{"id":52467,"date":"2026-04-02T15:40:29","date_gmt":"2026-04-02T13:25:31","guid":{"rendered":"http:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/speciali\/grunge\/"},"modified":"2026-04-02T15:40:29","modified_gmt":"2026-04-02T13:40:29","slug":"grunge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/speciali\/grunge\/","title":{"rendered":"L&#8217;epopea del Seattle sound"},"content":{"rendered":"<p><strong>Definizione e inquadramento storico, sociale e stilistico del termine &#8220;grunge&#8221;<\/p>\n<p><\/strong>Il &#8220;grunge&#8221; &egrave; una manifestazione culturale specifica del genere musicale rock propria della seconda met&agrave; degli anni 80 e della prima met&agrave; dei 90. Dallo stato di Washington, che &egrave; come dire da Seattle (che mai aveva avuto tanta celebrit&agrave;), la &#8220;moda&#8221; si irradi&ograve; in tutto il mondo. La specie di musica rock in questione viene a codificarsi come l&#8217;ancoraggio alla forma-canzone tradizionale di cui vengono solo modificate le regole e i toni in funzione sistematicamente ribelle, depressa, pessimista e violenta (ma soprattutto in quanto nichilista e autodistruttiva: trasandata, sgangherata, decadente, in sfacelo) con una potenza per&ograve; sempre a braccetto a quieti e cadute in lieve: un brano rock standard anni 70 (verso-ritornello-verso-ritornello-assolo) viene adesso eseguito con quella che passer&agrave; alla storia come la formula rumore+ritornello+rumore.<\/p>\n<p>Gli abiti della moda-grunge, consistenti in jeans strappati (ripresi dai gruppi heavy-metal californiani di inizio 80 che a loro volta li avevano ripresi dai newyorkesi <strong><a href=\"\/rockedintorni\/ramones.htm\">Ramones<\/a><\/strong>) e camicia da lavoro aperta con sotto una maglietta logora, sono lo specchio del senso esistenziale del grunge, che nelle sue forme pi&ugrave; estreme constata la svalutazione di tutti i valori con la conseguente apatia, indifferenza pi&ugrave; o meno irriverente, angoscia di una vita per cause di forza maggiore autolesionisticamente vissuta. Come uno dei voti di fede dei frati &egrave; la &#8220;povert&agrave;&#8221; per un sostanziale disprezzo del mondo davanti al Superiore, cos&igrave; su un infantile e naif disprezzo del mondo si imbastisce lo stato grunge che nega ogni manifestazione di sfarzo in quanto da una parte sciocca illusione del credere eterno ci&ograve; che &egrave; transeunte e dall&#8217;altra tradimento delle origini dalle povere, squallide e sotterranee giungle periferiche cittadine.<\/p>\n<p>Come ogni fenomeno, &egrave; opportuno circoscrivere il grunge non solo temporalmente ma anche spazialmente: il punk vuole Londra e la fine dei 70; l&#8217;hardcore, come il rock n&#8217;roll, vuole l&#8217;America, e in particolare la sua striscia pi&ugrave; occidentale (California). La condizione sine qua non, propriamente e proficuamente, non pu&ograve; darsi e non si &egrave; dato grunge &egrave; Seattle e gli anni 1988-1991. C&#8217;&egrave; poco da ridere, ma che la pizza &egrave; di Napoli &egrave; una verit&agrave; pi&ugrave; profonda di quanto si pensi.<\/p>\n<p>Tecnicamente il grunge fu la naturale prosecuzione e banalizzazione dello sperimentale hardcore e post-punk californiano di inizio anni 80 (<strong><a href=\"\/rockedintorni\/adolescents.htm\">Adolescents<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/rockedintorni\/missionofburma.htm\">Mission of Burma<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/rockedintorni\/flipper.htm\">Flipper<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/rockedintorni\/x.htm\">X<\/a><\/strong>, Legal Weapon, <a href=\"\/rockedintorni\/badreligion.htm\">Bad Religion<\/a>, <strong>Dead Kennedys<\/strong>) al quale apport&ograve; elevate dosi di semplificazioni avvicinando le sue parti pi&ugrave; metal all&#8217;hard-rock e quelle pi&ugrave; orecchiabili al pop e restituendo il tutto in una miscela fondamentalmente punk, riproposta col piglio di chi non conosce n&eacute; vuole rivoluzioni ma, rassegnato e senza speranza o aspettativa alcuna, resiste finch&eacute; il dovere della sopravvivenza allenter&agrave; la sua morsa obbligante.<\/p>\n<p>La cosa pi&ugrave; importante &egrave; che il grunge fu la musica dell'&#8221;urlo&#8221;. Quell&#8217;urlo di diretta derivazione garage-rock, quell&#8217;urlo di Detroit, di <strong><a href=\"\/songwriter\/iggypop.htm\">Iggy Stooge<\/a><\/strong>. Espediente musicale per trent&#8217;anni imbrigliato e lasciato alla sporadicit&agrave;, viene in questo movimento a raggiungere il suo apice in termini di radicalit&agrave; e ricorrenza. Diventa un qualcosa d&#8217;obbligo: e dev&#8217;essere sofferto, primitivo, incontrollato, stonato e totale. Esso &egrave; il simbolo del grunge-medio e dell&#8217;essenza del grunge che quindi arriva all&#8217;essenza del rock: il grunge-medio &egrave; un pulcino-felino, gracile e velenoso pi&ugrave; che per autodifesa per tutelarsi dal fatto che a distruggersi vuole essere solo lui e a suo modo: nessuna interferenza (da qui la ribellione) salvo quelle naturali-sociale e inevitabili cromosomicamente congenite all&#8217;individuo: quelle per le quali appunto l&#8217;unica &#8220;onest&agrave;&#8221; in termini di reazione di fronte all&#8217;esperienza vita &egrave; l&#8217;autodistruggersi.<\/p>\n<p>Il grunge fu poi il movimento per eccellenza della &#8220;pulsione suicida&#8221; vissuta come un&#8217;ineluttabile certezza nonch&eacute; unica fonte di nobilt&agrave; e preziosit&agrave;. Pulsione e riflessione a esso derivanti essenzialmente dalle speculazioni a vario titolo fatte (dal dark alla new wave all&#8217;heavy metal) ma comunque sempre ossessivamente e programmaticamente come non mai durante tutti gli anni 80. Dall&#8217;autodistruzione, l&#8217;apatia, lo sdegno, lo schifo per tutto: screziati qua &egrave; la dal ricordo fantasioso di momenti trascendenti e pregni d&#8217;America.<\/p>\n<p>Il grunge fu l&#8217;unico movimento a concepire programmaticamente la distruzione degli strumenti sul palco che cos&igrave;, dopo oltre 30 anni di tale pratica, acquist&ograve; un nuovo, apocalittico, significato. Dalla distruzione di se stessi (simbolo: vestiti trasandati: eccola la derivazione punk) a quella del mondo a cui non si partecipa n&eacute; che si auspica, bens&igrave; si vede come inevitabile.<\/p>\n<p>Ovviamente tali concetti, conclusioni ed espedienti erano (e molto pi&ugrave; estremamente) stati raggiunti oltre che dal punk dei <strong><a href=\"\/rockedintorni\/sexpistols.htm\">Sex Pistols<\/a><\/strong>, dall&#8217;hardcore tutto, del quale il grunge si &egrave; sempre sentito un figlio minore (sia perch&eacute; &egrave; anch&#8217;esso un fenomeno squisitamente americano, sia perch&eacute; i nuovi grunge erano cresciuti con l&#8217;ascolto di <a href=\"\/Blackflag.html\">Black Flag <\/a>e compagnia): acquistano tuttavia un monito sinistro in quanto vengono efficacemente e originalmente ribaditi proprio nel momento finale dell&#8217;atto rock che quindi, nel suo estremo saluto, non si smentisce per nulla.<\/p>\n<p>Se &egrave; vero che il grunge us&ograve; &#8220;il vecchio trucco di prendere una novit&agrave; del rock (il noise-hardcore) e contaminarla con il pop per riuscire cos&igrave; a vendere quella novit&agrave; alla massa dei consumatori casuali&#8221; (cit. Scaruffi decontestualizzata), nella genesi della storia del rock il grunge fu importante soprattutto perch&eacute; dopo oltre un quinquennio di sistematica decostruzione della forma-canzone (pur con altre cause ed effetti sotto quest&#8217;aspetto similare a ci&ograve; che era successo tra la fine degli anni 60 e l&#8217;inizio dei 70) fondamentalmente tramite l&#8217; &#8220;effetto-noise&#8221; si torn&ograve; (anche, perch&eacute; l'&#8221;alternativo&#8221; continuer&agrave; fino agli anni &#8217;90 inoltrati) con altrettanta sistematicit&agrave; a comporre canzoni con un&#8217;economia conchiusa e coerente che, nonostante la deformazione espressionistica a forza di rumori taglienti e sgradevoli, urla rauche, cadenze metalliche, poteva dirsi &#8220;vecchio stile&#8221;: quasi (negli effetti e nelle cause: i sociali nei quali si &egrave; immersi) cantautorale-country cio&egrave;, del tipo chitarra-voce-messaggio.<\/p>\n<p>Anche la durata dei brani &egrave; solitamente radiofonica: 3-4 minuti. Non pi&ugrave;, o molto meno, la &#8220;metafisica&#8221; formale e contenutistica dei capolavori di inizio decade (<strong><a href=\"\/dark\/swans.htm\">Swans<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/rockedintorni\/sonicyouth.htm\">Sonic Youth<\/a><\/strong>), ovvero quando v&#8217;&egrave; non pi&ugrave; una metafisica &#8220;matura&#8221;, &#8220;grande&#8221;, &#8220;difficile&#8221;, ma immediata in tanto in quanto basata sulle piccole grandi sensazioni\/sentimenti dell&#8217;adolescente americano, pi&ugrave; o meno in sentore di esclusione sociale o difficolt&agrave; nell&#8217;inserimento nella medesima. Gli amori difficili, i complessi di personalit&agrave;, la cattiveria altrui, il comunque inoppugnabile spirito di sopravvivenza: in un concorrere ingenuo quanto infantilmente smaliziato verso la sintesi dell'&#8221;attimo di vita&#8221; storicamente-biograficamente-geograficamente (e tanto pi&ugrave; toccantemente in quanto &#8220;bizzoso&#8221;, in quanto &#8220;nonostante&#8221;: &egrave; questo il suo &#8220;contro&#8221;) e non eternamente-universalmente (speculativamente) concluso. Eccola l&#8217;essenza e la &#8220;spensieratezza&#8221; (mancanza di contemplazione dell&#8217;assoluto) del grunge.<\/p>\n<p>Tornando alla storia del rock: questa ha permesso, e proprio nel momento della sua definitiva dipartita, a un &#8220;bambino&#8221; di prendere tutti i suoi migliori e con fatica elaborati arredi e di spaccarli, di giocarci, di piangerci sopra. Pi&ugrave; &#8220;rock&#8221; di cos&igrave; non poteva essere. Niente marce funebri, per le proprie esequie, ha voluto il rock, ma &#8220;grunge&#8221;, quello con &#8220;l&#8217;odore di spirito adolescenziale&#8221;. Neanche alla fine il rock si &egrave; smentito; vilipendendo per di pi&ugrave; la massa pop(olare) che si &egrave; illusa di protrarne la vita a suo piacimento (vedi il post-&#8217;91).<\/p>\n<p>Il grunge non fu una rivoluzione n&eacute; culturale n&eacute; musicale in quanto non ebbe caratteri n&eacute; improvvisi n&eacute; attivi, come il punk invece s&igrave;. Cambiare le cose &egrave; la negazione stessa del grunge: sinonimo di apatia, fatalismo, depressione, nichilismo, cos&igrave; introitato da fungere come aria quotidiana sopportabile con nonchalance; nonchalance come quella riservata alle numerose morti per overdose da eroina, di cui vi fu un grande e ultimo, estremo, sistematico revival negli anni-grunge, anni in cui la nicotina delle sigarette (a proposito della nonchalance) doveva spirare sopra a ogni cadavere cos&igrave; mietuto: e non per disprezzo del singolo quanto della morte (conseguenza di quello della vita) in quanto tale. La distinzione tra essere e non-essere deve dirsi freddamente e razionalmente abbattuta. Questi i motivi a cui vanno aggiunti quelli di peculiarit&agrave; musicale di cui sopra, a posteriori programmatici e limpidamente distinguibili collocandoli nel loro svolgersi storico, per i quali &egrave; possibile ed &egrave; doveroso parlare del grunge come movimento concreto ed autonomo.<\/p>\n<p>Inoltre, il grunge &egrave; stato l&#8217;artefice del sound, e qui mi riferisco alle sue manifestazioni pop su larga scala, anni 90: come la new wave lo fu di quello (popolare) anni 80. Tanto notturno il secondo quanto solare il primo che in ogni caso, indipendentemente dalla singola ambientazione, concepisce o ricorda l&#8217;alternanza giorno-notte. Il sound anni 90 &egrave; un sound chiaro, deciso; e lo &egrave; non solo per le migliorie (pur notevoli) tecniche in fase di registrazione. Lo &egrave; (anche quello pi&ugrave; soft e acustico, s&igrave;) per via dell&#8217;heavy metal, che ha avuto nei confronti del suono, la funzione di una lezione di canto per le corde vocali o una corsa per i polmoni: estese e allargati questi, raggiunto il tetto massimo, &egrave; possibile con tanto pi&ugrave; disinvoltura ed efficacia scandire tutte le variazioni pi&ugrave; tenui. Ebbene, dato il diaframma tra il mondo metal e quello pop, il grunge &egrave; stato in tutti i sensi il filtro tra i due: e se negli anni 90 &egrave; stato possibile ascoltare canzoncine (ma anche sferragliate heavy prima inimmaginabili) con una resa fonica ed esecutiva insperata, fresca e moderna, si deve a tutto questo.<\/p>\n<p>Se nella versione soft dal grunge derivano volenti o nolenti personaggi come <strong><a href=\"\/songwriter\/alanismorissette.htm\">Alanis Morisette<\/a><\/strong>, i <strong><a href=\"\/popmuzik\/cranberries.htm\">Cranberries<\/a><\/strong> (che pure hanno prodotto un inno come &#8220;Zombie&#8221;) o i <a href=\"\/popmuzik\/nodoubt.htm\">No Doubt<\/a> (che pure hanno dato il fantastagoricamente estraniante &#8220;Tragic Kingdom&#8221; nel 1995) ma anche il cantautorato chiaro-noise di <strong><a href=\"\/songwriter\/jeffbuckley.htm\">Jeff Buckley<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/songwriter\/pjharvey.htm\">PJ Harvey<\/a><\/strong> e (addirittura) <strong><a href=\"\/songwriter\/lisagermano.htm\">Lisa Germano<\/a><\/strong>; in quella hard, oltre che <a href=\"\/rockedintorni\/korn.htm\">Korn<\/a> e <a href=\"\/rockedintorni\/deftones.htm\">Deftones<\/a> particolarmente, tutto il ridicolo nu-metal attuale (da quest&#8217;ultimi immediatamente ispirato) che ha interpretato il commerciabile piano\/forte del grunge anzich&eacute; con la conciliazione di melodie classic-rock e distorsioni hardcore o metal, con la conciliazione (peraltro gi&agrave; ampiamente vista) del metal pi&ugrave; heavy (pur depotenziato rispetto al death) con il rap o la disco; agevolato in tutto ci&ograve; soprattutto, se non solo, dai grandi sviluppi delle tecniche di registrazione e amplificazione.<\/p>\n<p>Tutti ad inizio degli anni 90 suonavano pi&ugrave; forte e duro: come a fine 70 (volete una prova? I <strong><a href=\"\/Litfiba.html\">Litfiba<\/a><\/strong> sono il gruppo, almeno italiano, in assoluto pi&ugrave; camaleontico nel rispecchiare le mode in voga nel momento, quasi scientificamente sociologo in questo: bene, prendetevi i suoi album di quel periodo.); e anche coloro che facevano soft o rimanevano impantanati nel suono new wave 80 o prendevano le loro strumentazioni adattandole alla chiarezza immediata efficace e pura derivante (paradossalmente solo a prima vista) dal bagaglio tecnico dell&#8217;heavy-metal suddetto.<\/p>\n<p>Chi vorr&agrave; fare rock-classic anni 70 (<a href=\"\/Creedence.html\">Creedence Clearwater Revival<\/a>) non potr&agrave; che farlo rileggendolo col filtro del grunge-sound pi&ugrave; o meno melodico: una miriade di &#8220;only-one-song band&#8221; da merenda pomeridiana in controsole ne derivarono: 4 Non Blondes, Joan Osborne, alcuni insignificanti nomi, buoni per&ograve; per i rispettivi hit &#8220;What&#8217;s up&#8221; (1993) e &#8220;One of Us&#8221; (1995).<\/p>\n<p>Anche il new-punk di inizio 90 sar&agrave; richiesto dopo che le orecchie giovanili si erano riabituate a mezzo grunge a certe sonorit&agrave;: da qui Offspring, Rancid, NOFX, Green Day.<\/p>\n<p>Infine, pure ripescando nel glam o nel garage dei 70 si dovr&agrave; farlo col senno del grunge: a vario titolo: <a href=\"\/Manson.html\">Marilyn Manson<\/a>, <a href=\"\/Placebo.html\">Placebo<\/a>, Ash, Feeder, <strong><a href=\"\/Muse.html\">Muse<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>Tutto il brit-pop, la spoliazione da un grunge melodico del rumore e la rimanenza esclusiva di una insincera e spesso brutta melodia: <a href=\"\/Blur.html\">Blur<\/a> (&#8220;Song Two&#8221;), <strong><a href=\"\/Radiohead.html\">Radiohead<\/a><\/strong> (&#8220;1&deg; album&#8221;), ma anche Oasis, Verve, e gli ultimi arrivati: retaggi grunge (soprattutto dal punto di vista fonico, ma anche per una certa cultura jeans-strappato) usati per quello che sono stati usati.<\/p>\n<p>Questa massa contemporanea di arricchiti, negli ultimi dieci anni ha dimostrato solo una cosa: morto il grunge, morto il rock, o si fa post-rock (i supremi <a href=\"\/Fugazi.html\">Fugazi<\/a>, <a href=\"\/Jesuslizard.html\">Jesus Lizard<\/a>, Jon Spencer, <strong><a href=\"\/Morphine.html\">Morphine<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/Germano.html\">Lisa Germano<\/a><\/strong>), o &egrave; molto meglio e molto pi&ugrave; onesto non usare, offendendoli, chitarre, bassi e batterie.<\/p>\n<p>Il grunge, come ogni moda, riport&ograve; in auge tutti i pi&ugrave; o meno dimenticati (indipendentemente dal loro quasi sempre altissimo valore) e ora rivendicanti la rispettiva importanza per il movimento: da <strong><a href=\"\/Young.html\">Neil Young<\/a><\/strong> a <strong><a href=\"\/Pop.html\">Iggy Pop<\/a><\/strong>, dagli <strong><a href=\"\/Pop.html\">Stooges<\/a><\/strong> ai <strong><a href=\"\/Velvet.html\">Velvet Underground<\/a><\/strong>, senza contare la miriade di gruppi alternativi (<strong><a href=\"\/Pixies.html\">Pixies<\/a><\/strong>, <strong><a href=\"\/Huskerdu.html\">Husker Du<\/a><\/strong>, gli stessi <strong><a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a><\/strong>: parte di quello che le loro tasche hanno incassato &egrave; dovuto anche alla vendibilit&agrave; di <strong><a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a><\/strong> e compagnia). Non solo: gruppi pi&ugrave; o meno storici hanno temporaneamente raddrizzato la loro rotta verso il grunge-sound: a loro modo vi si sono impegnati dai <strong><a href=\"\/Rem.html\">REM<\/a><\/strong> ai <strong><a href=\"\/Faith.html\">Faith No More<\/a><\/strong> ai <strong><a href=\"\/Peppers.html\">Red Hot Chili Peppers<\/a><\/strong>. &Egrave; tragicomico constatare tali dinamiche.<\/p>\n<p>Il grunge da solo (e in modo numericamente pi&ugrave; consistente di quanto avevano fatto <strong><a href=\"\/Pop.html\">Stooges<\/a><\/strong> e <a href=\"\/Mc5.html\">MC5<\/a> per Detroit), in una manciata di anni, fu in grado di creare in Seattle (citt&agrave; tra l&#8217;altro in quel periodo economicamente e socialmente in crescita: oggi considerata la pi&ugrave; prospera e vivibile d&#8217;America) un polo alternativo alle due racchette da ping-pong Los Angeles e New York.<\/p>\n<p>Una domanda: com&#8217;&egrave; che la societ&agrave; cos&igrave; auto-protettiva e auto-conservatrice ha avuto cos&igrave; in larga scala bisogno di un suono e atteggiamento autodistruttivo, suicida, in sfacelo, violento? Risposta: vedi il punk nel 1977 (i bisogni fisiologici si ripetono, essendo impellenti: specie quelli di riciclo e di capro espiatorio).<\/p>\n<p>Una ingenuit&agrave; infantile, ma forse fisiologica, del grunge fu quella di voler presentare al mondo Seattle come una grande e solidale comunit&agrave; di artisti tutti intenti a esplicare le loro (per altro sterili) filosofie esistenziali (di contro a una poetica invece, quando individuale, molto toccante). Dire di tutte le collaborazioni tra i vari gruppi e i vari musicisti di Seattle &egrave; impossibile (non vi &egrave; un solo gruppo o un solo musicista che non abbia interpellato o non sia stato interpellato artisticamente da altri). Immaginate comunque (e l&#8217;immagine non &egrave; gratuita, anche per un pi&ugrave; o meno velato significato letterale) un gruppo di 10 persone, variamente legate da rapporti di parentela, che si accoppiano l&#8217;un altro senza remore o ripensamenti eccessivi, che fanno tutto insieme, e che confinano il mondo in Seattle: da un punto di vista della (ri)produzione (e qui si torna alla metafora, intendendo questa produzione per &#8220;artistica&#8221;) la consanguineit&agrave; dar&agrave; s&igrave; ai figli (album, canzoni) una notevole &#8220;fratellanza&#8221;, ma indebolir&agrave; anche i loro fisici (ripetitivit&agrave;, banalit&agrave;). In ogni caso, la cosa ha funzionato almeno per un quinquennio, tra la fine degli 80 e l&#8217;inizio dei 90.<\/p>\n<p>Negli effetti, il grunge si risolse come primo esempio di punk americano e come l&#8217;hardcore prima e l&#8217;heavy metal poi fu risucchiato dal &#8220;grande-sistema-americano&#8221; che se ne serv&igrave; come sottofondo o sottocultura &agrave; la page per dar sfogo a mezzo di un&#8217;evasione controllata e inoffensiva alle pulsioni primitivamente indipendentiste dei propri figli adolescenti. Se il rock fu la musica dei giovani, la sua versione grunge fu la musica dei giovani-adolescenti per eccellenza e come nessun altra: tale componente, mai sottolineata, va scritta a caratteri cubitali ogniqualvolta si voglia trattare tale manifestazione.<\/p>\n<p>Inoltre, storicamente il grunge coincise con la crisi dell&#8217;heavy-metal inteso come speed e thrash che tra il 1988 e il 1992 almeno conobbe una flessione e di popolarit&agrave; e di idee inarrestabile. Gli album metal di quel periodo di valore non sono album metal nel senso specificato, ma grunge, death o epic. Quando il metal popolarmente e propositivamente risorger&agrave;, il grunge star&agrave; per inerzia esaurendosi: quando il metal risorger&agrave; non sar&agrave; per&ograve; n&eacute; speed n&eacute; thrash bens&igrave; progressive-fantasy, o comunque non pi&ugrave; esistenzialista, ma dedito all&#8217;uso di doom, death e dark per elucubrare mondi paranormali. Infine, quando ritorner&agrave; il metal esistenzialista con Korn e Deftones (dai quali il nu-metal) sar&agrave; essenzialmente un derivato del grunge.<\/p>\n<p>Causa la sua diffusione nelle camerette dei minorenni, causa che denota la sua immediatezza di messaggio e di comprensione, necessaria a certi livelli per una qualsiasi fruizione, il movimento fu usato dall&#8217;opinione pubblica nel modo pi&ugrave; spietato possibile. Innanzitutto, fu fatto &#8220;movimento&#8221; quando non lo era, quindi voluto come &#8220;rivoluzionario&#8221;, infine gettato nel cestino allorch&eacute; venne a noia come musica alternativa alla dance da discoteca. Heavy metal e hardcore poterono tirarsi fuori da tale ignominia grazie a un&#8217;utenza, almeno per il nucleo fondante, d&#8217;elite e non-commerciale. Anti-pop(olare) appunto: ma un antipopolare vero e indigeribile al popolare; non come quello grunge che, per quanto sincero fosse nelle sue dinamiche alternative e di fronda, ebbe la fortuna\/sfortuna di poter essere reso canticchiabile e quindi fagocitato da una societ&agrave;\/popolo che consente all&#8217;anti-pop la parola soltanto quando questa (di critica) viene preventivamente autorizzata e assimilata dal pop stesso. Vige la suprema regola per cui non ci sia peggior sordo di chi non voglia sentire.<\/p>\n<p>Come &#8220;chi sta bene&#8221; fa la beneficenza e fa in modo che vi sia sempre qualcuno cui farla per potersi vedere oggettivato o autorizzato quel suo stare bene e in definitiva stare meglio, cos&igrave; gli i primi straccioni grunge provenienti da situazioni familiari e sociali disastrose e irreparabili (ma non era questo altro che il retroterra di tutto il cosiddetto &#8220;rock alternativo&#8221; americano: in verit&agrave; il rock tout court, dal noise al metal, cio&egrave; quello propositivo, innovativo, vitale pur e proprio perch&eacute; significante morte) vennero per qualche giorno (ripuliti) accolti a tavola delle buone famiglie, furono (mentre mangiavano e venivano rivestiti) costretti a prestare i loro strumenti ai figli di buona famiglia, che poterono cos&igrave; cantare il malessere della porta accanto e cantare tanto pi&ugrave; quanto a maggiore distanza vedevano e non di fatto partecipavano.<\/p>\n<p>La prima parte della metafora (i grunge-straccioni) si riferisca alla fine degli anni 80; la seconda (i figli dabbene che giocano a fare il male) ai primi 90.<\/p>\n<p>Per quanto non sia riuscito a evitare l&#8217;invito a tavola, il massimo rappresentante del grunge, <strong><a href=\"\/Nirvana.html\">Kurt Cobain<\/a><\/strong> (Aberdeen, WA, 1967), lo rifiut&ograve; l&#8217;8 aprile del 1994.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><strong>Storia del grunge<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p>Soltanto la specie rock heavy-metal pu&ograve; vantare una genesi cos&igrave; lunga e travagliata come quella del grunge. Per andare a trovare i primi esempi sistematici di piano-forte-piano, rumore-melodia-rumore, con ampio uso dell&#8217;urlo gracile e (proprio per questo e tanto pi&ugrave; lancinantemente in quanto viene usato in tutta la sua puerile estensione) estremo allo stesso tempo, dell&#8217;uso di espedienti garage (e hard-rock) a ritmiche punk e tempi metal (ovvero di garage-punk metallicamente sostenuto), bisogna andare al post-punk\/hardcore di inizio anni 80 e a specifiche canzoni che, come colpi di genio, illuminarono alcuni album del periodo. Estrema alienazione adolescenziale, sconforto urlato, brusco piano-forte, si trova in quella che virtualmente pu&ograve; essere considerata la prima canzone grunge della storia: &#8220;Ballad of Jerry Curlan&#8221; degli hardcorer losangeliani Angry Samoans (vedi &#8220;Back From Samoa&#8221;, 1982). Al di l&agrave; del vertiginoso sperimentalismo nonch&eacute; della perfezione contenutistico-formale perpetuamente gravida di significati stimolanti che ne fa una delle canzoni pi&ugrave; preziose della storia, per l&#8217;estremo urlo da pulcino-felino all&#8217;apicale dell&#8217;esistenza e per quel noise-garage post-punk (e gi&agrave; <strong><a href=\"\/Pixies.html\">Pixies<\/a><\/strong>) va considerata proto-grunge &#8220;In the night&#8221; degli inglesi <strong><a href=\"\/Bauhaus.html\">Bauhaus<\/a><\/strong> (vedi &#8220;The Sky&#8217;s Gone Out&#8221;, 1982).Sempre in quel fatidico 1982, un altro dei brani pi&ugrave; importanti in assoluto della storia rock, tra hardcore e heavy-metal, con una violenza metallicamente devastante mai immaginata prima, andava di diritto a reclamare un posto d&#8217;onore tra le miniere d&#8217;ispirazione per il grunge pi&ugrave; estremo e heavy: la compositivamente suprema e urlatissima come non mai &#8220;Riot&#8221; degli hardcorer di San Francisco Dead Kennedys (vedi &#8220;Plastic Surgery Disaster&#8221;, 1982), un capolavoro di economia razionale applicata alla esplicitazione delle frustrazioni animali. Caso a s&eacute; per la sua importanza nella disamina grunge &egrave; costituito non dal concittadino pi&ugrave; illustre, <strong><a href=\"\/Hendrix.html\">Jimi Hendrix<\/a><\/strong>, che oltre alla inevitabile influenza chitarristica, in fase compositiva con il suo rhythm and blues non ha offerto nulla a tali posteri, ma da un unico brano di questi: 2&#8217;51&#8221; di distorsioni oscure e ferocissime, ubriache e autoflagellanti pur nel loro innalzarsi oltre le cose: ribellione totale forza plastica e attanagliante come mai prima del 1967; il brano &egrave; &#8220;Purple Haze&#8221;. Senza voler mettere tutto nel proto-grunge, ma da un lato per dimostrare (come troppe poche volte si &egrave; fatto) la lunga strada verso il sound degli anni 90 e dall&#8217;altro per esemplificare il suo debito verso il garage-rock pi&ugrave; estremo e lancinante, &egrave; doveroso citare quello che pu&ograve; considerarsi il massimo esempio del garage-rock tutto: chitarre essenziali quanto commoventi e noise, quanto limpide, voce a bisbigliare come a deprecare tutto, batteria al pi&ugrave; tribale <a href=\"\/Who.html\">Keith Moon<\/a>: &#8220;So cold&#8221; dei Rocket From The Tombs di <strong><a href=\"\/Thomas.html\">David Thomas<\/a><\/strong> (vedi &#8220;The Day The Earth Met The&#8221;, 1975). Infine, il caso <strong><a href=\"\/Huskerdu.html\">Husker Du<\/a><\/strong> che da solo, con il suo programmatico rumore+melodia+ urlo, post-adolescenziale, gracile-lancinante, estremo-commovente, basta (facendo parlare di hardcore-pop) a giustificare una influenza diretta: si veda da &#8220;Wheels&#8221; (&#8220;Everything Falls Apart&#8221;, 1982) a &#8220;Pride&#8221; o &#8220;Broken Home Broken Heart&#8221; (&#8220;Zen Arcade&#8221;, 1984), sublimazione del tragico-collegiale-indie con sferragliate noise, il grido fino allo sfibrare (e come nessuno), il ritornello tanto pi&ugrave; toccante. Era d&#8217;altronde (e in altri estremi) gi&agrave; lezione dei Metallica quella del gioco piano-forte per stimolare l&#8217;immaginazione sentimentale degli animi tanto pi&ugrave; coinvolti e presi dall&#8217;alternarsi dei due toni tanto antitetici quanto cos&igrave; bene esplicanti nella sua interezza fatta proprio di tale compresenza la contraddizione insita al reale.Tra questi anni e il grunge, nel mezzo ci sono due cose. Due culture entrambe americane, entrambe dei diseredati e disperati, ed estreme, nichiliste, nuove, pure d&#8217;atteggiamento-reazione diversissime: da una parte (ed &egrave; il proprio il caso di dirlo, anche geograficamente, essendo a Los Angeles) l&#8217;heavy-metal (<strong><a href=\"\/Metallica.html\">Metallica<\/a><\/strong>), dall&#8217;altra il noise (<strong><a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a><\/strong>, New York). Per segnalare la differenza di decibel ed epos tra queste due correnti, potremmo dire che la prima &egrave; l&#8217;autodistruzione al &#8220;maschile&#8221;, la seconda al &#8220;femminile&#8221;, dando ai due aggettivi connotati simbolico-primitivi.Vari e irripetibili gruppi (tutti americani) nella loro odissea di maledizione messa musicalmente, come effetto collaterale nel perseguire il proprio orizzonte, prepararono anche quello grunge, sussumendo, prima di questo, la variante metal e quella noise al nichilismo: Social Distortion (che furono, anche culturalmente-socialmente, i pi&ugrave; immediati precursori del grunge, oltre i primi a fondere punk e hard-rock), <a href=\"\/pietremiliari\/psychic.html\">Butthole Surfers<\/a>, <strong><a href=\"\/Blackflag.html\">Black Flag<\/a><\/strong>, Dinosaur Jr., Frightwig.Doveva essere l&#8217;ennesima punta di diamante tra costoro; si rivel&ograve; invece il pi&ugrave; diretto genitore del grunge: eppure era heavy-metal, e devastante, quello dei <strong>Melvins<\/strong> (vedi il capolavoro programmatico e d&#8217;avanguardia &#8220;Gluey Porch Treatments&#8221;, 1987). I Melvins si formarono ad Aberdeen (WA) nel 1985 proponendo uno spregiudicato e particolarissimo esempio della recente invenzione dei <a href=\"\/Metallica.html\">Metallica<\/a>: il loro era un heavy che prendeva tanto dalla percussivit&agrave; thrash (<a href=\"\/Motorhead.html\">Motorhead<\/a>) quanto dalla distorsione noise (<a href=\"\/Flipper.html\">Flipper<\/a>, <strong><a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a><\/strong>) e dall&#8217;oppressione assordante industrial (<strong><a href=\"\/Swans.html\">Swans<\/a><\/strong>), sorrette nel loro inquadramento, tribalmente e ossianicamente vissuto, da un fragoroso e mai visto incedere ritmico a ralenty (il doom oscuro dei <strong><a href=\"\/Blacksabbath.html\">Black Sabbath<\/a><\/strong>) e da un urlato classificabile tra i primi esempi di death-metal. Col senno di poi, i Melvins facevano grind-core (per non dire, ma sarebbe la pura verit&agrave;, &#8220;stoner-rock&#8221;, loro copiato dai vari <strong><a href=\"\/Kyuss.html\">Queens Of The Stone Age<\/a><\/strong>), che impreziosivano tramite variazioni di tempo vertiginose (merito di un batterista eccezionale: Dale Crover) e distorsioni chitarristiche possentemente acute e ricorsive (vi vendeva l&#8217;anima il leader: Buzz Osborne). Ciascuno dei componenti dei Melvins di questo primo album, rivoluzion&ograve; l&#8217;uso e le potenzialit&agrave; dello strumento di pertinenza, con un impatto futuro non inferiore a quello che offrirono <strong><a href=\"\/Rollingstones.html\">Rolling Stones<\/a><\/strong> e <strong><a href=\"\/Who.html\">Who<\/a><\/strong>. L&#8217;atteggiamento e l&#8217;humus culturale\/sociale proprio del gruppo erano quelli punk-hardcore (<strong><a href=\"\/Blackflag.html\">Black Flag<\/a><\/strong> e <a href=\"\/Misfits.html\">Misfits<\/a> soprattutto). Una modestia irridente e strafottente quando non autoparodistica, alcuni riff gagliardi e beffardi, potevano far ricordare gli hard-rocker per eccellenza, i Kiss (prima loro passione giovanile). Detto questo, va giustificato. &Egrave; possibile farlo tramite una duplice distinzione. L&#8217;insieme pi&ugrave; grande &egrave; quello dell&#8217;underground musicale americano coast-to-coast, quello della musica rock alternativa a cui (per ritorsione con quella programmaticamente &#8220;commerciale&#8221;) va ridotta la musica rock, come impalcatura avente una propria dinamica e sviluppo interni, tout court. Nella prima met&agrave; degli anni 80 questa grande famiglia fu essenzialmente unita nell&#8217;elite della propria offerta che, se vogliamo toglierle il metal e ridurla all&#8217;indie o underground tecnicamente intesi, spaziava dal noise all&#8217;hardcore vicendevolmente e per osmosi influenzandosi nonch&eacute; offrendo cos&igrave; il pretesto per essere messa in un unico calderone &#8220;alternative rock&#8221;. Nella seconda met&agrave; degli anni 80, con quello che oggi &egrave; chiamato &#8220;grunge&#8221;, vi fu uno scisma (per squilibrio di popolarit&agrave;) all&#8217;interno del retroterra comune underground: alcuni si dedicarono a un underground post-hardcore essenziale (rifacentesi alle vecchie radici rock) e orecchiabile che fece faville tra il pop(olo) e le far&agrave; numericamente ancor pi&ugrave; a inizio anni 90 (quando sar&agrave; propositivamente morto): ecco il &#8220;grunge&#8221;; altri persistettero nell&#8217;ombra a complicare sapientemente e con risultati eccezionali ed estremi come non mai il grande ribollire di idee di inizio 80 (ecco tutta una serie di gruppi hardcore-noise che decreteranno con le loro invenzioni disumane la fine anche del rock d&#8217;avanguardia mentre il grunge si occupava di quella del pop: Fugazi, Jesus Lizard, Pussy Galore, <strong><a href=\"\/Squirrel.html\">Squirrel Bait<\/a><\/strong>, <a href=\"\/pietremiliari\/atomizer.html\">Big Black<\/a>, Rapeman, Laughing Hyenas, <strong><a href=\"\/Pixies.html\">Pixies<\/a><\/strong>). Infine, e siamo giunti al nostro merito, anche il grunge &egrave; adocchiabile in due fronde distinte: una pi&ugrave; estrema, pi&ugrave; heavy tanto nel metal quanto nel noise, che inserisce l&#8217;orecchiabilit&agrave; classica in un contesto sostanzialmente post-industriale il quale la violenta aspramente tanto maggiormente; un&#8217;altra pi&ugrave;, molto pi&ugrave;, rock-classic, nei migliori dei casi ispirata dal <strong><a href=\"\/Young.html\">Neil Young<\/a><\/strong> elettrico-noise prima che dai <strong><a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a><\/strong> (a sua volta di quello in parte debitori). I Melvins, nel loro &#8220;estremamente&#8221;, patrocinarono la parte industrial-heavy del grunge; per la seconda, per la componente hard-rock-classic &egrave; possibile individuare il diretto precedente nei <strong><a href=\"\/Greenriver.html\">Green River<\/a><\/strong> (attivi in WA dal 1983 al 1988: vedi &#8220;Come On Down&#8221;, 1985).Nel 1988 il bassista dei Melvins Matt Lukin, il cantante Mark Arm e la seconda chitarra Steve Turner dei <a href=\"\/Greenriver.html\">Green River<\/a> formano a Seattle i <strong>Mudhoney<\/strong>, primo gruppo grunge della storia (il termine &#8220;grunge&#8221;, da &#8220;grungy&#8221;: sgangherato, cadente, in sfacelo; fu, come al solito, affibbiato da un giornalista che recensiva le prime prove del gruppo in questione; complemento migliore non poteva essergli rivolto) che sublima incarnandola in tutto e per tutto la definizione delle stile in questione su approntata (vedi il capolavoro &#8220;Superfuzz Bigmuff Plus Early Singles&#8221;, edito nel 1990 ma contenente materiale pi&ugrave; che altro del 1988). I Mudhoney provenivano dai bassifondi e conoscevano a fondo la media-borghesia che contestavano pi&ugrave; che socialmente esistenzialmente, pi&ugrave; bizzosamente che propositivamente, pi&ugrave; a parole che a fatti, pi&ugrave; per disperazione che seriet&agrave; o volont&agrave;: di sicuro con la grande forza della seriet&agrave;. Altri saranno i gruppi grunge costruiti a tavolino, soprattutto al di fuori dell&#8217;America, qui, per ora (e siamo a fine 80), si assiste a una profusione sorprendente quanto spontanea e naturalmente emergente dopo anni d&#8217;incapacit&agrave;-impossibilit&agrave; espressiva dati da una parte dalla difficolt&agrave; intellettuale del noise, dall&#8217;altra dall&#8217;inconsistenza di certo pop sintetico, dall&#8217;altra ancora dalla troppa consistenza dell&#8217;heavy metal, una profusione &#8211; si diceva &#8211; di una miriade di gruppi di giovanissimi pronti, come non accadeva dai tempi del rock n&#8217; roll o del punk\/hardcore, a dare tutta la propria anima per tentare di rendere a un pubblico coetaneo il loro sentimento vitale di un attimo. Nonostante tutto, il grunge porta sole, cos&igrave; come nonostante tutto, pianga o rida, un bambino porta sempre sole: e nella sua bocca la parola morte diventa cos&igrave; amica e diafana da perdere ogni connotato pauroso o fisico per perdersi a sua volta nella contemplazione ammirata di giovani vite dedite a passare e passare come ribelli destinati alla compassione solidale e all&#8217;unica arte loro possibile: il rock. Questo non altro, nei brani dei Mudhoney, raggianti anche nella tenebra perch&eacute; appunto &#8220;giovani&#8221;, spregiudicati in una violenza anche nell&#8217;acustico ma costitutivamente candida e a cui sembra poter e dover perdonare tutto, nel loro distruggere strumenti, nei loro vestiti strappati e capelli lunghi trascurati (per inciso il boom dei capelli lunghi e dei jeans strappati di inizio anni 90 si deve, indipendentemente dalla lunghezza dei capelli e dal fatto che sopra i jeans vi siano giubbotti di pelle o meno con borchie o meno, all&#8217;heavy metal e al grunge, quest&#8217;ultimo solo profeta nelle frange pop). Con i Mudhoney fa la comparsa in grande stile l&#8217;etichetta indipendente nel bene e nel male madrina del grunge di Seattle, la Sub Pop (gi&agrave; con i <a href=\"\/Greenriver.html\">Green River<\/a>); nonch&eacute; il produttore Jack Endino, alcova del grunge con i suoi Reciprocal Recording Studios di Seattle e intermediario d&#8217;obbligo tra band e Sub Pop. Il grunge non era ancora partito con i Mudhoney, che subito dovette rivedere e decidere se ampliare o delimitare la propria definizione e natura. Se infatti i Mudhoney erano dei <a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a> per minorenni, i concittadini <strong><a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a><\/strong> (vedi il granito di &#8220;Badmotorfinger&#8221;, 1991) si proposero, nel medesimo contesto del grunge nascente, come gli eredi pi&ugrave; autorevoli dell&#8217;hard-rock classico in un salto temporale che nella sua profondit&agrave; si rifaceva direttamente agli anni 70 (le chitarre dei <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a> sono nero-peso <a href=\"\/Blacksabbath.html\">Black Sabbath<\/a>; le voci quando retoriche, ridondanti e tecniche <strong><a href=\"\/Zeppelin.html\">Led Zeppelin<\/a><\/strong>), pur attualizzati tramite la durezza e pienezza metal di inizio 80. In una parola, i <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a> saltavano i <a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a> e con essi tutto quell&#8217;underground &#8220;adolescenziale&#8221; protagonista del grunge. I <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a> non volevano &#8220;decostruire&#8221; niente (in questo senso sono agli antipodi di tutti quei gruppi sperimentali americani summenzionati e detti &#8220;alternativi&#8221;): proporre anzi granitiche e autosussistenti canzoni a se bastanti e a se piacenti (salvo poi mezzo per esprimere messaggi nichilistico-sovversivi). I <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a> (riff di chitarra, tonalit&agrave; di voci, tempi di batteria) devono tuttavia essere considerati pienamente grunge: anzi, per un discorso di decibel, possono essere considerati, facendo parte di quel grunge pi&ugrave; vicino all&#8217;heavy meatal e all&#8217;hardrock anzich&eacute; (quando non in questi incluso) al punk in senso lato, i primi discepoli degli heavy-metal Melvins. I <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a> si prendevano sul serio ed erano epici quando non magniloquenti; richiedevano un seguito &#8220;adulto&#8221; e &#8220;vissuto&#8221;, pi&ugrave; &#8220;trapassato&#8221; (da alcunch&eacute;) che &#8220;sognante&#8221; (alcunch&eacute;); pi&ugrave; sopravvissuti che sopravviventi e non in grado di approdare al primo stadio. Erano tecnicamente preparatissimi e di questo compiaciuti. Lavoravano la musica pi&ugrave; che viverla in sbarazzino. Reclamavano la storia dei popoli pi&ugrave; che le storie individuali da collegiali disadattati. Legati non solo per amicizia ma anche per la dimensione pi&ugrave; cantautorale ai <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a>, gli <strong><a href=\"\/Lanegan.html\">Screaming Trees<\/a><\/strong> (vedi &#8220;Uncle Anesthesia&#8221;, 1991, prodotto da <a href=\"\/Soundgarden.html\">Chris Cornell<\/a>: per la serie &#8220;la grande famiglia grunge&#8221;) di <strong><a href=\"\/Lanegan.html\">Mark Lanegan<\/a><\/strong> proponevano in sostanza un power-pop (molto influenzato dal rock classico anni 70 di <a href=\"\/Young.html\">Young<\/a> e <strong><a href=\"\/Springsteen.html\">Springsteen<\/a><\/strong>, ma anche da certe retoricit&agrave; e fisime <a href=\"\/Dylan.html\">dylaniane<\/a>), come un grunge &#8220;coi-fermi&#8221;, fatalmente &#8220;depotenziato&#8221; e fossilizzato nell&#8217;ovattata dimensione prealbare o pomeridiana di confetture country e vezzeggiamenti infantili pi&ugrave; o meno trascendenti. &Egrave; quindi l&#8217;ora dei <strong><a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a><\/strong>. I <a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a> (1987-1994, Aberdeen-Seattle, WA) sono il grunge in tutte le sue forme e quanto detto a proposito di questa musica si deve solo a partire da codificazioni seguite all&#8217;interpretazione della musica dei <a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a>. Oggettivamente: presero il feto grunge e lo fecero diffondere in tutto il mondo, facendolo diventare uno dei fenomeni almeno musicalmente pi&ugrave; considerevoli di sempre e arricchendo cos&igrave; le tasche non solo proprie ma anche dei loro involontari ispiratori altrimenti sconosciuti, nonch&eacute; quelle dei tanti imitatori pronti a gettarsi sulla prima moda. I <a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a> erano <strong><a href=\"\/Nirvana.html\">Kurt Cobain<\/a><\/strong> (1967-1994) e questi l&#8217;ultimo martire del rock se non quello, data la risonanza della sua figura e i modi della propria vita ma soprattutto il suo posto storico di &#8220;ultimo&#8221;, per eccellenza. Un altro gruppo, anche questo verso i confini americani pi&ugrave; nordici e guardanti al Canada, ma dall&#8217;altra sponda, rispetto alla Pacifica di Seattle, i <strong><a href=\"\/Pixies.html\">Pixies<\/a><\/strong> (1986-1992: vedi il capolavoro &#8220;Doolittle&#8221;, 1989) di Boston (MA) stava operando un garage-indie mai sentito prima e per l&#8217;unicit&agrave; e qualit&agrave; irripetibile e insfruttabile a fini di plagio. Non sfruttabile se non da chi avesse saputo coglierne il messaggio (naif, delicato, inafferrabile, lieve e pur arrembante, dall&#8217;accelerazione improvvisa e devastante, estremo sia nel piano che nel forte, sempre iperveloce, da urla candidamente viscerali) e quindi traslitterarlo nel proprio vocabolario. Anche questo fece <a href=\"\/Nirvana.html\">Cobain<\/a>, oltre a seguitare nei suoi studi su Melvins, <a href=\"\/pietremiliari\/psychic.html\">Butthole Surfers<\/a>, <a href=\"\/Sonicyouth.html\">Sonic Youth<\/a>, <a href=\"\/Huskerdu.html\">Husker Du<\/a>, <a href=\"\/Sex.html\">Sex Pistols<\/a>, <a href=\"\/Young.html\">Neil Young<\/a>, <a href=\"\/Pop.html\">Stooges<\/a>, ma anche hard-rock classic (dai <a href=\"\/Blacksabbath.html\">Black Sabbath<\/a> ai Kiss) o il <strong><a href=\"\/Bowie.html\">David Bowie<\/a><\/strong> pi&ugrave; power-pop, prima di giungere al suo capolavoro assoluto. Nel 1989 esce questo e si chiama &#8220;Bleach&#8221;. &Egrave; possibile dire che non si era mai sentito niente del genere prima: opera di sintesi tuttavia, non opera nuova, summa essenziale e derivata dalla personalit&agrave; pi&ugrave; sensibile e comunicativa di quel manipolo di giovanissimi (<a href=\"\/Nirvana.html\">Cobain<\/a> ha appena 22 anni e parla inevitabilmente di &#8220;vissuto&#8221;) esperti nell&#8217;esperire e avvertire i pi&ugrave; lievi afflati di quel contesto, loro contesto, di irripetibile e irrimediabile fugacit&agrave; e per questo valevole un pensiero od un sospiro. Come una sostanza impalpabile, dal centro americano, quegli afflati (l&#8217;effetto classe scolastica\/ prima delusione amorosa nel pianoro del pur solare, e in quanto tale, maledettismo post-moderno fatto di nicotina e rock e pomeriggi di speranza per le sere ed eccitazioni pi&ugrave; o meno collettive) si diffondevano diminuendo tuttavia progressivamente la loro intensit&agrave; allontanandosi, ai giovani adolescenti di tutto il mondo (anche se non di tutti i tempi: qui la cosa &egrave; e deve essere per avere il suo valore strettamente contestualizzata in un giro di dieci anni massimo: 1985-1995). &#8220;Bleach&#8221; &egrave; un album di garage-rock spintissimo; massimo nel genere, e, data la qualit&agrave; senza inflazione delle canzoni, massimo del rock tutto. Il suo ideale punto di riferimento &egrave; il &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/funhouse.html\">Fun House<\/a>&#8221; degli <a href=\"\/Pop.html\">Stooges<\/a> di 20 anni prima: altro unicum, per valore e importanza, nella storia del rock. Come &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/funhouse.html\">Fun House<\/a>&#8220;, parla un linguaggio essenziale, micidiale e pur, o proprio per questo, sublime, sublime in quanto trascendente oltre la contingenza del particolare e toccante tutte le corde di ci&ograve; che di essenziale e fondante si trova al mondo. Mondo a-temporalmente inteso, dato che abbiamo a che fare con un&#8217;opera generata e riferentesi esclusivamente dalla e alla contemporaneit&agrave;. Gli espedienti tecnici possono essere talora punk talora hardcore talora metal talora (in un caso) addirittura folk: <a href=\"\/Blackflag.html\">Black Flag<\/a>, <a href=\"\/Blacksabbath.html\">Black Sabbath<\/a>, <a href=\"\/Sex.html\">Sex Pistols<\/a>, <a href=\"\/Young.html\">Neil Young<\/a>. Tuttavia l&#8217;atmosfera predominante e conciliante nel suo conferire coerenza al tutto &egrave; proprio quella &#8220;garage&#8221;: minimalista, diretta, devastante, perch&eacute; questo &egrave; il suo messaggio, irredenta, in un parola: dettata dalla vita e non dall&#8217;arte, qui, veramente, mero mezzo quando non antagonista da scoraggiare nelle sue pretese di accademicit&agrave;. I dodici brani, rigorosamente autonomi e a s&eacute; stanti, nel flusso dei 42 minuti scorrono in una democrazia dei valori che sembra renderli indistinguibili. Per calibrata economia interna di ognuno e di ognuno in rapporto all&#8217;altro, per dominio di colore (nero: vedi anni 80) che sembra avere un horror delle altre tonalit&agrave;, per cio&egrave; qualit&agrave; estese a tappeto compattamente, risulta impossibile far emergere la bont&agrave; di un brano su quella degli altri. E questo accade o per i dischi eccelsi o per quelli spazzatura. &#8220;Bleach&#8221; &egrave; la sintesi perfetta di Melvins (noise-metal) e Mudhoney (grunge con picchi melodici); &egrave; con tutto il suo &#8220;garage&#8221; l&#8217;album grunge pi&ugrave; importante. Il grunge tutto e Cobain in particolare, predica un &#8220;surrealismo storicizzato&#8221;: l&#8217;oltre-fisico &egrave; possibile solo a partire da un certo contesto preciso e irriproducibile; la fuga solo dalla prigione; la follia dalla sanit&agrave;. I contrari, poi, permeano un unicum fatto non di contraddizione, ma di sopportazione e infine di trascendenza (pi&ugrave; o meno gratuito). Musica d&#8217;evasione il grunge, pi&ugrave; di ogni altra: e non di sconvolgimento o riflessione. Tuttavia, o proprio per questo, sar&agrave; destinata come poche altre ad avere un impatto sociale (e nelle frange adolescenziali in primis: nel futuro quindi) immane. &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/nevermind.html\">Nevermind<\/a>&#8221; (1991) fin dal titolo (&#8220;non importa&#8221;: svalutazione di tutti i valori) &egrave; la Bibbia del grunge tutto, o meglio:0 potremmo dire che se &#8220;Bleach&#8221; &egrave; il Vecchio Testamento del grunge (riservato numericamente allo studio di pochi e dei pi&ugrave; conservatori; insomma qui il popolo ebraico &egrave; rappresentato dalle fronde pi&ugrave; hard e heavy, pi&ugrave; underground, del grunge, pi&ugrave; Melvins), &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/nevermind.html\">Nevermind<\/a>&#8221; sono i vangeli per la larga diffusione e predicazione universale. Nel mezzo potremmo mettere anche <a href=\"\/Nirvana.html\">Cobain<\/a> come Cristo, che tra l&#8217;altro se l&#8217;&egrave; pi&ugrave; o meno cercata, e dividere i primi seguaci del grunge (quelli, pi&ugrave; che altro di Seattle, che vedevano i <a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a> ancora come un complesso, e underground-garage, autore di &#8220;Bleach&#8221;) dai secondi (il resto del mondo) larga parte dei quali si interessava soprattutto ai ritornelli melodici che in &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/nevermind.html\">Nevermind<\/a>&#8221; abbondano, pur accompagnati da testi infinitamente nichilisti e scorati (la voce di <a href=\"\/Nirvana.html\">Cobain<\/a> soprattutto, tra il fragile e lo sgolato, Francis Black in altri toni, e riconoscibile tra mille, &egrave; tale) e da assalti al fulmicotone. La differenza principale tra il primo e il secondo album dei <a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a> la esemplificano le copertine: una nera, l&#8217;altra azzurra; una imperniata nel male disperato, l&#8217;altra che ci riflette sopra; una interna, l&#8217;altra esterna; una strettamente autobiografica e per primo per chi l&#8217;ha fatta, l&#8217;altra &#8220;generosa&#8221; nel comunicare a tutti dove trovare i momenti di superiorit&agrave; e d&#8217;evasione pur all&#8217;interno di situazioni catastrofiche (la vita). La dimensione suicida non viene tuttavia mai meno: se nel primo album si compie l&#8217;atto nel catrame, nel secondo tra le nuvole dell&#8217;azzurro; come dire che &egrave; tolta anche la speranza di un qualcosa differente dall&#8217;inferno. <a href=\"\/Nirvana.html\">Nirvana<\/a> sembra fatto da uno che &egrave; gi&agrave; morto e come angelo custode si presenta ai giovani e sensibili perdenti di tutto il mondo per svagarli, caricarli, asciugare loro le lacrime; o ai soddisfatti e appagati, impiegati per gettarli il pungolo della maledizione e farli tremare di comprensioni socialmente peccaminose. L&#8217;influsso (sia ben chiaro: se il riferimento di &#8220;Bleach&#8221; &egrave; &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/funhouse.html\">Fun House<\/a>&#8221; quello di &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/nevermind.html\">Nevermind<\/a>&#8221; &egrave; &#8220;Nevermind the Bollocks&#8221;) dell&#8217;hardcore melodico e collegiale degli <a href=\"\/Huskerdu.html\">Husker Du<\/a> (vedi l&#8217;assoluto &#8220;Zen Arcade&#8221;, 1984) e del power-pop dei Cheap Trick si fa pi&ugrave; presente, mentre il <a href=\"\/Blacksabbath.html\">Sabbath<\/a> e il <a href=\"\/Deeppurple.html\">Purple<\/a> di &#8220;Bleach&#8221; retrocede alle barbe delle composizioni sul versante hard-rock pi&ugrave; Kiss e <a href=\"\/Young.html\">Neil Young<\/a> (gi&agrave; saltuariamente e a vario scopo presente in &#8220;Bleach&#8221;). Il chitarrismo ritmico, spreciso e a &#8220;wall of sound&#8221; di <a href=\"\/Nirvana.html\">Cobain<\/a> &egrave; quello che traghetter&agrave; il noise negli anni 90: un noise in chiaro e scuro ma sempre limpido, fresco, epidermico, fatatamente giovane (vedi la raccolta di inediti &#8220;Incesticide&#8221;, 1992). I <strong><a href=\"\/Greenriver.html\">Green River<\/a><\/strong> erano stati fondati dal chitarrista Stone Gossard e dal bassista Jeff Ament. Dopo la dipartita di Mark Arm, continuarono il discorso con il progetto Mother Love Bone (1988-1990: vedi &#8220;Aplle&#8221;, 1990). Venuto meno (prima vittima-grunge: overdose di eroina) il cantante del gruppo, Andrew Wood, i due si lanciarono in un patetico e orrendo album-memoria assieme al cantante e al batterista dei <a href=\"\/Soundgarden.html\">Soundgarden<\/a>: Chris Cornell e Matt Cameron. Per l&#8217;occasione, il quartetto si chiam&ograve; Temple Of The Dog. Integerrimi e instancabili, Gossard e Ament reclutano per i loro nuovi <strong><a href=\"\/Pearljam.html\">Pearl Jam<\/a><\/strong> un benzinaio-surfista originario di San Diego dalla voce in grado di non invidiare nessuno: tecnicamente impressionate ed evocativa, oltre che roca e limpida assieme (tra <a href=\"\/Buckley.html\">Buckley<\/a>, <a href=\"\/Thomas.html\">Thomas<\/a> e <a href=\"\/Doors.html\">Morrison<\/a>): <strong><a href=\"\/Pearljam.html\">Eddie Vedder<\/a><\/strong> far&agrave; del calore delle sue corde una spalla da offrire come consolazione\/ beneficenza a chiunque ne abbia bisogno. I <a href=\"\/Pearljam.html\">Pearl Jam<\/a> si riveleranno progressivamente come i pi&ugrave; legati all&#8217;hard-rock classico americano anni 70 (gli <a href=\"\/Springsteen.html\">Springsteen<\/a> e <a href=\"\/Young.html\">Young<\/a> elettrici, soprattutto) sfornando una serie di classici pi&ugrave; o meno retr&ograve;. I <a href=\"\/Pearljam.html\">Pearl Jam<\/a> non servono a niente (per l&#8217;evoluzione del rock), ma sono rimasti gli unici, negli anni 90, in grado di scrivere canzoni (al massimo e inevitabilmente per&ograve; vino nuovo in botti vecchie e vecchissime) con un&#8217;infaticabile continuit&agrave;, una canzone hard-rock melodica dietro l&#8217;altra. &Egrave;, la loro, la qualit&agrave; della quantit&agrave;: sono una fede; ma suonano (&egrave; proprio il caso di dirlo) come il soccorso di Pisa o il dopo-i-fuochi: obsoleti, per ostinazione e petulanza talora maleodoranti. I <a href=\"\/Pearljam.html\">Pearl Jam<\/a>: testi banalmente di rivalsa e di buoni sentimenti, riff atavici, ritmi fritti e rifritti. Tuttavia, ripeto, l&#8217;hard-rock &egrave; quello: e i <a href=\"\/Pearljam.html\">Pearl Jam<\/a> sono rimasti gli unici a saperlo fare. Oggigiorno vi sono alcuni che continuano a fare il ciabattino: sanno farlo, ma a chi interessa pi&ugrave;? In ogni caso: 1) un elenco di almeno 15 brani degni di nota e trascinanti; 2) un album (&#8220;Vs&#8221;, 1992) estremamente devastante e senza compromessi: primitivo, totale, animalesco, panico, crudo; sono meriti incontestabili dei <a href=\"\/Pearljam.html\">Pearl Jam<\/a> (tra l&#8217;altro, prima dell&#8217;attuale senilit&agrave;, intrattenitori formidabili dal vivo).A continuare sulla linea devastante-inascoltabile-perforante dei Melvins ci pensarono (sia pur deviati da un sentimento molto melodico) gli <strong>Alice In Chains<\/strong> (vedi il letterale &#8220;Alice In Chains&#8221;, 1995: dove Alice &egrave; pi&ugrave; una pornostar che una bambina): pesanti, metallici, brutalmente lenti, percussivi. La loro &egrave; la nenia del disfacimento in liquefazione. I pi&ugrave; a vario titolo pervertiti e politicamente scorretti di tutto il grunge che, in mezzo a tanti maledetti verso se stessi ma pieni di carit&agrave; e compassione verso il prossimo, suonano come una stonatura indigeribile del genere. Melodici s&igrave;, ma solo per offendere di pi&ugrave;: come i proventi delle vendite fossero usati per sbeffeggiare l&#8217;acquirente credulone. L&#8217;album &#8220;Alice In Chains&#8221; del 1995 &egrave; stato clamorosamente ignorato dalla critica. Si tratta di un capolavoro post-rock (che riflette cio&egrave;, alienato tecnicamente e concettualmente, sul rock passato senza prospettiva per il futuro): l&#8217;industrial-metal tra &#8220;Prong Pantera&#8221; del precedente lavoro (1992) viene dilatato in un soffuso che perde in violenza quanto acquista in umore cupo, allucinato, oltremondano, drogato, afflitto, defunto; come se si contemplasse con distacco il proprio cadavere. La resa di questa sulfurea, post-moderna, drogata, inquietante, di un certo qual fantasy-cowboy Alice si deve soprattutto a Layne Staley che reinveste lo strumento voce, approntando una rivoluzione sfinente. Il cantato &egrave; nenioso e corale, impassibile e apatico come non mai, dilatato: sembrano i cori <a href=\"\/Beatles.html\">Beatles<\/a> messi al ralenty e imbalsamati dal maestro dell&#8217;alienazione <a href=\"\/Joydivision.html\">Ian Curtis<\/a>. Ne risulta una costipante veglia onirica e oscuramente visionaria, con una radicalit&agrave; e totalit&agrave; che richiamano quella del doom onnipresente sabbathiano. Ecco una tragedia (in senso teatrale) orgiastica, mannara, con il demone dell&#8217;infanzia, trasposizione hard del blues acido e noise di <a href=\"\/Cave.html\">Nick Cave<\/a>, del quale si riprende per&ograve; solo la componente passiva (il fuori dal mondo) e non quella attiva (la compassione). In questo album non ci sono anime, ma cose: cose fluttuanti in uno spazio fantasmagorico cabalisticamente segnato da simboli insignificanti.<\/p>\n<p>A inizio 90 la macchia d&#8217;olio del grunge si espande prima in tutta l&#8217;America quindi in tutto il mondo: Stone Temple Pilots, <strong><a href=\"\/Smashing.html\">Smashing Pumpkins<\/a><\/strong> (&#8220;Mellon Collie and the Infinite Sadness&#8221; del 1995, con il brano &#8220;Bullet With Butterfly Wings&#8221;, massimo esempio di grunge americano fuori Seattle), Silverchair, Bush, Mad Season, Creed, Blind Melon, Stiltskin sono solo alcuni dei nomi.<\/p>\n<p>La cosa artisticamente pi&ugrave; interessante che ha a che fare col grunge, e che pu&ograve; in parte essere considerata come grunge al femminile, &egrave; il movimento delle &#8220;riot grrrl&#8221;. Qui le cose si fanno complesse; le spiego cos&igrave;: 1) il termine riot grrrl nacque per disegnare i sommovimenti appunto di neo-femministe (giovanissime) ad inizio 90; 2) queste erano per&ograve; femministe sui generis, ben lontane dalle &#8220;suffragette&#8221;, predicavano in sostanza la gestione della famiglia come una band punk: in realt&agrave; volevano dire che era necessaria la furia punk per sovvertire i binari di soprusi, noia, ingiustizia, squallore, tradimenti, qualificanti la vita domestica; 3) avessero potuto, non so se avrebbero voluto la famiglia tutta casa e chiesa, per&ograve; questa per contrasto richiedevano, dato che l&#8217;ordine delle cose era l&#8217;opposto: ma forse lo spirito di contraddizione prevaleva sul resto; 4) in ogni caso il punk alle riot grrrl fu dato, ovviamente da altre riot: e il punk d&#8217;allora era grunge; 5) tuttavia tecnicamente e anche concettualmente (stupri, abusi domestici, lesbismo) tutto era partito a inizio anni 80 quando le <strong>Frightwig<\/strong> di San Francisco (vedi &#8220;Cat Farm Faboo&#8221;, 1984) ebbero una grande idea: fare garage-punk al femminile di protesta anti-maschile, solo che non riuscirono a trovare i mezzi per attuarla, ogni loro riff, cadenza o ritmo, come anche tema trattato, sar&agrave; ripreso successivamente, ma amplificato, allargato, reso espressionistico; le Frightwig suonavano nell&#8217;effetto come <strong><a href=\"\/Siouxsie.html\">Siouxsie and the Banshees<\/a><\/strong> con in pi&ugrave; una voce tra le prime sistematicamente urlatrici della storia del rock tutto: Cecilia Lynch, che da sola teneva banco; 6) nel 1982 Wendy Williams dei Plasmatics aveva interpretato in modo assoluto il garage-metal &#8220;Stop&#8221;: ferocia e riff assoluti per il brano pi&ugrave; influente su tutto il movimento riot e non solo; 7) dal 1985 a Los Angeles ci pensarono le L7 a fare quello che le Frightwig non erano state in grado di fare: un album dietro l&#8217;altro con una violenza dietro l&#8217;altra; inventarono il grunge, chiamato per l&#8217;occasione fox-core, parallelamente ai maschietti ma poterono pubblicare la loro invenzione soltanto col successo di questi (vedi &#8220;L7&#8221; e &#8220;Smell The Magic&#8221;: 1990, 1991); 8) sempre su quella costiera, da San Francisco, proposero un fox-core tribale, edipico ed estremo fin dal 1987 le <strong><a href=\"\/Babesintoyland.html\">Babes In Toyland<\/a><\/strong> (vedi il capolavoro &#8220;Fontanelle&#8221;, 1992): il nichilismo da storico diventa cosmico, l&#8217;urlo di Bjelland &egrave; brado, quindi eccelso e totale; 9) il fox-core che gi&agrave; faceva scuola e gruppo o confraternita a s&eacute;, trapassa nel riot e quindi nel grunge con le <strong><a href=\"\/Hole.html\">Hole<\/a><\/strong> (vedi &#8220;Live Through This&#8221;, 1994) di <strong><a href=\"\/Hole.html\">Courtney Love<\/a><\/strong>. L&#8217;ultimo album grunge ideologicamente e contenutisticamente propositivo e innovativo &egrave; targato 1991 (&#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/nevermind.html\">Nevermind<\/a>&#8221; &egrave; la traduzione, come temine, filosofica di &#8220;grunge&#8221;). Da allora, niente pi&ugrave; di nuovo sotto il sole, per quanto riguarda il panorama rock: tutto quello che di &#8220;nuovo&#8221;, interessante, stimolante e significativo &egrave; stato fatto con chitarra-basso-batteria non a caso &egrave; stato chiamato &#8220;post-rock&#8221;. Il grunge, in talune sue brezze apparso cos&igrave; fresco e nonostante tutto spensierato, semplice, diretto: il grunge, il bambino, ha storicamente costituito le campane che suonano a morto per il rock. Prima di interrogarsi sul valore della vita e sul fatto che simbolo di morte sia un vecchio piuttosto che un neonato, si guardi la copertina di &#8220;<a href=\"\/pietremiliari\/nevermind.html\">Nevermind<\/a>&#8220;. Alla risposta si apponga il significato di quest&#8217;ultimo titolo o parola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Definizione e inquadramento storico, sociale e stilistico del termine &#8220;grunge&#8221; Il &#8220;grunge&#8221; &egrave; una manifestazione culturale specifica del genere musicale rock propria della seconda met&agrave; degli anni 80 e della prima met&agrave; dei 90. Dallo stato di Washington, che &egrave; come dire da Seattle (che mai aveva avuto tanta celebrit&agrave;), la &#8220;moda&#8221; si irradi&ograve; in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":305,"featured_media":56130,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,5],"tags":[],"class_list":["post-52467","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-speciali","category-storia-del-rock"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52467","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/users\/305"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=52467"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52467\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56129,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52467\/revisions\/56129"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/media\/56130"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=52467"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=52467"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/wave.digitrend.it\/ondarock\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=52467"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}