Quattordici canzoni che sono altrettanti potenziali singoli. Se ci eravamo illusi fino a oggi di poter considerare "
Get Some Action" come la vetta nel percorso ascendente dei Radio Days, è tempo di fare ammenda e prendere atto che la band milanese (nel frattempo ridotta al nucleo storico formato da Dario Persi, Mattia Baretta e Paco Orsi) in questo triennio ha saputo lavorare sui dettagli, rifinire le melodie, mettere a punto gli incastri strumentali e quelli vocali.
La pratica e l'esperienza avranno giocato la loro parte, e non va dimenticato che i lombardi girano ormai da anni l'Europa mietendo consensi un po' ovunque. Ma c'è soprattutto tanta applicazione e tanto amore per la musica, per un determinato tipo di musica, nel continuo perfezionamento di un
sound ormai pressoché compiuto. Già, perché la ricetta dei lombardi resta ostinatamente quella di sempre, un power-pop che solletica la memoria e la trasporta in un universo lontano nel tempo e prettamente adolescenziale in cui è ancora lecito trascorrere i pomeriggi con gli amici, innamorarsi della ragazza irraggiungibile, auto-invitarsi al ballo del liceo.
Cristallizzato ormai da tempo il contesto sonoro di appartenenza, i Radio Days cesellano le sfumature: gli incastri strumentali e quelli vocali, la costante ricerca della perfezione melodica che va di pari passo con il retrogusto spensierato che ammanta ogni singolo brano. In tale contesto, i contributi all'organo di Gabriele Bernardi dei Rudi (formazione
mod revival dell'hinterland milanese) offrono ulteriore spessore e varietà a un insieme già di per sé metodicamente calibrato.
Dietro a queste veloci
pop song ci sono, insomma, un lavoro e una ricerca tutt'altro che banali, e il risultato si sente. Se nella prima parte di "Back In The Day" si avvertono forti squilli
Beatles-iani nelle sibilline traiettorie di "Why Don't You Love Me Anymore?" e "You Won't Fool Me Twice", già a partire dal rock'n'roll aggraziato della
title track lo scenario si fa più mutevole e interessante. "Your Words" sfoggia inedite venature reggae, ma il contesto di appartenenza principale è il pop-rock albionico del terzo millennio (una sorta di versione sobria dei
Libertines, per capirci).
Il rnr-blues di "Subway Station Girl" e il power-pop zuccherato e quasi balneare (vengono in mente i
R's di "
De Fauna Et Flora") di "Best Friend" introducono con irresistibile buonumore alla seconda parte dell'opera, laddove l'attitudine festaiola trova totale compimento nella parabola garage-blues "Smash This Party", in cui tornano ad avvertirsi i rimandi ai Knack prima che il sipario si chiuda sui coretti d'antan di "Betta (Are You Feeling Better?)". E visto che si è entrati nel campo delle
love song, non possiamo non citare l'
uptempo "I'm In Love With You", la parabola vagamente
à-la Kinks di
"Out Of The Shade
" e l'ispirata
ballad "You Bring Me Down", forse l'unico momento in tutto l'album in cui il trio milanese sembra arrendersi senza appello al più puro romanticismo.
L'album perfetto dei Radio Days, nell'attesa (e nella speranza) di essere nuovamente smentiti.