Saint Etienne - International

2025 (Heavenly)
electro-pop
I Saint Etienne ci lasciano. Una scelta ponderata, dicono loro, maturata con la convinzione di abbandonare le redini al momento opportuno, dopo oltre trent'anni di onorata carriera come esponenti indie di un'Inghilterra che - in effetti - non esiste più. Sì, perché parlarne oggi sembra ridondante, ma già negli anni Novanta, Bob, Pete & Sarah avevano creato un versatile impasto meticcio di musica, calcio e cinematografia, col quale passare dal folk alla techno, dalla Svezia a Berlino, poi a casa nelle campagne inglesi, a Fulham a fare il tifo per il Queen's Park e a Islington a maledire Tony Blair. Mai leoni da palcoscenico né popstar da prima pagina, i tre hanno sempre optato per il ruolo di sarti del mixer in servizio alla forma canzone, al contempo moderni e demodé, con una biondissima vocalist a raffinarne l'immagine per l'era di Mtv. Per quanto possa lasciare l'amaro in bocca ai fan della prim'ora, andarsene adesso, nel caos dell'era streaming e delle attenzioni fugaci e distratte, è una scelta coerente col loro modo di essere.
Così, dopo due interlocutori capitoli ambient come "I've Been Trying To Tell You" e "The Night", l'ultimo giro di giostra si chiama pertinentemente "International" e offre una panoramica pop frizzante e nostalgica, con la quale abbracciare il pubblico, fare una capatina in discoteca, magari sulle stesse mattonelle techno che furono di "Casino Classics", e all'occasione auto-citarsi col sorriso sulle labbra.

Che gli Etienne siano arrivati al capolinea in buona forma lo si capisce già dalle anteprime; un po' baggy, un po' jangle, ma orientata alla pista alternativa di un club di periferia, "Glad" è quel tipo di canzone romantica e suadente che solo loro sanno scrivere (tra gli ospiti, Tom dei Chemical Brothers e Jez dei Doves), mentre la scenografica "Take Me To The Pilot", oscura e velatamente disperata con l'aiuto di Paul degli Orbital, vibra di techno d'autore sopra un beat minimale.
Da qui, il disco impacchetta melodie di ogni tipo, dal lucente synth-pop di "Dancing Heart" e "Two Lovers", quest'ultima non a caso co-scritta con Vince Clarke, alla piano-house di "He's Gone", oppure nella squisita pulsazione italodisco di "Save It For A Rainy Day", che ricorda di quando i Pet Shop Boys si erano infatuati dei nostri paninari. Ma la vendicativa "Why Are You Calling" si agita sotto un passo jazzato e spirali psichedeliche stile Cornershop e Mandalay, e riaffiora finanche la Kylie Minogue alternativa di "Impossible Princess", a ricordare il lato B di una band sempre affabile ma mai da prendere sottogamba.

Ai tre ovviamente piace pure rivangare il passato, come quando Nick Heyward entra in contropiede su "The Go Between" per creare un numero che potrebbe essere stato del primo Robbie Williams solista. Senza vergogna alcuna, ma anzi prendendosi in giro da soli, "Brand New Me" è stata modellata sull'esatto canovaccio della vecchia "Nothing Can Stop Us Now", dalla costruzione del brano attorno al sample alla strofa parlata, il ritornello primaverile e lo scratch dei piatti.
Dal lato più onirico, "International" offre la soffice "Sweet Melodies", ma è l'amara storia d'amore di "Fade" a inanellare uno dei motivi più caldi dell'anno in corso, la tipica canzone da lasciar divagare in sottofondo nei momenti più tristi. L'ascolto non può che concludersi con "The Last Time", felpato pop dal testo ironico e sibillino, per dire ciao e chiudere il sipario con quel filo d'ironia British che i tre han sempre dispensato.

Rimpianti? Probabilmente qualcuno, come il fatto che, pur essendo stati spesso squisitamente pop, i Nostri non abbiano mai piazzato un singolo dentro la Top Ten britannica - "He's On The Phone", ulteriore rielaborazione in lingua inglese di un classico di Etienne Daho, si fermò al n.11 nel novembre del 1995. L'altro possibile contendente, l'inventiva rielaborazione di "Only Love Can Break Your Heart" di Neil Young, fu ripubblicato nel 1991 all'alba dell'era Nielsen Soundscan, ma il codice a barre stampato sulla copertina rosa non passava dallo scanner, probabilmente sballandone i conteggi (si fermò al n.39). E poi ci fu quella volta in cui provarono una canzone per "Tomorrow Never Dies" del franchise James Bond, poi persa alla versione di Sheryl Crow.
Gli aneddoti sono tanti, troppi, perché i Saint Etienne sono stati una piccola ma prolifica costola del pop britannico, amici stretti di Jarvis Cocker, Lawrence, Marc Almond e tanti altri ancora. In ricordo di un'Inghilterra passata, di un modo di fare affabile, curioso e tollerante: "International".

Tracklist

  1. Glad
  2. Dancing Heart
  3. The Go Betweens
  4. Sweet Melodies
  5. Save It For A Rainy Day
  6. Fade
  7. Brand New Me
  8. Take Me To The Pilot
  9. Two Lovers
  10. Why Are You Calling
  11. He's Gone
  12. The Last Time




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