattano il mondo del crimine, la prima narrando di quartieri degradati in cui i lavoratori onesti sono costretti a organizzarsi in squadre di difesa per non essere sopraffatti, evitando il ricorso alle istituzioni in cui evidentemente hanno perso fiducia (i versi furono ispirati da un fatto di cronaca in New Jersey, lo stesso che aveva spinto Lustig a girare il film), la seconda racconta invece di un delinquente di strada che vive fra truffe, rapine e minacce, protetto dall'omertà e dalla connivenza della polizia, con cui ha contatti. "Pasé la noche fumando" è un lamento sentimentale più canonico, per quanto molto struggente ("Ti sento in ogni impronta che hai lasciato in me, sei il grande padrone che mi ha detto addio, cerco quel benessere che ti sei portata via, rimpiango quel tempo così nostro").
"Triste y vacía" e "Juanito Alimaña" si impongono da subito fra gli standard della salsa, suonate e ballate ovunque, mentre i due brani più lunghi rimarranno appannaggio degli appassionati, ma contribuiscono ancora oggi in maniera cruciale all'espansione del culto dell'album (basti pensare che attualmente è il disco del 1983
con la media più alta nel database RateYourMusic).
Lavoe, tornato sulla cresta dell'onda, riuscirà a rimanervi ancora per un paio di album, fino a quando nel 1987 due eventi non ne compromettono definitivamente la salute psicofisica: in febbraio la suocera muore accoltellata in Porto Rico, in circostanze poco chiare, e a maggio il figlio di 17 anni muore ferito dalla pistola di un amico, per un errore durante la pulizia dell'arma. Nel 1988 la diagnosi di sieropositività mette la pietra tombale sulla sua carriera: morirà nel 1993, isolato dalla comunità artistica e in dissesto economico.
Oggi è una figura mitologica della cultura latinoamericana, con tanto di monumenti a lui dedicati (sono noti una statua nella sua Ponce, un busto a Callao, in Perù, e alcune targhe a New York).
Colón continuerà invece a mietere successi fino alla metà degli
anni Novanta, per poi ritirarsi pian piano dall'attività discografica, benché dal vivo sia attivo ancora oggi.
La sua figura si è purtroppo parzialmente incrinata negli ultimi anni: dopo aver appoggiato per decenni il Partito Democratico statunitense, talvolta con campagne politiche attive mirate alla difesa dei diritti delle comunità latine, dal 2017 è diventato un accanito sostenitore di Donald Trump, finendo con l'abbracciare le peggiori teorie complottiste e adottando un linguaggio aggressivo di cui fa ampio sfoggio sui
social network. Uno dei suoi bersagli preferiti è diventato proprio Rubén Blades, rimasto invece coerente ai valori liberali che ha da sempre espresso.
Fortunatamente, la carriera musicale di Colón è stata troppo brillante per venire offuscata da una persona che oggi non ha più molto a che spartire con quella di un tempo.