Già nei Cielo Di Bagdad, il campano
Enrico Falbo debutta solista con i suoi personali "
Canti silvani" (2010), una forza della natura in tutti i sensi, generati dal folk della terra, composti in modo drammatico, instabile, ed eseguiti sia febbrilmente che con una sottile e ragionata rielaborazione elettronica. La cassetta che fa da seguito, "Tranceformer", prosegue ed espande gli orizzonti.
Suite di un'ora in sei sezioni di
Mike Oldfield-iano afflato, l'opera attacca con note sparse e voci, quasi un'accordatura, che accumula tensione su tensione fino al lancio del ritmo, invisibilmente costruendo uno scenario di tragedia millenaria, un po' sul filone del "
Krautrock" dei
Faust, un crescendo mai pago di eventi e strati di suono che finisce per diventare danza vorticosa di condanna.
Il secondo movimento, "Trance-Forme", scioglie cotanta enfasi in una ruminazione dei suoi stessi echi, che produce ronzii ultraterreni, proseguendo su un piano appena più metafisico il medesimo senso di disfatta cosmica. Ciò conduce a un ostinato epico marziale delle percussioni ("Praktiri") con canto tribale e accompagnamento acido, ma poi ("Psychostasis") si rallenta in un clima sinistro e rarefatto con una voce di salmodia indiana ad attraversarlo: anche questo è però un intensificando, un accelerando, un crescendo che spinge ai limiti estremi la processione. A questo canto fa seguito il circolo infinito di toni allucinatori del quinto movimento, come un
Vangelis sotto stupefacenti; l'evoluzione stavolta è trattenuta, ma comunque coerente, un
om alla civiltà cibertronica. Deludente invece il breve finale "Tejas".
Se manca una vera complessità nella partitura, è allora il ritmo, tribale, liturgico, catatonico, e poi riverberato, sdoppiato e filtrato, a fare da collante nella densa traversata che ha anche momenti di vera ipnosi. Un lavoro ambizioso, immersivo come pochi altri sul suolo italico. Peccato per la fisiologica interruzione tra lato A e lato B del nastro, ma c'è anche in
streaming. Bonus: "Il giorno del richiamo estatico" (2016), singolo precedente all'album, un gradito completamento. Master di
Attilio Novellino.